C’era una volta un pianeta

Lo spazio non è per niente un posticino tranquillo.
Scontri tra galassie. Buchi neri che ingoiano ogni cosa che li capita a tiro. Stelle che esplodono. Pianeti che si frantumano.

white-dwarf-rocky-material

A 150 anni luce da noi, attorno ad una nana bianca denominata GD 61, che nei suoi giorni migliori doveva essere una stella di massa pari a tre volte il nostro Sole, si vedono i resti di almeno un pianeta roccioso e con abbondanti quantità di acqua.

Acqua? – esclama incuriosito il mio cane.

Già, proprio acqua – rispondo – E se c’è acqua, doveva trattarsi di un sistema planetario molto simile al nostro e sulla carta in grado di ospitare la vita, prima che la sua stella morisse.

Ma siamo sicuri? – mi domanda ancora perplesso il mio fedele amico – perché sarebbe una grande notizia. Nel momento in cui scrutiamo il cielo alla ricerca di pianeti che potrebbero essere simili alla Terra, ecco che scoprimo segnali di vita dai resti di ciò che doveva essere un pianeta abitabile.

Beh, non è correto parlare di segnali di vita. In realtà attorno alla stella restano solo frammenti di rocce sotto forma di asteroidi.
Ma è abbastanza. I frammenti che compongono il disco, analizzati con strumenti spettrografici, sono composti in abbondanza da magnesio, silicio e ferro, che assieme all’ossigeno sono i principali componenti dei pianeti rocciosi.
Poi misurando la concentrazione di questi elementi rispetto all’ossigeno, i ricercatori hanno concluso che la presenza di quest’ultimo è ben più di quella giustificata dalla sola roccia. Il resto dell’ossigeno deve venire da importanti quantità d’acqua di cui era fatto il pianeta, che la morte della stella ha sbriciolato, creando il disco di detriti.

Insomma si pensa ad un pianeta roccioso che doveva essere composto per il 26 per cento di acqua, più o meno la percentuale che si trova su Cerere, uno dei più grandi asteroidi del Sistema solare, e molto maggiore di quella che si trova sulla Terra.

Per la prima volta, gli astronomi possono dire di aver trovato prove di acqua su un corpo terrestre intorno ad un altra stella. Prima di questa scoperta, c’erano soltanto prove della presenza di acqua nell’atmosfera di giganti gassosi o indizi circa la presenza di idrogeno, che indirettamente faceva supporre che ci fosse un’alta concentrazione di acqua .
La scoperta è anche intrigante perché dimostra che l’acqua può sopravvivere su corpi rocciosi anche molto dopo la morte della propria stella. Ci sono già stati casi in cui gli astronomi hanno trovato frammenti di pianeti distrutti, orbitanti nane bianche, ma questa è la prima volta che vengono trovate prove della presenza dell’acqua.

Cosa deve essere successo al pianeta – mi domanda il mio assistente a quattro zampe.

Circa 200 milioni di anni fa la sua stella madre deve essere  entrata nella fase da gigante rossa, distruggendola nel processo di espansione con la  relativa perdita dei suoi strati più esterni, fino a diventare una nana bianca.
Durante questa fase, il corpo deve aver subito in qualche modo una enorme pressione d’urto e le forze gravitazionali enormi devono aver portato alla frantumazione del pianeta. I resti si trovano ora in orbita e sono stati scoperti grazie ad un’analisi congiunta tra il telescopio spaziale Hubble ed il gigantesco osservatorio Keck, alle Hawaii.

Peccato che siamo arrivati tardi, soltanto per scoprire la sua morte – si rammarica il mio cane – Sarebbe stato bello osservare un pianeta simile al nostro. Ma questa scoperta ci riporta anche alla realtà. Anche il Sole finirà la sua vita in modo simile a GD 61. Tra sei miliardi di anni, più o meno. Giusto?

Giusto, più o meno – rispondo al mio amico – Forse astronomi di altri pianeti un giorno potrebbero osservare un disco di detriti attorno a una stella morta e dedurre che un tempo lì dovesse esserci un pianeta abitabile. Il nostro.
Perché anche il nostro sistema solare, Terra compresa, prima o poi finirà così.

(fonte: newsletter MediaInaf)

Informazioni su bruce

Ingegnere. Io sono responsabile di quello che dico, non di quello che capisci tu. (Massimo Troisi)
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4 risposte a C’era una volta un pianeta

  1. MARGHIAN ha detto:

    Ciao Bruce. Interessante, ed il mio pensiero va alla nostra “cintura dei pianetini”-per chi non lo sa: gli asteroidi che orbirano fra Marte e Giove sono detti anche “pianetini”-. Forse sono i resti di un pianeta, ormai disintegratosi. O forse sono i planetesimi che non si sono mai aggregati a formare un pianeta, per “colpa” dei disturbi gravitazionali di Giove (ed in piccolo, anche di Marte).

    Ma non ho capito bene una cosa. “Doveva essere una stella di massa tre volte quella del Sole. Ma..oltre 1,4 masse solari (massa di Chandrasekhar), non si dovrebbe avere, anziche una nana bianca, una stella di neutroni? O la cosa e’ ben piu’ complessa? Ho letto infatti:”Se una stella incapace di produrre ulteriore energia (non è, in generale, il caso delle nane bianche) ha una massa maggiore, la pressione di degenerazione degli elettroni non è sufficiente a contrastare la gravità; i protoni si fondono con gli elettroni, liberando neutrini, e la stella diventa una stella di neutroni”. Fammi capire un po’.

    “Non e’ corretto parlare di segnali di vita”. Giusto, alcuni ingredienti-ad esempio l’acqua- non fanno la vita. Pero’, vedere che ovunque ci sono gli stessi elementi importanti (addirittura “zuccheri” nel mezzo interstellare-notizia sentita di recente, alTG Leonardo di ieri-), mi fa comunque sperare che forse la vita e’ diffusa nel cosmo. “Venere no”, “Marte no”, pero’ la’ fuori ci sono miliardi di sistemi planetari. Le possibilita’ sono notevoli. Prudenza su un determinato “caso”, questo si’. Pero’ resta in piedi la possibilita’, tutt’altro che remota, che il pianeta Terra abbia dei simili, anche come “biosfera”. ciao (ed un saluto al “canis sapiens sapiens”🙂 ).

    Marghian

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    • bruce ha detto:

      Per rispondere alla tua domanda sulla massa delle stelle è necessario un commento adeguato e più complesso di quanto si possa scrivere in poche parole.
      Stavo scrivendo un piccolo post sul cielo notturno. Ora lo modifico e lo completo, così, indirettamente, ci faccio entrare anche la risposta.
      Ciao

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  2. bruce ha detto:

    Gran bel commento caro marghian.E un complimento anche dal mio canis sapiens sapiens😆
    Ho letto, decenni fa (non secoli) su un Urania un racconto su cui la fascia di asteroidi era un pianeta distrutto da una guerra interstellare.

    A quei tempi ci ho riflettuto molto e la cosa mi sembrava verosimile. Infatti è molto strano il fatto che non si siano aggregati. I pianeti nascono per addensamento di materiali concentrati in una zona ristretta (locale) dello spazio e non distributi in una ampia fascia.
    Inoltre lo scontro tra pianeti avrebbe proiettato i resti oltre l’orbita per sparpagliarsi nel sistema solare e magari catturati dagli altri pianeti.
    Il mistero comunque rimane.

    Ora porto il cane fuori. A quest’ora? E già, ho fatto tardi, ho visto la partita Real Madrid vs Juventus in tv.
    A dopo.

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  3. MARGHIAN ha detto:

    Grazie, Bruce (anche a Blef, l’ultracane-anche se non vola e non porta un mantello come il suo padrone…il cane Krypto, di Superman🙂 ).

    Come e’ andata la partita? Non stupirti, nonrmale che io non lo sappia, non seguo il calcio.
    Ero sicuro che agli autori di “Urania” non sarebbe sfuggito uno spunto come quello rappresentato dai “pianetini”, dei quali non sappiamo molto, tanto meno se erano un pianeta.

    Capisco benissimo che non e’ facile spiegare la questione della massa delle stelle in un commento. Anche perche’ credo che nel collasso di una stella, evento cosi’ clamoroso, non possono esserci solo due variabili, la massa e qualcos’altro, ma tante, tantissime variabili. MI stupisce anche che non mi sia capitato di leggere sulle implicazioni dovute alla velocita’ di rotazione di una stella. Non so, ma provo ad immaginare che una stella tre volte la massa del Sole possa avere un destino diverso, se ruota lentamente o velocemente-chissa’ come e’ poi distribuita la massa in una stella, due stelle magari di pari massa possono avere una un nucleo interno piu’ piccolo -e recuperare con il nucelo esterno piu’ spesso, l’altra un nucleo interno piu’ grande-ed uno esterno piu’ sottile-, e non credo che sia la stessa cosa. Aspetto la tua spiegazione, e’ meglio, va’🙂

    Ho aggiunto qualche cosa alla seconda parte del post. Lo so, dovrei chiamarlo “penelope”, sai la famosa tela….🙂 Spero in settimana di finirlo. Ciao.

    Marghian

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