Mimosa pudica

mimosa-memoria01 Questa che vedete è la reazione della mimosa pudica ad uno stimolo esterno.
Sorpresi?

Credo proprio di sì. Perché molti pensano ancora al mondo vegetale come esseri inferiori al mondo animale. Esseri insensibili, privi di ragione e memoria.

Ho scritto molto sull’argomento, ma voglio aggiungere un altro tassello alla straordinaria capacità delle piante.
Non hanno un sistema nervoso, né cuore, né orecchie, né la parola ma si comportano esattamente come il mondo animale.

La Dr. Monica Gagliano, ricercatrice del Consiglio Australiano di Ricerca e membro del Centro per la Biologia Evoluzionistica della Univerisity of Western Australian, ha pubblicato uno studio in cui tratta di una particolare pianta che mostra comportamenti che implicano capacità di comprendere una situazione e memorizzarne l’esito anche dopo tanto tempo.

L’articolo, pubblicato insieme a Michael Renton, Martial Depczynski ed il Professor Stefano Mancuso, dell’Università di Firenze, è intitolato “Experience teaches plants to learn faster and forget slower in environments where it matters.”
Ma vediamo di cosa si tratta

La pianta in causa si chiama Mimosa Pudica ed è particolare perché ha un meccanismo di riflesso che fa si che le sue foglie si chiudano quando vengono toccate, per meglio proteggersi da predatori. La Dr. Gagliano ed i suoi colleghi hanno mostrato che è in grado di gestire comportamenti complessi come imparare e ricordare, senza alcun cervello (come invece succede per gli animali). Per farlo hanno usato un esperimento solitamente applicato agli animali per testare la loro capacità di imparare dalla propria risposta comportamentale.

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La Dr. Gagliano ed i suoi colleghi hanno messo alla prova la memoria a corto e lungo termine della Mimosa sia sotto un ambiente con tanta luce che sotto un ambiente con luce scarsa. L’hanno fatto creando una risposta di difesa, facendo cadere gocce d’acqua sulle foglie, sia verticalmente che orizzontalmente. Dopo poco, la pianta ha smesso di chiudere le foglie quando ha imparato che il ripetuto disturbo non portava ad alcun danno.
Le piante di mimosa sono state in grado di acquisire questo nuovo comportamento in pochi secondi, e come con gli animali, la capacità di imparare era maggiore in ambienti meno favorevoli, come bassa luce. La cosa ancor più straordinaria è che le piante si sono ricordate del nuovo comportamento anche svariate settimane dopo, con condizioni ambientali molto diverse.

Alle piante manca ovviamente un tessuto nervoso, ma possiedono una complessa rete basata sul calcio, che permette alle proprie cellule di essere in contatto e reagire insieme. I ricercatori sottolineano che non sappiamo ancora molto riguardo a questo sistema, ma che si dimostra molto più simile ai processi animali di quanto avremmo mai immaginato (sebbene comunque con enormi differenze).

I ricercatori hanno sottolineato poi che ancora non è compresa bene la natura di questi comportamenti, ma che la ricerca cambia radicalmente il modo in cui andrebbero considerati i confini tra i due grandi regni (piante ed animali), e forse alcuni comportamenti, come appunto la capacità di imparare e usare la memoria, non sono esclusiva del regno animale come si pensava.

(fonte: the university of western australia)

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6 risposte a Mimosa pudica

  1. Rebecca Antolini ha detto:

    Buongiorno caro Silvano, sai io andavo in Germania a scuola, allora quando avevo 15 anni esistevano anche i Wahlpflicht Kurse vol dire cosri a scelta ma obligatorio.. e cosi mi sono iscritta in Biologia.. e proprio la mimosa pudrica prendevo come tese per il mio studio… e sai a chi mi ricoda un pò la mimosa al sesso maschile ha una bella presenza, ma si ritira quando viente toccato…😆 … anche la vegaetazione piante, fiori, verdura frutta sono essere viventi.. io hoa quanche pianta in casa e ovviamente parlo con loro… forse per questo stanno bene.. buona giornata ti abbraccio Pif

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  2. bruce ha detto:

    Non so se oggi si insegnano materie come la botanica e la zoologia, non è necessario memorizzare i nomi e le classi di appartenenza, ma sicuramente contribuisce alla presa di coscienza del mondo in cui abitiamo. Tutti assieme.

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  3. MARGHIAN ha detto:

    Piante che apprendono, piante che reagiscono agli stimoli, una muffa che cresce seguendo “la via piu’ breve” di un tortuoso percorso tipo labirinto-da un esperimento sulla crescita delle muffe-, e piante che sono sensibili alla musica. In tutto questo si colloca anche lo studio della Gagliano.
    “anche una pianta e’ un essere vivente, e per coerenza non dovresti mangiare nemmeno le verdure” per rispettare gli esseri viventi (come ho detto una volta ad una amica “vegana”). Ciao Bruce.

    Marghian

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  4. bruce ha detto:

    Vero, caro marghian.
    ti dico di più. Se Dio avesse voluto un mondo vegetariano ci avrebbe creato vegetariani, non avrebbe creato gli animali carnivori e nemmeno gli animali erbivori per tenere in equilibrio la natura. Nè avrebbe permesso che animale mangiasse animale. Niente pesci in mare, uccelli in aria.
    Un mondo di solo piante, uomini e insetti (per l’impollinazione delle piante).

    Ma a lungo andare nel tempo, con la desertificazione, l’occupazione dei terreni a favore delle metropoli, con la crescita abnorme della popolazione dovremmo eliminare gli alberi per dar posto alle colture di vegetali per alimentarci. Non ci sarebbe più una massiccia immissione di ossigeno nell’atmosfera con le conseguenze che possiamo immaginare.
    Ora, mettendoci nella mente di Dio (lo dico per i credenti), diciamo che Dio aveva previsto tutto ciò e per questo assieme al mondo vegetale ha creato erbivori e carnivori. Una catena alimentare crudele, ma funzionante per la stessa sopravvivenza del regno animale e vegetale, che l’uomo non può e non deve alterare.

    Elementary my dear Watson.

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  5. MARGHIAN ha detto:

    Ciao Bruce. Gia’, “per i credenti”. Se poi il vegetariano e’ anche un creazionista dice che “Dio, dopo il peccato originale, consenti’ all’uomo di mangiare anche la carne” . Per dirci che in origine l’uomo e la donna erano vegetariani (“potete mangiare dei frutti degli alberi…”) e che, dopo “l’abbruttimento” subito dagli uomini a seguito del peccato, questi cominciarono a cacciare selvaggina e mangiarsela.

    Altri vegetariani ti direbbero che i nostri progenitori tipo “Lucy” erano vegetariani. Praticamente mangaire solo roba vegetale e’ un “tornare alle origini”, naturali o divine. Mah.. (eppure e’ proprio con l’assunzione di carne che il cervello degli ominidi si e’ sviluppato maggiormente, per diventare il cervello di noi, homo sapien sapiens). Ciao.

    Marghian

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  6. Elisabetta Lelli ha detto:

    Arrivo qui. E mi stupisco sempre più della Bellezza che vive intorno a me. C’è Bellezza nella scoperta, nella condivisione, nell’atto di aver consapevolezza di ciò che è ed anche di ciò che non è spiegabile. C’è Bellezza nell’immaginare qualcosa e sapere che da qualche parte esista. C’è Bellezza nel rispetto dell’altro e nel sapere, con certezza, che l’altro sono io e sei tu ed è la Mimosa pudica ed è Bleff […].
    E’ talmente facile dimenticarsi di quanta Bellezza respira intorno a noi! Non dovrebbe funzionare così… non si dovrebbe lasciar vuoto alcuno spazio delle nostre consapevolezze, anche quando siamo talmente disperati da non trovare un lumicino, o un motivo.
    A questo tuo post riporto un aneddoto, già condiviso con un’amica blogger (Sherazade). Mi pare pertinente. E non mi pongo il problema (assillante) di voler trovare una spiegazione.
    Resto sospesa, fra ciò che è sperimentabile e ciò che non lo è, nell’attesa che la Bellezza non sia mai (più) dimenticata, nell’attesa che quell’Entanglement di cui tanto poco ho compreso e del quale tanto afferro (almeno) la meraviglia mi riporti ancora Bellezza.

    Un abbraccio, amico mio caro.
    A te, Bleff, le coccole (e nemmeno mi sogno di sfidarti, guardandoti negli occhi).
    Eli

    ***
    Avevo un Rododendro meraviglioso, sul balconcino della camera da letto di mia madre. Era bellissimo, forte, fioriva due volte l’anno, era sano, era… felice.
    Mia madre si ammalò di cancro. Quando lei morì, in quella stessa stanza, improvvisamente non ci fu più musica, più amore, più suoni dolci, parole sussurrate. Il Rododendro iniziò a sfiorire, a indebolirsi. Lo vedevo morire, ma non m’arrendevo: cambiai il vaso, la terra, lo trasferii su un altro balcone, ma non volle più vivere. Morì, forse di solitudine, forse per mancanza d’amore, forse perché era morta mia madre.
    Quando fu completamente secco recisi un rametto e ne feci due piccoli pezzi. Uno lo tengo nella camera di mia madre, l’altro pezzetto secco lo portai a lei, infilandolo nel marmo della sua tomba. E dissi piano:
    “Mamma, tienilo con te.”.

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