Il massacro di Hanungu, tredici anni dopo

kanunguIl 18 Marzo 2000 a Kanungu, una città situata nel sud-ovest dell’Uganda, centinaia di membri del Movimento per la “Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio” furono chiusi in una chiesa ed arsi vivi.

Mi capita spesso girando qua e là nei vari blog di leggere predicatori “fai da te” che inneggiano a valori spirituali distaccandosi da qualsiasi appartenenza religiosa. Con un discreto seguito.
La storia non insegna.
E’ così che nasce il fanatismo, la setta.

Il 18 marzo del 2000, esattamente 13 anni fa, più di 500 persone si ritrovarono rinchiuse all’interno di una chiesa nel villaggio di Kanugu, Uganda. Poco dopo venne dato fuoco alla chiesa, uccidendo chiunque si trovasse all’interno.
Non si sa esattamente quanti furono i morti: alcuni ipotizzano più di 1000, mentre il New York Times, in un articolo del 1° aprile 2000, afferma che le vittime siano state 924, più di quelle del massacro di Jonestown, Guyana, nel 1978.

Tutto cominciò con la nascita di una setta chiamata “Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio” (Movement for the Restoration of the Ten Commandments of God), fondato da Credonia Mwerinde, Joseph Kibweteere e Bee Tait in Uganda verso la fine degli anni ’80.

Mwerinde, una produttrice di birra di banana, e Kibweteere, un politico ugandese, affermarono di aver ricevuto una visione della Vergine, dopo la quale fondarono il culto.

La storia delle visioni all’interno della famiglia di Mwerinde inizia da suo padre, Paulo Kashako, che nel 1960 sostenne di aver ricevuto un messaggio dal figlio deceduto che gli annunciò che avrebbe avuto una serie di visioni sul paradiso.
Nel 1988 Kashalo dichiarò di aver ricevuto una visita da Gesù, dalla Vergine e da San Giuseppe, contemporaneamente alla figlia, Credonia, che venne istruita dal padre per diffondere i messaggi avuti nelle sue visioni a tutto l’Uganda.

Kibweteere invece ebbe la visione della Vergine nel 1984, proprio il giorno in cui Mwerinde ebbe una visione in una caverna vicina alla casa di Kibweteere.

Nel 1989 i due si incontrarono e formarono il “Movimento per la Restaurazione dei Dieci Comandamenti di Dio”, attraendo alcuni ex preti cattolici e due preti scomunicati, Paul Ikazire e Dominic Kataribabo.

Con l’arrivo di Kataribabo, la setta crebbe di popolarità, per via del fatto che il prete era l’unico ad avere un dottorato conseguito negli USA, e particolarmente rispettato per questo. Kataribabo si liberò di tre sue proprietà e della sua macchina per ottenere fondi per la setta.
Il culto si trasferì in una sorta di comune, stabilita all’interno di piantagioni di banane e di ananas, che il culto vendeva per finanziare le proprie attività.
Mwerinde affermava di ricevere regolari messaggi dalla Vergine attraverso un sistema telefonico nascosto. Più che un telefono, si trattava di oggetti quotidiani utilizzati come “ricevitori” dei messaggi di Maria.

Nel 1997, secondo il governo ugandese la setta contava quasi 5000 membri. Nel 1998 il movimento si trovò al centro di numerose polemiche e guai legali per via dello sfruttamento del lavoro minorile e delle scarse condizioni igieniche e sanirarie in cui vivevano i suoi membri. Dopo uno stop di qualche mese, il governo consentì la ripresa delle attività.

Il culto principalmente sosteneva che, per salvarsi dall’apocalisse imminente, i seguaci avrebbero dovuto attenersi scrupolosamente ai 10 Comandamenti.
Ci si atteneva così scrupolosamente ai Comandamenti da arrivare ad estremi che sfioravano l’inverosimile: uno esempio è il fatto che parlare era fortemente scoraggiato, per non correre il rischio di violare il nono comandamento “Non darai falsa testimonianza contro il prossimo tuo”. Alcune volte addirittura la comunicazione si limitava a soli gesti delle mani.
Il sesso era proibito, il digiuno era quasi totale eccetto per due pasti il venerdì e il lunedì; anche il sapone era proibito.

Ma il principio fondamentale del culto era il fatto che l’apocalisse sarebbe giunta nell’anno 2000. Si consideravano una setta di eletti, un’Arca di rettitudine in un mare di depravazione, e per questo avrebbero raggiunto il Regno dei Cieli.
Il libro “Timely Message from Heaven: The End of Present Time” viene spiegato il susseguirsi di eventi che avrebbero portato all’apocalisse. Ogni nuovo membro fu costretto a studiarlo, leggendolo almeno sei volte.

La Vergine avrebbe, secondo il culto, giocato un ruolo fondamentale durante l’apocalisse. Lo aveva affermato lei stessa ai leader, durante uno dei frequenti colloqui che i fondatori del culto affermarono di avere con la Madonna.
Nel 1999 infatti una ragazzina appartenente alla setta venne intervistata dal giornale governativo “New vision” affermando che “Il mondo finirà l’anno prossimo. Non c’è tempo da perdere. Alcuni dei nostri leader parlano direttamente a Dio. Ogni minuto da ora, quando verrà la fine, ogni credente che si troverà in uno dei punti prescelti e segreti verrà salvato.”

Con l’approssimarsi del 2000, vennero venduti vestiti e bestiame a basso prezzo, vennero reclutati alcuni ex-membri e si smise di lavorare nei campi.

Ma il 1° gennaio 2000, che passò senza l’ovvio arrivo della Fine dei Tempi, il Movimento iniziò a disgregarsi.

Spuntarono le prime domande a Mwerinde e Kibweteere, cessarono i finanziamenti alla loro chiesa, alcuni membri iniziarono a reclamare indietro i soldi investiti nel culto. Ed ecco che, per fermare il tumulto, appare una nuova data: 17 Marzo. Ecco il nuovo giorno dell’Apocalisse.

Il Movimento tenne una grande festa a Kanugu, bruciando tre tori e riunendosi nella chiesa del culto per pregare e cantare fino a pochi minuti prima dell’annunciata fine del mondo. Ma poco prima del falso evento, ecco che si sente un’esplosione, che fa incendiare la chiesa e brucia vivo chiunque si trovi al suo interno. Le finestre della chiesa erano state sprangate, e i leader della setta sembra abbiano avuto la stessa sorte degli altri membri del culto.
Pochi giorni prima, alcuni affermarono di aver visto Kararibabo comprare 50 litri di acido solforico, che probabilmente ha fatto scattare l’incendio. Si scoprì successivamente che le vittime erano state drogate, alcune delle quali strangolate da fibre di banana attorno al collo.

Dopo l’incendio della chiesa, le autorità ugandesi ritrovarono altri corpi sparsi nei diversi siti di ritrovo della setta: sei corpi furono ritrovati rinchiusi nelle latrine del complesso di Kanugu; altri 153 vennero ritrovati senza vita a Buhunage; 155 cadaveri nella villa di Kataribabo a Rugazi, rinchiusi e pugnalati a morte; altri 81 corpi nella fattoria di Nymurinda. Tutti uccisi settimane prima dell’incendio che segnò la fine della setta.

La polizia scartò successivamente l’idea che Kibweteere e Mwerinde fossero morti nell’incendio della chiesa, e ritiene che possano essere ancora in vita. Un mandato di cattura internazionale pende sulle loro teste, ma fino ad ora nessuna traccia dei due fondatori del culto.

(fonte: tratto integralmente da eresie.it)

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3 risposte a Il massacro di Hanungu, tredici anni dopo

  1. Rebecca ha detto:

    Mi piange il cuore… solo il pensiero quanta gente innocente deve muorire inutilmente… e qui mi domando perchè l’essere umano e capace fare una cosa simile.. per quale scopo? E poi il paradosso di tutto questo tutto succede sotto la luce del ristaure degli 10 comandamenti.. dove e scritto chiaramente NON UCCIDERE 😦

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    • bruce ha detto:

      Una risposta c’è!
      In tutti questi casi ci sono di mezzo i …. soldi.
      E già, proprio così, i soldi, mia cara.
      E’ tutto un imbroglio. Il giochino è facile facile, si plagiano le menti dei più deboli, poi un pizzico di “divino”, qualche visione, un profezia. Magari una bella fine del mondo.
      E poi l’inganno.
      A cosa servono i soldi dopo la fine del mondo? A nulla. Allora doniamoli alla setta, i cui fondatori spariscono col malloppo, dopo aver cancellato le tracce. Ovviamente.
      Ciao

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