Biologia: gli anelli mancanti

genetica

E’ la prima volta che mi capita di parlare di biologia perché non sono preparato in materia, ma un articolo su “le Scienze” ha stravolto quelle che erano le mie convinzioni e forse anche le vostre.
Di cosa parlo? Mutazione dei geni dell’essere umano.

E’ dato per provato che il genere umano sia la evoluzione dei primati. Nel caso degli scimpanzé e gli esseri umani la parentela tra le due specie è confermata dai genomi che sono identici al 99%.
Una progressiva evoluzione ci ha portati man mano ad una posizione eretta ed infine intelligente, quello che siamo oggi. Questa idea ci fa pensare che altri geni si siano aggiunti nel nostro DNA e che ci hanno resi quello che siamo oggi se solo pensate alla trasformazione che hanno dovuto subire i piedi, gli arti superiori, la eliminazione dei peli, e soprattutto l’evoluzione del cranio se pensiamo che il cervello umano è molto più grande di quello dello scimpanzé (1400 centimetri cubi contro i 400) ragione per cui siamo quello che siamo oggi.
Insomma qualcosa deve essere successo al nostro DNA se ci siamo trasformati in esseri intelligenti. E non è stato solo il tempo e le condizioni ambientali.
Qual è stata la causa prima?

Ciò che ci rende differenti da uno scimpanzé non deriva dall’aggiunta di geni al nostro DNA, come si potrebbe pensare, bensì da perdite: ovvero dalla scomparsa di segmenti di DNA.
Se avete qualche dubbio, come l’ho avuto io, allora seguitemi che l’argomento è interessante.

Diversi laboratori di ricerca si sono dedicati alla ricerca di una qualche parte di questo DNA perduto nel tempo confrontando il genoma umano con quello di altri mammiferi e di antichi esseri umani: il Neanderthal e i nostri cugini meno conosciuti, i denisovani.
Si è scoperto che durante gli 8 milioni di anni circa trascorsi dalla separazione tra la nostra linea di discendenza e quella e quella degli scimpanzé i genomi dei nostri antenati si sono spogliati di “interruttori” che attivano geni fondamentali durante lo sviluppo. Poiché anche i Neanderthal ne erano sprovvisti è evidente che la scomparsa è avvenuta presto nel nostro percorso evolutivo.

La perdita di queste sequenze di DNA sembra collegata a tratti tipicamente umani: il cervello di più grandi dimensioni, andatura bipede e l’accoppiamento sessuale.
Anche se più o meno in tutte le cellule somatiche umane sono presenti gli stessi 20.000 geni (circa), non tutti sono attivati ovunque e nello stesso momento. Solo alcuni geni servono, per esempio, per costruire un cervello, le ossa, o i capelli.

Le ricerche hanno identificato più di 500 segmenti di DNA che non si sono conservati nel genoma umano ma si trovano ancora negli scimpanzé e in altri mammiferi.
In pratica tratti di DNA erano presenti negli scimpanzé mentre altri erano assenti nel genoma umano, cioè persi dopo la separazione tra la nostra linea evolutiva e quella degli scimpanzé. Ne sono stati rintracciati più di 500.

All’origine di tutto questo ci sono degli interruttori capaci di alterare lo sviluppo nei mammiferi. Tratti di segmenti di DNA che contengono interruttori di “accensione”.
Trovare gli interruttori mancanti non è stato facile, perché i genomi sono immensi. Il nostro contiene 3,2 miliardi di basi, circa 100 milioni delle quali lo differenziano da quello degli altri primati.

Tre segmenti in particolare sembrano essere interruttori genetici. La perdita di due di questi interruttori ha permesso la crescita del cervello e l’evoluzione dei legami di coppia negli esseri umani.

Di questo ne parlo nel prossimo post. Se vi intriga. Altrimenti fa lo stesso.

(fonte: Le Scienze n.587)

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11 risposte a Biologia: gli anelli mancanti

  1. Andrea ha detto:

    Caro Silvano , se l’argomento le interessa, mi permetto di suggerirle un classico della Biologia che tratta argomentazioni simili in modo più approfondito: “Il caso e la necessità “del premio Nobel Jacques Monod .

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  2. gabriarte ha detto:

    ho letto e la cosa mi spaventa anche se sicuramente servirà a combattere molte malattie ereditarie l’uomo secondo me deve fare i conti con altri uomini che non la pensano nello stesso modo e hanno interessi diversi e ,un bene per l’umanità,potrebbe diventare un male. l’argomento è molto interessante ti seguirò attentamente grazie ciao buona serata una carezza al mio amico

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    • bruce ha detto:

      Ciao Gabri, in realtà non si parla di ingegneria genetica, ma di un processo naturale che è stata la scintilla che di fatto ha separato i destini evolutivi del genere umano dalla scimmia.
      In pratica saremmo rimasti per sempre scimpanzé se alcuni tratti del DNA presenti nelle scimmie per motivi ancora tutti da scoprire non sarebbero scomparsi.
      La ricerca di per sé è estremamente interessante non solo per gli sviluppi in conseguenza di questi tratti mancanti che ha generato quello che siamo oggi, ma anche perché stabilisce che alcuni geni presenti nei primati non erano presenti già nell’uomo di Neanderthal. Questo significa che la separazione tra scimmie e uomo è avvenuta molto, ma molto prima di quanto pensiamo.

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  3. Monique ha detto:

    Da biologa confermo i meccanismi descritti, soprattutto riguardo la perdita di porzioni di DNA, aggiungo però un interessante particolare: in realtà noi e le scimmie siamo semplicemente lontani cugini, abbiamo in comune un progenitore molto antico, ma noi non siamo “l’evoluzione delle scimmie” 😉 Aggiungo un interessante suggerimento di lettura: “L’invenzione delle razze” di G. Barbujani

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    • bruce ha detto:

      Grazie anche a te Monique per il suggerimento della lettura. E’ un argomento nuovo per me ed estremamente interessante da approfondire.
      Che l’uomo non è l’evoluzione delle scimmie lo sostiene anche l’articolo che ho sottomano, ma sembra che non bisogna dirlo, i baroni della scienza verrebbero smentiti e bisogna riscrivere i libri di scuola.

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  4. Renzo Dal Grande ha detto:

    Caro Bruce , molto interessante. Aspetto di sapere quali sconvolgimenti generera’ il terzo interruttore.

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  5. gabriarte ha detto:

    a proposito di Scimmie .In Cina si sono accorti che le scimmie imparano a giocare a Morra e capiscono chi vince ciao bruce buon ferragosto

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    • MARGHIAN ha detto:

      Un gorilla femmina, in uno zoo, disse a gesti di volere un figlio. Chiaramente l’intelligenza dei primati, e’ alla base di quella umana, costruitasi sulla base dell’intelligenza delle scimmie, nostre progenitrici. Ciao.

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  6. MARGHIAN ha detto:

    Affascinante. La cosa mi ha entusiasmato, ma non mi stupisce piu’ di tanto. Grossolanamente avevo immaginato qualcosa di simile, sequenze genetiche “non piu’ utili” soppresse. Ad esempio- pensavo io…- eliminati geni che servivano per un olfatto piu’ sensibile, che non serve all’uomo; o geni per la visione notturna, o per la peluria. “Evoluzione anche con la perdita o soppressione di geni”. Perche’ no? Anche sul ‘1 per cento di differenza genetica fra la scimmia e l’uomo avevo fatto qualche piccola riflessione, che quell “1 per cento riguarda soprattutto geni per lo sviluppo del cervello- la vera differenza, poi, con gli altri primati-. Ho petto, poi, che le cose forse stanno cosi’.. Ciao.

    Marghian

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