Tantra Yoga: che roba è?

Parlavo con un amico del buddismo, più specificatamente del libro “Il Tao della Fisica” di Fritjof Capra, quand’ecco che lui mi dice che ha intenzione di iscriversi ad un corso di tantra yoga che gli è stato consigliato e mi erudiva su questa filosofia.

Per quanto ci abbia provato, non c’ho capito nulla.  Si vedeva lo sforzo che faceva questo mio amico di ricordare le parole che qualcuno gli aveva “appiccicato” in testa e che forse nemmeno lui ha capito.
Per non offenderlo l’ho ascoltato amichevolmente ma una volta a casa vado su internet per capirci qualcosa.

Sul primo sito che trovo leggo:
La parola tantra può assumere una vastissima gamma di significati: essa indica allo stesso modo la trama del tessuto, la spola, una dottrina mistica o magica, un’opera scientifica ma anche lo svolgimento di una cerimonia, la continuità, la successione e la discendenza.

Ma che cavolo di definizione è questa?  – mi domando.

Considero la cosa poco seria e  decido di andare  su Wikipedia. Ma è troppo nozionistico, capisco solo che il termine è del tutto sconosciuto malgrado le diverse attribuzioni che le vengono conferite.

Beh, cominciamo bene, mi dico.

Leggo poi che il tantrico è estraneo al pensiero e alle religioni originari dell’India. E non sarebbe nemmeno una filosofia ma semplicemente una “via”.
Sembra che è caratterizzata da un insieme di pratiche e un  miscuglio di credi sostanzialmente differenti e scollegati da ciò che era noto delle religioni dell’India.

Siccome al mio amico l’avevano venduta come una pratica buddista  mi rendo conto che qui c’è qualcosa che non mi convince.
Non soddisfatto decido di cercare  un sito specifico.
Ma leggo solo paroloni, ancora paroloni, nomi di illustri maestri, una infinità di pratiche collaterali da perderci la testa. Ben presto mi accorgo che c’è molta aria fritta e poca sostanza, solo marketing e merchandising.

Tantra è pratica spirituale nella vita quotidiana, unione con la Terra e col Cielo nella concretezza del nostro corpo: è trasformare ogni momento della giornata in un’opportunità di amare, meditare, provare piacere ed armonia interiore.
Il benessere, la soddisfazione e la pace passano attraverso la sensibilità e l’apertura. Più siamo sensibili, più possiamo percepire l’armonia intrinseca in noi stessi e negli altri, nella natura e nella vita; più siamo aperti, più possiamo cogliere il sottile equilibrio che regola i cicli di noi esseri umani e dell’esistenza, e accettare tutte le sfaccettature e la ricchezza che l’esperienza quotidiana ci offre.

Mamma mia che guazzabuglio di parole.
Vabbè – mi domando – a parte tutta questa messa in scena,  cos’è in realtà questo tantra che ancora non ho capito?

Il tantrismo è una via per la liberazione (moksa) al ciclo delle rinascite (samsara) dalle sofferenza che l’essere in vita comporta.

Questi vogliono prendermi in giro – mi dico – ma vado avanti pazientemente. Vedo che anche il mio cane vorrebbe saperne di più. Chissà, potrebbe far bene anche a lui.

L’uomo vive in un universo che è emanato e continuamente animato da Dio.

Questa non l’ho capita.  E non so cosa c’entra con il tantrismo. Bah! Farà parte della messa in scena.

Nel cammino tantrico vengono ben distinte le vie cosiddette “della mano destra” e “della mano sinistra”: a quest’ultima appartengono le note pratiche che prevedono l’unione intima tra uomo e donna come parte integrante del percorso spirituale.

Ora comincio a capire qualcosa e intuisco  dove vogliono andare a finire.
Vogliamo scommettere che ho ragione?

Da qui ha origine il maithuna : il rituale segreto dell’amore . Volgendo lo sguardo alla dimensione intima della pratica, senza dubbio l’approccio tantrico contribuisce ad alleviare le tensioni di coppia, portando benefici in caso di problemi nel rapporto intimo, quando questi hanno radici psicologiche

Indovinato!
Ora avete capito a che serve la mano sinistra e quella destra?

Per il non iniziato l’atto sessuale è un’esperienza limitata, nello spazio (in quanto incentrata sugli organi sessuali) e nel tempo (di breve durata, limitata ad un effimero istante di piacere fisico): grazie al Tantra l’adepto riesce ad espandere la propria percezione della sessualità, trasformandola in un’esperienza divergente cui partecipa ogni cellula del suo corpo, ogni fibra del suo essere, ed in cui il tempo nella sua accezione comune cessa di esistere.

Tutto è chiaro.

Il Tantra è una pratica (a pagamento) fatta con le mani e di posizioni per chi ha problemi sessuali mascherata da miglioramento del rapporto della coppia. Una specie di kamasutra per coppie imbranate.

E ci voleva tanto a dirlo subito invece di farla così lunga?

A questo punto mi viene in mente il mio amico che forse anche lui non aveva capito bene.
Bleff (il mio cane) invece, che ha capito bene,  si rigira deluso dall’altra parte, non ha bisogno di questa tecnica. Funziona tutto bene. Idem.

P.S.: (Ed ora leggete qui)

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Informazioni su bruce

Ingegnere. Io sono responsabile di quello che dico, non di quello che capisci tu. (Massimo Troisi)
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39 risposte a Tantra Yoga: che roba è?

  1. gabriarte ha detto:

    ho l’impressione che questo amico ti erudisse perchè voleva che ti iscrivessi anche tu assieme a lui ciao buona serata

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  2. Rebecca Antolini Pif ha detto:

    Buona sera caro Silvano, ma sai sento sempre di parlarne di Yoga, ma sinceramente non mi sono mai interessato per queste cose.. dicano il yoga fa bene per relassarsi … beh a me basta una passeggiata nel mezzo della natura e il mio karma fiorisce 😀 … non posso commentare questo post perchè capisco un tubo 🙂 ma ti mando un abbraccio e una carezza a Bleff Pif♥

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    • bruce ha detto:

      Bleff … ha capito eccome, dovevi vedere questa sera come … annusava 😆
      Il guaio è che quando le cagnette lo vedono così urrento si spaventano. Glil’ho sempre detto che ci vuole più tatto.
      Ecco forse per lui il tantra yoga potrebbe servire per addolcirlo. 😆
      Un caro saluto e un saluto di Bleff a Tatanka 😆

      Nota. scrivi troppo (sul tuo blog) che faccio fatica a seguirti.

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      • Rebecca Antolini Pif ha detto:

        adesso pian paino mi riduco ad un solo post al giorno… altrimenti divento pazza … ecco allora la tantra e per Bleff… heheheh 😉 ti abbraccio Pif♥

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  3. mariella54 ha detto:

    C iao Bruce ,al giorno d’oggi ci propinano tanti mezzi per rilassarci ,tanti metodi cinesi ,indiani e chi più ne ha più ne metta ,so che costano anche parecchio,forse per qualcuno possono anche funzionare però perchè pagare per qualcosa che posso avere gratis .fare una passeggiata in montagna in mezzo alla natura oppure coltivare un hobby è molto rilassante ,anche perchè i corsi non durano in eterno ,mentre una camminata si può sempre fare.

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    • bruce ha detto:

      Ciao cara mariella,
      intanto ti auguro un buon fine settimana.
      Quello che dici è pura verità. Sembra che senza queste “pratiche” orientali oggigiorno non si possa più vivere e che sono il tocca sana della vita materiale e spirituale. In realtà sono solo “servizi” a pagamento. Se le coppie hanno problemi andrebbero risolti nell’ambito della stessa coppia con armonia e buon senso o dalla medicina ufficiale per i casi gravi. Ma per molti è solo un desiderio di aumento di erotismo.
      Una coppia equilibrata non ne ha bisogno.
      Un caro saluto
      Bruce

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  4. MARGHIAN ha detto:

    Ciao Bruce. Guccini, in una canzone dice qualcosa come:”le manie e le mode di pratiche orientali, che DA NOI nascondono soltanto vuoti di pensiero..”. Ho apprezzato molto questo suo “che da noi”. Perche’ in oriente, li’ dove il buddhismo ha avuto origine, in chi usa queste pratiche ci puo’ anche essre “pienezza di pensiero”. Non perche’ le dottrine buddhiste siano scevre da deviazioni (infatti non ci si capisce nulla, ed anche li’ ci sono tante sette, dogmatismi, strumentalizzazioni, plagi, come ci sono da noi, nel nome di religioni occidentali).

    Gandhi era induista-una religione per molti versi simile, “il karma”, “le rinascite” eppure lui sappiamo che uomo e’ stato. Il Dalai Lama, premio nobel per la pace….

    Chiaramente hai pero’ ^ragione, c’e una tale confusione, come ad esempio “L’uomo vive in un universo che è emanato e continuamente animato da ^Dio”. Non esiste, nel buddhismo classico, un dio personale (un essere capace di dire a se’ stesso “io sono dio”), ma esiste “la perfezione”, la meta “da raggiungere”, “la divinita’”, una condizione ideale dell’anima, ma non un “dio creatore”, perche’ per loro il mondo e’ eterno e ciclico, “il mandala”(la ruota cosmica…).

    Io non e’ che ne capisca, anzi… cio’ che mi lascia perplesso, come a te, sono le “correnti”, tantissime. Quale e’ il vero buddhismo e quale il vero yoga?
    “Tantra”, “zazen”, “tao”, “bodisavatana” e quant’altro, ci confondono un casino-specie noi occidentali-.

    Ma, tant’e, “si riconosce dai suoi frutti”, credo, la buona o la cattiva “religione”. Ci sono i “santi” anche li’, fra i reincaranzionisti -ed e’ un credo, il Buddhismo, che ha anche ispirato in certi aspetti le filosofie greche, come quelle di Platone e Socrate-. Pero’…”da noi”, specialmente non si capisce una cicca, e “da noi” risulta essere una moda, quasi una droga (a parte rarissimi casi). :)Ciao Bruce.

    Marghian

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    • bruce ha detto:

      Ciao marghian
      non conosco la canzone di Guccini (perchè non mi piace Guccini 😆 ) ma condivido quello che ha detto.
      Anzi mi ha portato a fare una profonda riflessione.
      Perchè tutte queste “pratiche” sono nate da quelle parti? Perchè non da noi?

      Io una mia risposta me la sono data.
      Generalmente si ricorre ad un medico o psichiatra o comunque in aiuto di quacuno o di qualcosa è perchè c’è un “problema”.
      Ebbene se lo yoga serve a rilassare lo spirito devo pensare che a quei tempi i popoli cinesi, indiani, tibettiani, non se la passavano per niente bene; forse a causa delle oppressioni se dovevano ricorrere a questa pratiche per sentirsi “isolati” dal mondo per cercare la pace interiore.

      Inoltre se dovevano ricorrere alla pratica del tantra yoga significa che c’erano profondi problemi anche nei loro rapporti di coppia.
      Se poi dovevano ricorrere al kamasutra anche qui mi domando la necessità di mettere su questo manuale? La risposta sta ancora nelle difficoltà di armoninnare le reciproche esigienze sessuali.

      In conclusione mi viene da dire che se noi occidentali ricorriamo a tali pratiche è perchè non siamo ben “equilibrati” interiormente e non sappiamo trovare altri “rimedi” a questi “disturbi” della psiche e del corpo.

      Coao marghian
      Bruce

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  5. MARGHIAN ha detto:

    Cio’ che e’ particolare, nel buddhismo, e’ che per i buddhisti il mondo reale…non esiste. Per via delle tante correnti di pensiero nate dopo Buddha, possiamo trovare il concetto di mondo concreto. Esiste in queste credenze, tanto sincretismo, e non deve stupire che oggi qualcuno dica “karma” e “il Signore”. Ma l’idea buddhista originaria del mondo e’ che questo non sia reale. “Le cose sono prive di essenza”, “solo l’anima posiede una essenza”. Curioso ma vero: “le cose sarebbero proiezioni del nostro pensiero”, e lo Yoga e le altre pratiche dovrebbero tendere a “liberare” in buddhista dalle percezioni sensibili.

    Curioso e’ anche il loro “paradiso”. Il “nirvana”-a aprte tante versioni contraddittorie di oggi- altro non e’ che l’annullamento di gioia e dolore, oltre che delle “passioni”. La “pace del Nirvan” sarebbe praticamente “il nulla”.

    Personalmente io perferisco il “paradiso occidentale”: se esiste, questo e’ un eterno gaudio, ed una piena esistenza. Ed il mondo fisico..esiste, nel nostro credo occidentale. Ciao.

    Marghian

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    • bruce ha detto:

      “… ma l’idea buddhista originaria del mondo e’ che questo non sia reale.”

      Ecco questo è il problema. Qual’è quella reale? Non si sa.
      E poi fondamentalmente sono contro le “sette”. Sono una coercizione spirituale e spesso diventano una droga mentale che finisce per condizionare profondamente gli adepti (come dimostrato dal comportamento fanatico dei seguaci yoga).
      Ovviamente è solo una mia considerazione.
      Ciao
      Bruce

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  6. MARGHIAN ha detto:

    ” a aprte “..uffa, questi anagrammi… “a parte”, naturalmente.
    Amici, a parte-questa volta l’ho scrtto giusto..- i discorsi, sapete che l’avatar di cui tanto parliamo in internet e’ una cosa buddhista” e di induista? Si’, l’avatar e’ qualcosa di simile all’anima, allo spirito (l’avatar che non muore mai, l’avatr che si reincarna…. o qualcosa di simile).

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  7. Rebecca Antolini Pif ha detto:

    Buona domenica caro sicenziato 😀 … ta la tua lettrice filosofa e sognatrice Pif♥

    …un wuff wuff da Tatanka e Bleff 🙂

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  8. liù ha detto:

    Non mi sono mai interessata ne di Tantra ,ne di Yoga e men che mai di Buddismo!
    La mia vita è già abbastanza complicata senza che aggiunga altro!
    Ciao,buona domenica ! 😀

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  9. zebachetti ha detto:

    Grande Silvano poi alla fine sti orientali la fanno lunga per nulla, tutta scena, Blef invece 2+2 = 4 sai che gliene frega del tantra. alla Samba come butta? Buona domenica Ps a volte succede che il fondo non copre la foto sotto se ti va riprovaci ciao a voi

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  10. Francesco ha detto:

    [… commento cancellato per volontà dello stesso commentatore, che ci ha portato una testimonianza di persone portate ad uno stato di sudditanza psicologica, di quasi schiavitù …]

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  11. mbj ha detto:

    Visto che hai cancellato il mio commento, deduco che una critica per te non è qualcosa di cui discutere ma un nulla partorito dalla mia mente.
    Molto bella come forma di confronto. Se mi criticate vi cancello, se concordate allora va bene.
    Non ti piace confrontarti con una parte in causa? meglio spasare a zero su qualcosa che non si sa ed evitare che qualcuno che ne sappia più di te ti faccia una critica coistruttiva?
    Apertura mentale uguale a zero. Bravo.

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    • bruce ha detto:

      Cara sconosciuta/o (e questo già non è un buon segno per chi ha qualcosa di serio da dire), non mi risulta di aver cancellato alcun commento.
      Prova a riscriverlo, così vediamo cosa ha partorito la tua mente.

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    • bruce ha detto:

      Ciao mbj o come cavolo ti chiami
      riporto qui il commento ho rilasciato sul tuo volgare e squallido post.

      Ciao, eccomi qua.
      Cosa dire, che sei buddista sono cose che non mi riguardano, problemi tuoi. Che poi pratichi il tantra yoga, sono altrettanto fatti tuoi. Anzi problemi tuoi.

      Che sei squallido (concedimi questa definizione già da te tanto volgarmente usata) questo lo posso dire con certezza.
      Lo si evince da come scrivi e da come diffami il prossimo a dimostrazione che le tue pratiche non ti sono servite e non ti servono a nulla.
      E questo sinceramente non fa che rafforzare la mia convinzione della inutilità di certe pratiche se poi i risultati sono quelli che sto leggono qui dentro. E soprattutto se ci sono in giro persone come te che sputtanano le persone.

      Detto questo, sinceramente non so a quale commento cancellato tu ti riferisca. Ti ho invitato a riscriverlo per vedere cosa aveva partorito la tua mente (tue parole) ma finora non ho avuto risposta.
      Ma te da perfetto vigliacco, (buon seguace di budda), hai preferito la strada più squallida: la diffamazione. Complimenti.
      Ed ora voglio proprio vedere se sei almeno coerente con te stesso pubblicando questo commento che pubblicherò anche nel mio post.
      Un saluto (non si nega a nessuno)
      Bruce

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  12. Francesco ha detto:

    Ciao a tutti.

    Se il commento che si presume cancellato era “Il Buddhismo non è una setta”, è riportato più sopra.

    [… commento cancellato per volontà dello stesso commentatore …]

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    • bruce ha detto:

      Grande.
      😆

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    • bruce ha detto:

      Mia moglie ha comprato una tisana in bustine. Non mi domandate a cosa le serviva.
      So che ho pagato ua bustina di 40 g 2,5 euro (ne ha fatto una scorta di tre bustine). Poco direte voi.
      Beh dipende dai punti di riferimento direbbe un modesto scienziato di nome Einstein.

      Allora ecco il riferimento:
      io ho comprato lo stesso giorno al supermercato una lampadina alogena..
      Cosa vuol dire?
      Un pizzico di erbe di dubbia origine valgono 2,5 euro.
      Una lampadina fatta di scienza (un filamento di tungsteno evaporando ad elevata temperatura, oltre i 300 °C, innesca un gas, lo iodio, formando un alogenuro di tungsteno generando luce, inserito in un vetro speciale che resista alle alte temperature) e prodotta con le più moderne tecnologie, costa 1,99 euro.

      Mia moglie sta come prima (non ho notato alcun beneficio) dopo aver consumato il contenuto di tutte le scatole in pochi giorni .
      Io, grazie ad un oggetto di poco valore continerò a vederci benissimo per almeno un annetto.
      Cosa voglio significare?
      Beh, lo avete capito, di quanta gente si arricchisce con il “nulla” … lavorando semplicemente sulla vulnerabilità della mente e le convinzione delle persone. E non puoi farci niente.
      Ciao

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    • bruce ha detto:

      Se il commento che si presume cancellato era “Il Buddhismo non è una setta”, è riportato più sopra
      Non è servito a nulla.
      Evidentemente non avendo argomentazioni valide è passato alla provocazioe e diffamazione, tipica pratica della persona molesta.

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  13. Francesco ha detto:

    Buongiorno e buona domenica a tutti.

    [… commento cancellato per volontà dello stesso commentatore …]

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  14. Ivano Corallo ha detto:

    Buongiorno Sig. Silvano, mi sono imbattuto, durante una ricerca, nei sui articoli riguardanti il tantra. Poiche io sono un maestro e lo insegno, vorrei contribuire con qualche chiarimento. Sono d’accordo con lei riguardo al denunciare qualunque pratica, setta o religione (mettiamoci anche i politici) che plagi le persone. Devo dire tuttavia che il suo approccio alla comprensione del tantra è preconcetto e superficiale. Prima di dare un giudizio negativo, solo per aver letto quà e là su internet qualche descrizione, la prego, anche in nome della sua intelligenza, di informarsi in modo serio e completo. Se è pur vero che in Italia, come in tutto il mondo, vi sono numerose persone che deformano e sfruttano le conoscenze, ispirati dal delirio di onnipotenza e dalla sete di denaro, sfruttando le persone economicamente e mentalmente è anche vero che le stesse conoscenze sono gestite da, forse pochissime, altre persone dal cuore puro e veramente intenzionate a trasmettere una conoscenza per il benessere delle persone. Come dire, una cosa è la conoscenza ed un’altra è l’etica con la quale la si utilizza in pratica. Gli studi e la ricerca scientifica sul nucleare ad esempio sono una cosa, l’applicazione pratica poi può essere poco etica (bomba atomica) o etica (medicina nucleare, centrali nucleari). Bisogna anche essere coscienti del fatto che, da un punto di vista epistemologico, cioè delle teorie attraverso cui formiamo la nostra conoscenza sugli oggetti indagati, in base ad ogni assunto teorico che implicitamente od esplicitamente utilizziamo nel processo di conoscenza otterremo certi risultati piuttosto che altri. La sua formazione empirico-positivista mal si presta ad indagare oggetti come lo yoga od il tantra. Sarebbe meglio utilizzare categorie filosofiche, sociologiche od antropologiche. Sarebbe come dimostrare scientificamente che Dio esiste o non esiste, se l’esistenza di Dio non è dimostrabile non significa che tutte le persone che ci credono sono degli imbecilli. Per loro è una verità vissuta ed influente nella loro coscienza e nella loro vita. Quindi partire dall’assunto che ci sono dei cialtroni che approfittano dell’ingenuità delle persone per manipolarle non può dare come consenguenza logica che il tantra e lo yoga (od alcuni aspetti specifici come la kundalini) sono delle stupidate senza senso. Otterrei il medesimo risultato se io gurdassi un PC dal punto di vista puramente estetico; per me sarebbe una scatola con delle lucette che si accenono e spengono, ma anche un po’ brutto, ergo un accrocchio senza senso. Premesso che ognuno di noi ha una particolare tendenza o predisposizione per determinati argomenti o aspetti della conoscenza, credo sia una questione di umiltà e buon senso, prima di dare dei giudizi affrettati in campi di conoscenza che non siano i propri di documentarsi e ove è il caso di sperimentare. Quindi, sopratutto nelle discipline artistiche e spirituali, credo non sia sufficiente una mera analisi razionale, utilizzando categorie logiche, ma è necessaria una sperimentazione con la propria anima ed il proprio cuore. Io posso studiare tutta la fisica del suono che voglio ma se non prendo in mano uno strumento e non imparo a suonarlo non potrò mai dire di aver fatto esperienza completa della musica. Mi sono permesso di sottolianeare tutto questo perchè ho sentito nella mia coscienza un’ingiustizia nel suo giudizio affrettato sul tantra che insegno con tanta passione. Probabilmente a lei non interessa capirlo in profondità come d’altra parte non sarebbero di mio inresse studi scientifici. Ma la assicuro che sul piano etico mi sento perfettamente d’accordo con lei ed ho la coscienza a posto. La mia moralità e coerenza mi impedirebbe di insegnare qualcosa che prende in giro le persone, io stesso sono appassionato nello svelare i meccanismi di plagio di ogni tipo di religione occidentale od orientale. Ed insegno ai mie allievi ad essere critici ed indagare la coerenza di un insegnamento tra quello che “viene predicato” e ciò che in termini reali di beneficio si ha nella vita. E’ importante sviluppare il discernimento. Non temo il confronto con nessuno, la verità che ho raggiunto nel mio cuore è pura ed il mio insegnamento è fatto con passione senza chiedere denaro. Numerose volte mi sono trovato ad ascoltare le menzogne di cialtroni come monaci o operatori new-age, cartomati e spiritisti vari, le assicuro che li avrei potuti sputtanare con poche e semplici parole. Ma umilmente non l’ho fatto perchè credo che, comunque, se queste persone esitono qualcuno ci crede e ne chiede le prestazioni. Io, nell’ambito di chi ha deciso di seguire il mio insegnamento, continuerò a dare oltre allo yoga, anche tutti gli strumenti intelletuali per smascherare i falsi maestri e gli impostori. E’ veramente difficile trovare qualche pratica che sia dalla parte degli esseri umani, senza secondi fini. Dipende da dove è nata, chi l’ha sviluppata e con quali finalità. Ritengo il mio insegnamento (yoga shivaitico del kashmir) essere una di queste. Ci tenevo a chiarire tutto questo. Io porto avanti il mio insegnamento con tutta la passione che ho come immagiono lei faccia con i suoi studi scientifici ed analisi di costume. Le auguro buone feste ed un caro saluto anche per la sua famiglia. Ivano Corallo.

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    • bruce ha detto:

      Buongiorno anche a lei Ivano

      Anch’io mi sono imbattuto casualmente nel tantra yoga.
      Come avrà letto, mi sono incuriosito di questa pratica dal momento che me ne aveva parlato un amico che non è stato in grado di spiegarmi la filosofia di questa pratica.
      E cosi sono andato su internet che è il mezzo migliore per informarsi, e così ho fatto.

      Ma attenzione, non ho cercato siti qualsiasi sparsi qua e là contrariamente a quanto lei creda, ma siti seri come Wikipedia (a meno che lei non definisca cialtroni anche loro) e soprattutto siti gesti da maestri del tantra come lei e potrei farle dei nomi.

      Il risultato di questo approccio è quello che ho riportato nel mio blog. Ho capito che il tantra ha dubbie origini.
      E’ una pratica estranea al pensiero e alle religioni originari dell’India. E non sarebbe nemmeno una filosofia ma semplicemente una “via”.
      E soprattutto non ha nulla a che fare con le categorie filosofiche, sociologiche, e antropologiche come lei ERRONEAMENTE sostiene .Il tantra è caratterizzata (wikipedia) da un insieme di pratiche e un miscuglio di credi sostanzialmente differenti e scollegati da ciò che era noto delle religioni dell’India.

      Se il mio approccio alla comprensione è stato preconcetto e superficiale questo sicuramente è merito di quello che alcuni di VOI hanno scritto e che non hanno contribuito a sciogliere la mia curiosità.
      E tanto meno lei, dall’alto della sua intelligenza, non è stato in grado di aggiungere alcuna spiegazione di cosa sono queste “pratiche” che lei insegna. Non una sola parola. Ma solo una gran quantità di frasi non pertinenti “confezionate” ad arte (probabilmente già a suo tempo) da dare in pasto ai suoi “clienti” e a chi ha seri dubbi sulle vostre pratiche. Insomma una specie di lungo discorso auto difensivo.

      Nel cammino tantrico vengono ben distinte le vie cosiddette “della mano destra” e “della mano sinistra”: a quest’ultima appartengono le note pratiche che prevedono l’unione intima tra uomo e donna come parte integrante del percorso spirituale.
      Per il non iniziato l’atto sessuale è un’esperienza limitata, nello spazio (in quanto incentrata sugli organi sessuali) e nel tempo (di breve durata, limitata ad un effimero istante di piacere fisico): grazie al Tantra l’adepto riesce ad espandere la propria percezione della sessualità, trasformandola in un’esperienza divergente cui partecipa ogni cellula del suo corpo, ogni fibra del suo essere, ed in cui il tempo nella sua accezione comune cessa di esistere.
      Nel momento in cui essa è risvegliata, si muove lungo un canale energetico (detto Sushumna Nadi) disposto per tutta la lunghezza della spina dorsale, attraversa il cervello e poi un’area detta “osso della fontanella” disposta sulla cima della testa (la parte del cranio che è morbida nei neonati); infine la Kundalini fuoriesce e si connette con l’energia universale e questa unione è detta appunto yoga
      Kundalini prende l’energia sessuale nella sua forma radicale e la converte in energia spirituale di frequenza estremamente alta, che permette lo sviluppo e l’attivazione delle attività paranormali “buone”.
      Kundalini è paragonabile ad una sorta di rete internet divina, consente agli esseri umani che lo desiderano uno stato di Unione (Yoga) spontanea (sahaja) con il “Divino”
      Quando giunge “la fine del mondo”, le kundalini affluiscono nella Coscienza del Creatore. Ma le anime che non hanno fatto in tempo ad unirsi con l’Atman (è la parte migliore, Divina dell’organismo pluridimensionale di ognuno di noi), vengono distrutte fino allo stato di protopurusha

      Ora con tutta la umanità ed il buon senso che lei mi consiglia, faccio molta fatica a dare un senso compiuto a queste frasi in libertà. Faccio molta fatica a considerare queste pratiche una cosa seria. Non hanno nulla in comune con il suo senso artistico, la filosofia e compagnia bella.
      Chi ha buon senso e un briciolo di cervello non può che considerarle solo cialtronate.

      Quindi, (apostrofando una sua frase), è giusto e più che normale partire dall’assunto che ci sono dei cialtroni che approfittano dell’ingenuità delle persone per manipolarle dando come conseguenza logica che il tantra e lo yoga (od alcuni aspetti specifici come la kundalini) sono delle stupidate senza senso.

      Ma non è finita.
      Poiché la mia formazione empirico-positivista mal si presta – come lei afferma – ad indagare oggetti come lo yoga e il tantra, ebbene ho fatto di più: sono andato oltre approfondendo l’argomento e indagando.
      E cosa ti scopro?
      Solo tecniche pseudo-sessuali finalizzate a scopo di lucro. Immondi video-pornografici di sesso tantra. Sfruttamento delle debolezze altrui. Testimonianze di assoggettamento psicologico. Giuramenti coercitivi. Denunce, indagini della magistratura in tutta Italia e anche nelle sedi di scuole internazionale di yoga per associazione a delinquere, riduzione in schiavitù, tratta di persone e violenza sessuale continuata.

      In tutto questo indegno spettacolo, le fa onore quando dice che farà di tutto per smascherare i falsi maestri e impostori. Ma forse non ha ragionato abbastanza che proprio queste pratiche che lei insegna sono di per se ingannevoli.
      Parlano esattamente così e dicono la stessa cosa i cartomanti, chiaroveggenti, streghe, stregoni. Dicono la stessa cosa con molta enfasi i falsi profeti che curano il cancro con infusi vari, pranoterapeuti, le omeopatie che vendono illusioni, i vegani che dicono di curare il diabete con le erbe, i santoni che predicano esercizi mistici per raggiungere la pace spirituale, gli esoterici, e per concludere proprio chi insegna pratiche ambigue come il tantra e la kundalini.

      Ma forse non è il suo caso. Forse lei inconsciamente è una brava e onesta persona caduta in questa rete e plagiata da esserne coinvolto emotivamente. E’ la peggiore delle situazioni.
      E nemmeno la biasimo perché gli esperti dicono che queste pratiche sono come una droga da cui è difficile uscirne fuori. Offusca la mente e quella razionalità che dovrebbe portarla ad essere lontani da queste pratiche.

      Se così non fosse, ma è una precisa scelta, allora lei non ha ben presente che siamo usciti dal medio evo 1000 anni fa e la scienza è andata avanti. Che lo Stato ho istituito professioni legalmente riconosciute. Farmaci e cure adottate solo dopo essere passate al vaglio delle sperimentazione e al superamento della validità scientifica.
      Mi riferisco in particolar modo alla medicina ufficiale. Tutto quello che è “alternativo” e va fuori dal riconoscimento ufficiale della scienza sono solo pratiche “estemporanee” che ben si prestano a circuire le persone.
      Lo Stato ha il DOVERE di tutelare i suoi cittadini e soprattutto i più deboli. Lo Stato dovrebbe intervenire con più forza a stroncare queste pratiche “non riconosciute” che non hanno nulla di scientifico, buone solo per cialtroni senza scrupoli. Lo Stato dovrebbe porre fine a queste pratiche di condizionamento psicologico. E le forze dell’ordine a smascherare queste sette.

      Onestamente sono costernato della facilità con cui le persone sono attirate dal fascino di certe pratiche. Sono stupito dalla abilità di circuire le persone con parole strampalate senza senso e argomenti fraudolenti.

      Mi rincresce constatare che ci portiamo ancora indietro questo retaggio medioevale, difficile da debellare ed ancora radicato nelle menti più deboli.
      E soprattutto che non lo abbia capito una persona intelligente come lei che tanto si affanna a dare consigli di informarsi quando lei stesso ne avrebbe bisogno. Soprattutto di saperne un po’ di più di scienza e non di pratiche “esotiche”.

      Un caro saluto

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      • Ivano Corallo ha detto:

        Sig. Silvano desidero precisare quanto segue:

        – 1) Il mezzo migliore per informarsi non è internet ma sono i testi universitari da studiare. Gliene cito due fondamentali, semmai avesse l’onestà intellettuale di leggerli.

        Il primo tratta dello shivaismo tantrico che è la filosofia di riferimento del Tantra (nonchè dell’induismo del buddismo e di tutti gli yoga che ne sono derivati), di fondamentale importanza quindi. E’ stato scritto da Kamalakar Mishra (è un insigne studioso, pensatore e praticante della filosofia indiana, soprattutto della tradizione spirituale del Tantra, ed è un esperto rinomato dello Śivaismo del Kaśmīr, la più importante scuola filosofica della tradizione tantrica. Nato nel Bihar, ha studiato presso la Banaras Hindu University (B.H.U.) a Varanasi, dove ha insegnato fino al 1997 divenendo uno dei più eminenti e illustri docenti del Dipartimento di Filosofia e Religione. È stato professore emerito del Dipartimento di Studi Yogici, presso la Wonkwang Digital University, Iksan City,Corea del Sud. Tiene conferenze, in India e all’estero, su aspetti della filosofia indiana, tantra, yoga,induismo e valori educativi; ha pubblicato libri e articoli su tali tematiche. Il testo è stato tradotto in italiano dallo sanscritista Purnanada Zanoni (http://www.purnanandazanoni.com):

        “Tantra lo Sivaismo del Kasmir” edizioni Laksmi.

        Il secondo testo è stato scritto da Daniel Odier (che tra l’altro è il mio maestro), scrittore, viaggiatore e studioso del Tantra e descrive l’incontro e la trasmissione dell’insegnamento tantrico della yogini Lalita Devi nella regione indiana del Kashmir. Dopo la pubblicazione di questo libro Daniel Odier è stato incaricato come docente di un corso di tantra presso l’Università di Berkley in California. Dalla lettura di questo libro si comprende chiaramente in cosa consiste il tantra e la sua pratica:

        Daniel Odier “Tantra l’iniziazione di un occidentale all’amore assoluto” edizioni Beat.

        Mi permetto anche di citare il mio sito che raccoglie numerosi scritti sul Tantra: http://www.tantrakashmir.com

        – 2) Vi sono solo due maestri tantrici della tradizione autentica kashmira: Daniel Odier (http://www.danielodier.com/ITALIAN/entree_i.html) ed Eric Baret (http://www.bhairava.ws/accueil.html), la prego quindi di fare riferimentoi a questi se vuole imparare qualcosa di serio sul Tantra sia a livello teorico (libri) ma anche a livello pratico (seminari).

        – 3) Una descrizione chiara del Tantra è la la seguente:

        Introduzione a: “Tantra, l’iniziazione di un occidentale all’amore assoluto”

        Il tantrismo shivaita del Kashmir occupa un posto eccezionale nella storia del pensiero. Nato più di settemila anni fa nella valle dell’Indo, questa corrente mistica, scientifica e artistica della cultura dravidica congloba la totalità delle potenzialità umane, senza alcuna esclusione e privilegia l’azione dell’adepto che si impegni totalmente sulla via della conoscenza. Il tantrismo è, probabilmente, la sola filosofia antica che abbia attraversato tutti i sussulti della storia, tutte le invasioni, tutte le dominazioni, per giungere fino a noi intatta in trasmissione ininterrotta da maestro a discepolo, la sola anche a conservare l’immagine della Grande Dea, senza operare l’invasione di potere tra la donna e l’uomo per favorire quest’ultimo. Intere generazioni hanno seguito grandi maestre donne e, ancor oggi, numerose yogin trasmettono questa saggezza immemorabile. I grandi maestri uomini hanno spesso conservato l’abitudine di trasmettere l’iniziazione attraverso una discepola per potenzializzarla alla sorgente stessa della potenza.
        La popolazione dravidica fondò le grandi città di Mohenio Darò e Harappa. La loro civiltà si estendeva dalla valle dell’Indo, nel Pakistan attuale, fino al Mar Rosso e al Mediterraneo. L’invasione di tribù ariane venute dall’Ucraina, tremila anni fa, ha messo fine alla civiltà dravidica ma la formidabile corrente mistica che la sosteneva è sopravvissuta. I maestri fuggirono dai villaggi occupati e si installarono nelle campagne e in luoghi inaccessibili della catena dell’Himalaya. Il tantrismo shivaita è risorto alla luce del sole a partire dal IV secolo della nostra era nel Kashmir, regione naturalmente posta agli incroci di grandi vie culturali e commerciali. Il Kashmir faceva parte del misterioso paese di Oddiyàna situato tra l’Afghanistan, l’India e il Pakistan. Includeva la valle di Swàt, luogo di nascita di numerosi Màhasiddha e Dakim, grandi iniziatori e iniziatrici tantrici che diffusero la dottrina nel resto dell’India, nel Nepal, in Cina e nel Tibet. Shiva e Shakti, coppia divina inseparabile, sono gli dei della danza estatica e i creatori dello yoga che permettono agli adepti di ritrovare il divino alla radice del loro proprio spirito con l’aprirsi del cuore. Noi, in Occidente, abbiamo l’abitudine di progredire in un universo fondato sulla dualità: all’inizio, «Dio separò la luce dalle tenebre» (Genesi, 1, 3). E essenziale capire che il tantrismo si colloca al di qua di tutte le separazioni tra la luce e le tenebre, tra uomini e dei. Il tantrismo è non-duale, considera la natura dello spirito come fondamentalmente illuminata che racchiude quindi la totalità del divino. Essa è la sorgente dalla quale nascono e alla quale ritornano tutti i fenomeni, tutte le differenziazioni, tutte le creazioni mistiche e divine, tutti i testi sacri, tutti gli insegnamenti, tutte le dualità considerate come fantasmagoriche.
        Il lavoro del tàntrika, l’adepto tantrico, è dunque quello di dissipare gli offuscamenti illusori da cui sorge l’ego che pone le differenze. Il tàntrika realizza allora la natura del suo pro¬prio spirito, intrinsecamente puro. In un pensiero dualistico noi immaginiamo Dio al di fuori di noi e dirigiamo il nostro desiderio di unione verso l’esterno. Nella nondualità, la ricerca è rovesciata, l’energia mistica è rivolta verso l’interno, verso lo spirito. Realizzare la natura dello spirito è quindi la suprema attuazione. In questa prospettiva, le passioni non sono più considerate come antagoniste alla vita mistica. La loro energia è utilizzata direttamente dal tàntrika ed è in questa grande fiammata che l’ardore dissolve l’ego.
        Non c’è bisogno di dire che quella idea, assai diffusa, che riduce il tantrismo a delle vaghe tecniche sessuali, destinate ad affrancare miracolosamente, sotto il pretesto della spiritualità, coloro che le praticano, non ha nulla a che vedere con lo shivaismo. Tali pratiche, inefficaci poiché non fondate su una vera ascesi yoga che presuppone il triplice dominio del respiro, della vacuità mentale e del processo del corpo, non sarebbero che delle gioiose deviazioni, se spesso non vi si mischiasse l’inganno.
        Il tantrismo è una via d’amore totale che conduce verso la libertà dell’essere.

        – 4) Io non mi devo difendere da nulla (come lei afferma), tantomeno dalle sue idee, per me sono irrilevanti. Le ho risposto solo per correttezza affinchè chi legge il suo blog abbia, oltre le sue sul Tantra distorto anche le informazioni sul sul Tantra autentico. Io insegno onestamente ciò in cui credo e Sig. Silvano, non ho clienti infatti, come le avevo già spiegato, insegno solo per passione ed amore e non chiedo denaro, ripeto non chiedo denaro, quindi non ho nessun cliente. Chi segue i miei insegnamenti lo fa con altrettanta passione.

        -5) Il brano che lei riporta fa riferimento al rituale del Maithuna. In questo antichissimo rituale l’accoppiamento non viene vissuto come una frenetica e meccanica copulazione finalizzata al piacere che sfocia nell’orgasmo eiaculatorio (come spesso avviene nella maggior parte dei rapporti di coppia nella nostra società). Ma l’accoppiamento viene vissuto molto più lentamenete, in uno stato di rilassamento e nella piena coscienza della presenza di tutti i sensi. In tal modo l’attenzione non è concentrata solo sul movimento pelvico e sulla spinta dell’uomo, ma avviene con un dolce movimento della donna che, posizionata sopra all’uomo, accompagna la respirazione addominale al movimento contrapposto del coccige insieme al bacino. Il piacere sale e si espande lentamente e da il tempo di assaporare tutte le sensazioni, tattili, olfattive, visive ed uditive. L’orgasmo dell’uomo spesso avviene diverse volte e senza eiaculazione. La fuoriuscita fisiologica del seme infatti non è, come comunemente si pensa, necessariamente legata all’orgasmo. In questo modo l’uomo si armonizza maggiormente alla donna che raggiunge l’orgasmo in tempi più lunghi e che nella frenesia copulatoria dell’uomo spesso non lo raggiunge nemmeno. Il sesso è una manifestazione naturale dell’essere umano e poichè il tantra è una via spirituale che non esclude nulla della realtà umana come fonte per raggiungere la pienezza della vita, utilizza l’energia sessuale nel modo più completo e profondo possibile per aiutare gli esseri umani a pervenire più facilmente alla gioia. Questo rituale fa parte della tradizione millenaria del tantra e veniva praticato dalle yogini, praticanti eremite nelle regioni del nord dell’India ai piedi dell’Himalaya. Da questa tradizione al giorno d’oggi viene tratto spunto per per costruire dei percorsi di miglioramento dell’intesa sessuale nelle coppie in crisi. Questo approccio è stato bene e seriamente sviluppato dai coniugi Zadra che hanno anche una scuola a Milano ed hanno pubblicato diversi libri sull’argomento. (http://www.maithuna.it).

        Un passo per comprendere la Kundalini è il seguente:

        La kundalini nel tantrismo kashmiro
        (di: Daniel Odier)

        Siamo ciò che cerchiamo

        Anche in questo caso, come su molti altri argomenti, possiamo dire che i maestri kashmiri abbiano una visione particolare dell’energia della Kundalini e del suo risveglio. La mia maestra Devi, presso la quale ho vissuto tale esperienza, insegna che non si può fare nulla per attivare il risveglio e che tutti gli “esercizi” per far salire la Kundalini provocano solo delle catastrofi energetiche. Stimolare il risveglio utilizzando delle tecniche equivale, secondo lei, a stuzzicare un cobra con un bastone, senza rendersi conto che il cobra non è ingabbiato. È un gioco che può avere conseguenze pesanti. Questa visione è opposta a ciò che praticano o si immaginano la maggior parte dei seguaci del “kundalini yoga” sciroppato all’occidentale. Secondo Devi occorrono due cose perché ci sia veramente il risveglio : un terreno energetico completamente aperto e una relazione profonda con un maestro autentico della tradizione.
        Il lato iconoclasta ed assoluto dei maestri tantrici kashmiri è fondato su una visione estremamente profonda delle cose che manda in corto circuito qualsiasi ambizione di “fare”, di “raggiungere” e di “divenire”. Questa modalità di stroncare subito tutti i fantasmi spirituali è una specialità kashmira e soprattutto della scuola Pratyabhijna a cui appartiene Devi. Pratyabhijna significa “riconoscere spontaneamente il Sé”. Questo riconoscimento è fondato principalmente sulla fine di qualsiasi proiezione e sulla comprensione che noi siamo ciò che cerchiamo. Questo ritorno al Sé implica l’abbandono di una ricerca lineare indirizzata verso un fine per realizzare il compimento del proprio essere. È il senso del grande mantra “Soham” Io sono Shiva. Prima che l’idea di raggiungere qualcosa nasca, Io sono la totalità. Questa scuola è prima di tutto una non-via (anavopaya) dove il silenzio libera la potenzialità della Kundalini. Una stanza del Vijnanabhairava tantra descrive molto bene questo luogo di ritorno, anteriore a qualsiasi ricerca, in cui le yogini e gli yogin immergono in ogni istante le percezioni con la rapidità di una tigre :”Prima di desiderare, prima di sapere: Chi sono io, dove sono ?”, questa è la vera natura dell”Io’. Questa è la spazialità profonda della realtà”.

        Kundalini, Shakti, Kalì

        Ma cos’è la Kundalini, che viene definita anche “acciambellata” perché compie tre giri e mezzo alla base della colonna vertebrale nel bulbo, davanti all’osso sacro. Spesso rappresentata come un serpente addormentato, la Kundalini non è altro che la Shakti, l’energia primordiale.
        Nella nostra scuola è spesso associata a Kalì ed è parte integrante dello Yonitantra, testo molto segreto dell’iniziazione alla Grande unione, di cui fanno parte il rituale di adorazione di Kalì, i mantra e la meditazione dei suoi mille nomi. Se i tantrici associano Kalì alla Kundalini evocata da uno dei nomi della terribile dea, “Cordone di luce che freme sul serpente della Kundalini”, è proprio per far meglio comprendere agli incoscienti che vorrebbero scatenare questa forza che si tratta di una potenza terrificante. Devi diceva che un risveglio prematuro della Kundalini avrebbe sconvolto il malcapitato. È un po’ come lanciare un razzo in un tubo otturato. Ma l’associazione a Kalì è più profonda. Kali non è soltanto la guardiana di un territorio di fuoco, prima di tutto è la grande dissipatrice delle tenebre, è colei che sgomina la paura, i legami all’ego, che dà la forza per compiere la sadhana. È lo spazio, e per i suoi adoratori è, prima di tutto, un amore che non conosce limiti, poiché il tantrika si libera di tutti i limiti.
        Dato che l’iniziazione di Kalì precede quella della Kundalini, si può facilmente comprendere quanto sia illusorio pensare di raggiungere il risveglio della Kundalini prima di aver totalmente assunto la propria parte ombra e di aver affrontato i propri terrori sepolti. Quando Kalì ha stroncato l’ego, quando la presenza alla realtà e il fremito spanda sono radicati, allora potrebbe forse esserci un’iniziazione della Kundalini, che è l’apoteosi dell’iniziazione sessuale della Grande unione. Tutto ciò implica la previa unione del tantrika all’universo, perché l’iniziazione sessuale è la celebrazione di uno stato di espansione in cui la yogini o lo yogin si trova di già.

        L’apertura del cuore

        Per i maestri kashmiri la Kundalini non si risveglia attraverso un’azione sul chakra di base, Muladhara, ma unicamente attraverso l’apertura del Cuore, il chakra centrale. Quando il Cuore è aperto, tutti gli altri chakras lo sono necessariamente, quindi il canale centrale, Susumna, è libero da ogni occlusione energetica, emozionale o mentale. Il maestro, vedendo che il discepolo è spazio, può allora scatenare la risalita della Kundalini facendo un solo corpo col suo discepolo. Questa concezione molto bella collega il risveglio della Kundalini alla pratica di tutte le stanze dello yoga tantrico esposte nel Vijnanabhairava tantra ed è in questo modo che insegnano i maestri. Quando l’insieme della sensorialità, delle emozioni e del mentale non è altro che coscienza placata e vibrante, l’energia fondamentale della Kundalini non deve neppure essere sollecitata, risale naturalmente e spontaneamente, messa in effervescenza dalla presenza del guru.
        Questa effervescenza che risulta dalla relazione maestro/discepolo si realizza senza sforzo, anche al di fuori di qualsiasi attività o insegnamento, semplicemente grazie alla sola presenza del maestro. Più che cercare di raggiungere un territorio, il tantrika si abbandona totalmente al fremito del suo maestro che risveglia in lui l’eco della propria essenza assoluta e vibrante. Questi due strumenti perfettamente accordati, maestro e discepolo, condividono allora la vibrazione fondamentale nella presenza assoluta alla Realtà e l’energia di questa Realtà non è altro che la potenza della Kundalini.
        Quando chiesi a Devi quale fosse la qualità primaria di un tantrika, lei mi rispose : la capacità di meravigliarsi. Abbandonarsi è rilassare completamente il corpo, le emozioni ed il pensiero nella presenza vibrante all’istante. È al contempo facile vivere in questo stato qualche secondo più volte al giorno, e difficile farne un’esperienza che divenga la base della ricezione del flusso di realtà. Per poterci arrivare occorre liberare l’intuizione attraverso “l’intensità dell’adorazione appassionata” che emerge quando la dualità si stempera. Il tantrika si riconosce allora come totalità e l’energia della Kundalini si risveglia.

        Una potenza temibile

        La maggior parte delle descrizioni di risalita della Kundalini è drammatica e dà l’idea di una potenza intollerabile. L’esempio più bello di questo tipo di risveglio si trova nel meraviglioso libro di Gopi Krishna, un modesto allievo di yoga, un funzionario kashmiro che visse in modo intenso questo violento scatenamento. Racconta questa esperienza bella e terrificante nella sua autobiografia, di un’immensa umanità. Gopi Krishna narra la sua sofferenza fisica, le frange di follia, i sussulti rilucenti e infine la liberazione.
        Devi aveva in qualche modo addomesticato questa potenza terribile attraverso l’apertura dello spazio. In uno spazio aperto la forza può diventare estremamente dolce pur conservando tutto il suo potere illuminante. Il risveglio della Kundalini che Devi ha innescato in me possedeva questi due aspetti e, soprattutto, non dava l’idea di un percorso lineare, ma anzi di una sfera di fuoco che includeva tutto il corpo e portava all’interno della sua potenza anche uno spazio di grande femminilità. Dopo, durante il periodo di integrazione di questa esperienza, ho conosciuto la sofferenza, la depressione, la solitudine, e le ho attraversate per ritrovare la luce integrale liberata dalle scorie delle abitudini ripetitive.

        L’inizio di una trasformazione integrale

        Il risveglio provocato dalla risalita della Kundalini non è altro dunque che l’inizio di una trasformazione integrale. È ben lontano dall’essere il raggiungimento di un livello definitivo dove tutti i problemi sono risolti e dove si è immersi in un’estasi permanente. Occorrono ancora alcuni decenni per affrontare la propria realtà alla luce fondamentale di quell’istante eccezionale. Il mentale ha bisogno di tempo per non fissarsi più, il corpo ha bisogno di tempo per rilassarsi completamente. Le emozioni hanno bisogno di spazio per fluire senza freno nell’assenza di ego. Allora, a volte, la Kundalini si manifesta spontaneamente, a volte compare durante l’unione continua con la yogini o lo yogin che ne fa esperienza grazie al maestro.
        Nella nostra epoca dove gli insegnamenti più profondi sono stati riformattati in un minestrone insipido, è difficile immaginare che le forze che si evocano abbiano la potenza di un cataclisma. Si preferisce pensare che si tratti di un brivido di piacere che rapisce i sensi e che si considera a torto come un’estasi. Se ci si vuole sbarazzare completamente di tutte le idee sdolcinate sullo yoga, i chakra, la Kundalini e la ricerca tantrica, non c’è niente di meglio del contatto con un maestro tantrico o, in mancanza, della lettura di un’opera radicale sul tema, come ad esempio “Agora II, Kundalini” dove Robert Svoboda illustra gli insegnamenti del suo maestro Agora Vimalananda. Niente di più sano e di più disillusorio. Vimalananda si rallegra del fatto che i chakra degli esseri umani siano chiusi o ridotti, come dice Devi, ad ammassi di tensione, perché altrimenti sarebbero pazzi. Allora, assolutamente, non fatevi “aprire” i chakra, come propongono alcuni praticanti.

        Una via verso il Kundalini Yoga

        Cosa fare se si è veramente interessati a tutto questo ? Prima di tutto uscire dall’idea romantica che ci fa credere che alcune pratiche abbiano il potere di trasformarci radicalmente nella felicità. Non esiste. Ci vuole un impegno totale e occorre cominciare dal punto meno esotico : lo yoga della presenza nell’abbandono totale di qualsiasi obiettivo. La pratica non conduce da nessuna parte. Il frutto è la pratica, la pratica è il frutto. Quando si instaura la presenza, il corpo, la sensorialità, le emozioni ed il mentale ritrovano la loro unità. Allora la presenza estatica si infiltra nella banalità del quotidiano e a partire da lì, senza alcun espediente, le pratiche che ci attirano avranno la possibilità di manifestarsi. Appena non si vuole nulla si crea lo spazio e ciò che era ricacciato al fondo di noi stessi può emergere naturalmente. L’alone artificiale dell’azione “magica” sessuale o logica che dovrebbe portarci là dove non siamo fa parte dei nostri sogni di occidentali. La via tantrica è altrove, è ardua, riservata a coloro che hanno una natura appassionata, ma è anche rapida se il suo sviluppo avviene all’interno di una trasmissione autentica. Allora come cantava Lalla, poetessa e maestra kashmira del XIV sec. :

        “Quando la mente che separa si assopisce
        La Kundalini si sveglia !
        La fonte dei cinque sensi sgorga ininterrotta.
        L’acqua della presenza continua al mondo
        E’ dolce ed io la offro a Shiva.
        Il fremito perpetuo della coscienza
        E’ lo stato supremo”

        – 6 Cito: “Ma forse non è il suo caso. Forse lei inconsciamente è una brava e onesta persona caduta in questa rete e plagiata da esserne coinvolto emotivamente. E’ la peggiore delle situazioni. E nemmeno la biasimo perché gli esperti dicono che queste pratiche sono come una droga da cui è difficile uscirne fuori. Offusca la mente e quella razionalità che dovrebbe portarla ad essere lontani da queste pratiche”.
        Dunque io non sono caduto in nessuna rete, sono perfettamente consapevole di quello che faccio e delle mie scelte e sono molto più razionale di quanto lei possa immaginare. Nella mia vita ho sempre sentito una necessità di fare emergere la mia dimensione spirituale di bellezza ed armonia celata nel mio cuore. Il Tantra è la pratica corretta per fare ciò. Quindi dopo e solo dopo averla speriementata l’ho definitivamente “sposata” e mi piace talmente che la insegno pure con passione e successo. Naturalmente sono stato fortunato ad avere degli autentici maestri, ho studiato seriamente e sono anche una persona moralmente ed eticamente a posto. Forse per tutte queste ragione il Tantra che conosco ed insegno non ha nulla a che vedere con quello distorto e pericoloso cui lei fa riferimento. Mi dispiace che questa pratica millenaria e pura sia stata contaminata e ridotta a puro sfruttamento sessuale, economico o plagio delle persone. Non è colpa mia e la prego di non mettermi in quella categoria di persone. Spero di averle dato qualche spunto in più per capire il Tantra, per lo meno quello vero. La prego di tenere conto che l’insegmamento corretto esiste, eccome se esite e va ben distinto da quelli distorti. Quindi mi rivolgo, se non a lei che non è intreressato, a tutte quelle persone che eventualmente lo fossero di avvicinarsi al Tantra tramite i maestri ed i testi che ho citato sopra. Certamente non si troveranno a finire in una setta o in preda a qualche pazzo psicopatico. Se lei fosse un mio alievo le spiegherei molte più cose ed in profondità e sopratutto potremmo sperimentare insieme il Tantra ed i suoi yoga; infatti credo molto di più nello sperimentare e nel mettere in comunione che nella discussione logica e simbolica; ma il contesto virtuale in cui ci siamo conosciuti non me lo permette. Signor Silvano la saluto e le auguro buona fortuna per le sue attività e la sua vita. E mi raccomano studi!!!

        Ivano Corallo

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        • bruce ha detto:

          Grazie Ivano, grazie per i suoi copia ed incolla, andrò a schiarirmi meglio le idee sul suo sito su questo guazzabuglio di pratiche differenti e contrastanti una dall’altra da lei descritte.
          Per il resto ma non mi hai aggiunto nulla di nuovo, perché tutti questi paroloni li ho già letti e ne sono rimasto infastidito per il vuoto del loro significato.

          Una persona “normale” non ha bisogno di ricorre a queste pratiche. I religiosi l’amore assoluto lo trovano nel loro Dio e non in queste illusorie pratiche da stregoni.
          Un coppia non ha bisogno di essere istruita come azionare le proprie mani per stimolare la sessualità del partner. Una coppia che ha problemi di relazione sessuale farebbe bene a rivolgersi alla medicina ufficiale e non a sedute pseudo-pornografiche.

          Ad ogni buon conto, avrei piacere, al contrario, che lei mi indicasse qualche “testo scientifico universitario italiano”, qualche facoltà italiana dove viene insegnata e relativi professori (tanto per sapere cosa ne pensa la comunità scientifica italiana che conta). Se è materia riconosciuta e degna di un corso di laurea vista l’importanza che lei gli attribuisce a livello planetario. Sarebbe proprio un peccato che lo Stato italiano si privasse di tali insegnamenti per migliorare lo stato spirituale e sessuale dei propri cittadini. Mi piacerebbe leggere qualche dimostrazione scientifica di queste pratiche se è vero che ha qualcosa di scientifico come lei ci dice. Mi piacerebbe non leggere solo paroloni senza senso ma qualche formuletta-scientifica magica per “dissipare gli offuscamenti illusori da cui sorge l’ego che pone le differenze”.

          Perché sappia, di cialtroni il mondo ne è pieno, come è pieno di falsi studiosi, pensatori di colorite filosofie presunte indiane finalizzate sono a vendere libri o imbrogliare il prossimo. Se ne vedono ogni giorno, anche in televisione, che truffano, imbrogliano. E sono tutti medici o presunti studiosi di pratiche di origine spirituale che vengono guarda caso tutte da quelle parti. Non le sembra un po’ strano. Quelle popolazione ne devono aver avuto di problemi. E ne devono ancora avere.

          Ed ora è il caso di riportare alcune sue definizioni del tantra che mi avrebbero dovuto schiarire le idee.
          – Tantra: l’iniziazione di un occidentale all’amore assoluto
          – Il tantrismo è una via d’amore totale che conduce verso la libertà dell’essere.
          – Corrente mistica, scientifica e artistica della cultura dravidica congloba la totalità delle potenzialità umane, senza alcuna esclusione e privilegia l’azione dell’adepto che si impegni totalmente sulla via della conoscenza
          – Il tantrismo si colloca al di qua di tutte le separazioni tra la luce e le tenebre tra uomini e gli dei
          – Il tantrismo considera la natura dello spirito come fondamentalmente illuminata che racchiude quindi la totalità del divino
          – E’ la sorgente dalla quale nascono e alla quale ritornano tutti i fenomeni, tutte le differenziazioni, tutte le creazioni mistiche e divine, tutti i testi sacri, tutti gli insegnamenti, tutte le dualità considerate come fantasmagoriche.
          – Realizzare la natura dello spirito è quindi la suprema attuazione In questa prospettiva, le passioni non sono più considerate come antagoniste alla vita mistica. La loro energia è utilizzata direttamente dal tàntrika ed è in questa grande fiammata che l’ardore dissolve l’ego.
          – Il tantrismo è una via d’amore totale che conduce verso la libertà dell’essere
          – Siamo ciò che cerchiamo
          – L’apertura del cuore

          Stupefacente. E la finisco qui per correttezza verso chi legge.

          Ed io dovrei dare credito a tutte queste parole in libertà?
          Dovrei credere (tanto per fare un esempio) al risveglio della kundalini che partendo “dall’osso sacro” si muove lungo un canale energetico (detto Sushumna Nadi) disposto per tutta la lunghezza della spina dorsale, attraversa il cervello e poi un’area detta “osso della fontanella” disposta sulla cima della testa (la parte del cranio che è morbida nei neonati); infine la Kundalini fuoriesce e si connette con l’energia universale e questa unione è detta appunto yoga

          Ma per favore. Siamo seri. Sii serio. Faccia qualcosa di più utile alla società anziché insegnare queste cose.

          Vedo anche, che non ha preso le distanze dalla pratica sesso tantra yoga.
          Capisco il suo imbarazzo e di chi le avrebbe lette. Eppure è la parte più oscura e inquietante del tantra.
          Mi scusi, ma con tutta la serietà e l’onestà intellettuale ci vedo solo cialtronerie. Chi ha un briciolo di cultura scientifica non può che rigettare questa stupidaggini.

          La ringrazio comunque per il suo contributo. Affinché chi passa da queste parti possa leggere in quale guazzabuglio di pratiche si trova di fronte. E magari contribuire a stare lontano da loro.

          Per quanto mi riguarda, la ringrazio per il consiglio, ma ho cose terrene, più pratiche e più serie a cui dedicarmi. E sinceramente, sono a posto con me stesso, con la mia sessualità e con la mia spiritualità.

          Magari sarebbe utile a lei leggere un po’ di scienza, magari di astrofisica per capire come funziona realmente l’Universo.
          Un caro saluto e buon 2013.
          Bruce

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          • Ivano Corallo ha detto:

            Sig. Silvano a me il Tantra è chiarissimo perchè lo studio e lo pratico. Se per lei non lo è non dipende dal tantra in se ma dal fatto che non lo conosce. Quindi la prego di avere un po’ di rispetto per la materia che lei liquida sbrigativamente come guazzabuglio.

            Il vuoto dei paroloni che lei percepisce dipende dal fatto che lei non sperimenta il tantra nella sua coscienza pertanto ne coglie solo il significato astratto e simbolico che staccato dall’esperienza risulta vuoto.

            Cosa vuol dire “persona normale” ? Persona normale non significa niente, è una astrazione concettuale. Ogni persona è diversa nei suoi interessi, aspirazioni ed esperienze di vita. Non vi è un modello di normalità se non quello trasmesso dalla cultura o dai mass media.

            L’amore assoluto ognuno è libero di cercarlo, sempre che questa ricerca gli interessi, e di trovarlo nell’insegnamento che crede il migliore per se. Per fortuna non siamo nell’islam dove se metti in dubbio maometto ti tagliano la testa. Siamo liberi di cercare e sperimentare.

            La coppia è libera di scegliere e sperimentare a chi rivolgersi per risolvere i propri problemi e se vuole fare una seduta come dice lei “pseudo pornografica” è libera di farla.

            Il tantra è un’arte spirituale e non ha bisogno di nessuna dimostrazione scientifica, come tutto ciò che appartiene alla cultura ed alla spiritualità. Come vede lei ancora una volta sbaglia ad applicare il paradigma empirico-positivista ad una pratica umanistica che per essere compresa necessita di altri strumenti di indagine come la psicologia, la sociologia e l’antropologia culturale.

            Ma dimostrare che cosa? Cosa vorrebbe “dimostrare” con metodo scientifico. La migliore dimostrazione appare come mutamento dello stato di coscienza in chi pratica. Questo mutamento è estremamente soggettivo ed ha tempi e modi diversi perchè ogni persona è diversa. Lasci perdere il metodo scientifico, qui non c’ azzecca per nulla.

            Sig. Silvano la mia citazione del Tantra che lei riporta e commenta con spirito sarcastico è a me e a tutti coloro che praticano lo shivaismo tantrico chiarissima ed illuminante. Lei non la capisce o meglio non la vuole capire perchè non le interessa capirne il significato, oppure vi cerca qualcosa di scientifico che per sua natura non contiene. Il Tantra è un percorso spirituale non è un libro di matematica o di fisica, non è 2+2=4.

            Cito: ” Mi piacerebbe leggere qualche dimostrazione scientifica di queste pratiche se è vero che ha qualcosa di scientifico come lei ci dice. Mi piacerebbe non leggere solo paroloni senza senso ma qualche formuletta-scientifica magica per “dissipare gli offuscamenti illusori da cui sorge l’ego che pone le differenze”: Sig. Silvano lo shivaismo tantrico è una filosofia patrimonio culturale di tutti gli studiosi che la vogliono approfondire e viene regolarmente studiata nelle università non è in esclusiva di qualcuno, fa parte degli insegnamenti di filosofia orientale (ad esempio fa parte del piani di studi nella Università Ca’ Foscari di Venezia: L-OR/10 denominata “Religioni e filosofie dell’India”).

            Cito: “Stupefacente. E la finisco qui per correttezza verso chi legge. Ed io dovrei dare credito a tutte queste parole in libertà?”: lei è libero di dare credito a ciò che crede, le ribadisco che il Tantra va praticato oltre che studiato per essere “compreso” ove per comprensione non si intende solo quella logico-razionale ma anche quella della propria coscienza e del proprio vissuto emotivo.

            Cito: “Ma per favore. Siamo seri. Sii serio. Faccia qualcosa di più utile alla società anziché insegnare queste cose”. Sig. Silvano io sono molto serio, non so lei. L’utilità o meno del mio insegnamento la lasci giudicare ai miei allievi. Penso di fare qulcosa di utile per la società sia aiutando le persone a raggiungere la pienezza della vita che dedicandomi attivamente alla politica sul territorio (sono attivista del Movimento 5 Stelle) e mi occupo anche di volontariato per A.N.T. (associazione nazionale assistenza malati terminali) e per Find the Cure (associazione che sostiene progetti di sviluppo nei paesi poveri del mondo.

            Cito: “Vedo anche, che non ha preso le distanze dalla pratica sesso tantra yoga.
            Capisco il suo imbarazzo e di chi le avrebbe lette. Eppure è la parte più oscura e inquietante del tantra. Mi scusi, ma con tutta la serietà e l’onestà intellettuale ci vedo solo cialtronerie. Chi ha un briciolo di cultura scientifica non può che rigettare questa stupidaggini.”: non ho nessun imbarazzo riguardo al Maithuna ed è per me una pratica del tutto chiara ed utile. Non ho preso le distanze dalla “pratica sesso tantra yoga” come la definisce lei perchè la condivido pienamente e fa parte del mio percorso di pratica tantrica. Pratico il Maithuna, non come rituale maestro-dscepolo, ma con la mia compagna che lo condivide pienamente e felicemente con me. La cultura scientifica non coincide solo con quella che lei adotta per capire e spiegare i fenomeni. Fare scienza, fare ricerca può essere anche inteso come ricerca interiore, come sperimentazione della propria coscienza. Forse per questo non ci capiamo molto. Il suo è un approccio scientifico (nel senso delle scienze fisiche e matematiche) mentre il mio è di tipo umanistico (nel senso delle scienze filosofiche, psicologiche e dell’arte). Io ho molto rispetto per tutti ma siceramente giudico sbrigativo e superficiale il suo liquidare il Tantra e lo yoga come stupidaggini. Spesso ciò che non comprendiamo lo rifiutiamo o ci fa paura. Ma questo non è un atteggiamento da ricercatori, è un rifiutare a priori perche la cosa non interessa e la sentiamo lontana dalla nostra tendenza e dalla nostra formazione.

            Quindi per concludere:

            1) Mi trovo pienamente d’accordo con lei nel condannare, scovare e denunciare intellettualmente e penalmente tutte quelle forme di pseudo religioni, new age, santoni, guru, maghi, cartomanti e mettiamoci pure pratiche tantriche finalizzate alla coercizione, al plagio mentale ed allo sfruttamento della buona fede delle persone che, comunque sono ingenuamente in ricerca di qualcosa che appaghi il loro senso di vuoto interiore. Sempre che questi reati ci siano, intendiamoci. Altrimenti si trasforma in una crociata razzista e xenofoba verso chi la pensa o si comporta in modo diverso da noi.

            2) Ci tengo a distinguere nettamente il Tantra usato a fini immorali da quello usato correttamente ai fini del benessere per le persone che lo praticano. Anche se a lei immagino sfugga questa ultima possibilità.

            3) Rispetto il suo punto di vista e le sue idee anche se la mia formazione e sensibilità mi fanno trarre dal Tantra benefici che a lei sfuggono. Ma è bello essere diversi negli interessi se no il mondo sarebbe piatto e triste. Mi piace molto guardare il cielo e rimango meravigliato dalle infinite forme e colori con cui la materia prende forma. L’infinito rimane per me un mistero. Ma la mia contemplazione del cielo, delle stelle e delle galassie (bellissime le foto della NASA) è di tipo estetico e poetico. A me piace sentire ciò che l’osservazione suscita nella mia anima come le emozioni le immagini, non mi interessa studiare il cielo e le stelle da un punto di vista dell’astrofisica.

            4) Per quanto a lei possa sembrare strano e inconcepibile l’insegnamento del Tantra e il suo perseguire il senso di pienezza e di gioia della vita è estremamente attuale per le persone che vivono oggi, anche se la sua origine si perde nella notte dei tempi. Il Tantra non è una religione nè una pratica New Age e il suo unico scopo è quello di fare riconoscere e ritornare ogni essere umano alla bellezza della propra anima. Forse lei ha un’idea del Tantra come pura tecnica di massagio erotico-sessuale, ma guardi che il Tantra è poesia, creatività, fremito del cuore. I maestri tantrici definivano il senso della pienezza della vita come “il delicato tocco di un farfalla che sfiore il cuore…”. Non mi dica che vuole analizzare scientificamente anche questa frase per dimostrare se è vera o no. Forse questa dimensione del Tantra le sfugge, forse a lei non interessa e lo posso anche capire. Il Tantra è rivolto a chi cerca tale pienezza e ne sente la nostalgia.
            Sono contento di aver dialogato con lei. E’ bello scambiarsi punti di vista diversi. Io non voglio che lei ami il Tantra come d’altra parte immagino che lei non desideri che io mi appassioni di astrofisica (avevo scritto astrofica, un lapsus tantrico, ahahahaha). Ma ogni tanto quando guarderò le stelle mi ricorderò di lei :).

            Vorrei concludere citando Rita Levi Montalcini recentemente scomparsa:

            “Tutti dicono che il cervello sia l’organo più complesso del corpo umano, da medico potrei anche acconsentire. Ma come donna vi assicuro che non vi è niente di più complesso del cuore, ancora oggi non si conoscono i suoi meccanismi. Nei ragionamenti del cervello c’è logica, nei ragionamenti del cuore ci sono le emozioni.”
            Rita Levi Montalcini

            Grazie ancora per l’attenzione e per avermi ospitato.

            Ivano Corallo.

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          • bruce ha detto:

            Ciao,
            intanto mi sarei aspettato un pur piccolo apprezzamento per il commento di cui sopra da persona sensibile. Evidentemente mi sbaglio o non l’ha notato (cosa più probabile).

            Ok, molto sinteticamente (mi devo preparare per il cenone di mezzanotte):
            Guazzabuglio?
            Mi deve credere, ho fatto fatica a contare le varie pratiche, le relative deviazioni o correnti dello yoga, la gran quantità di definizioni, e ancor più mi sono perso nelle infinite definizioni da lei date. Un modo certamente non semplice di raccontare le cose a chi ne vuole capire qualcosa.
            E poi, scusa ancora la mia pignoleria: ma cos’è questo tantra yoga? Un volta mi dici che è un’arte, un’altra volta è una filosofia, poi è una religione, poi ancora una corrente mistica, un percorso spirituale e poi ancora una via, infine anche una scienza. Oppure sono tutte quante messe insieme?
            Non dovrebbe rimane sorpreso quando definisco tutto questo un gran guazzabuglio.

            Io credo e mi scusi ancora la franchezza che siete un qualcosa priva di identità o quanto meno alla sua ricerca. Non riuscite a trovare la collocazione giusta, allora più verdure ci sono meglio riesce il minestrone.
            Ma è possibile che l’umanità con tante religioni e filosofie che ci sono in giro debba veramente aver bisogno delle vostre pratiche esotiche? C’è così tanta gente in giro che non sa chi è, ed è alla ricerca del bene assoluto? Siamo ridotti così male? O è solo merchandising? Mi scusi ho forti certezze dov’è la verità dietro questa facciata. Altro che senso mistico.

            Qualcuno mi potrebbe obiettare che nel momento in cui esistono i testimoni di Geova, i seguaci di varie profezie, i salutisti o altri movimenti transculturali rivolti alla esplorazione della spiritualità, allora possano trovarci spazio anche i tantrici. Tutto sommato sono d’accordo perché non vedo differenza con la new age interessati entrambi al vasto segmento di mercato in cui si vendono libri, beni e servizi “alternativi” connessi a tali visioni del mondo. Alla mercificazione del sesso. Perché in ultima analisi questo è il movimento tantrico, senza peli sulla lingua e rigiri cabrati di parole.

            Cos’è una persona normale?
            Suvvia, lei mi sorprende. In negativo, intendo.
            La natura ha fornito tutti gli animali di organi sessuali con cui copulare. Gli animali nel vero senso della parola lo fanno per istinto. “Normalmente” la razza umana lo fa per amore. E anche per sesso. Non ci sono pratiche precise da seguire. Viene spontaneo se è pilotato dall’amore, col passare del tempo per esperienza e tutto diventa più semplice. Mi viene difficile pensare a un’arte come da lei definita. Non riesco ad immaginare che fare l’amore equivalga a fare un quadro d’autore, o magari prendere lezioni di tantra per prendere voti a letto. Non capisco cosa c’entra il bene assoluto. Cavolate. Cosa c’entra tutto questo con il percorso spirituale è solo nella vostra testa.
            Se una coppia non funziona, non funziona, non bastano posizioni e insegnamenti vari per modificare lo stato delle cose. Se una coppia ha problemi, e lo ripeto fino alla noia, c’è la medicina ufficiale con tanto di professionisti legalmente autorizzati. Il resto è solo mercificazione del sesso. Tanto vale prendere lezioni da prostitute che la sanno lunga di questa nobile ARTE. Costa anche di meno.

            Per il resto lascio al lettore leggere e riflettere su ciò che ho tratto dal suo sito. Saranno loro a farsene una idea. Se sono chiacchiere o meno.
            Se qualcuno di voi riuscirà a leggere fino in fondo allora siete pronti per il tantra yoga, altrimenti non fa per voi, lasciate stare, non vi perdete nulla.

            Buona lettura.
            (dimenticavo: per precauzione munitevi di pasticche contro il mal di testa)

            “Tantra” deriva dalla radice “tan” che significa espansione, vastità, totalità. La medesima parola è usata anche per definire la trama del tessuto.
            Trasmesso da numerose linee di tradizione di cui alcune trovano origine cinque o seimila anni fa nella valle dell’Indo, il tantra è una via non-duale giunta al suo apogeo tra il VII ed il XIII sec. nel regno dell’Oddyana, nel vicino Kashmir e nell’Assam, posto agli antipodi della catena himalayana. Dall’Oddyana, nell’VIII sec., Padmasambhava introdusse il tantra in Tibet, mentre nello stesso periodo esso si diffondeva in tutta l’India, nel Nepal e persino in Cina, Giappone ed Indonesia. Questa via mistica ha segnato in profondità il buddhismo e l’induismo pur conservando interamente le proprie caratteristiche shivaite.
            La mia maestra, la yogini kashmira Lalita Devi, appartiene alla linea Pratyabhijna – “riconoscimento spontaneo” – che, unita alla linea Spanda -“fremito, vibrazione interiore” – , rappresenta la via tantrica più spoglia poichè si rivolge direttamente all’essenza originale dell’essere.
            Il lavoro dello yoga kashmiro verte sul riconoscimento spontaneo della nostra essenza divina o assoluta, che si traduce nel fremito interiore della non-dualità. Questo percorso, chiamato anche Sahajiya o via del risveglio spontaneo, è descritto nel Vijnanabhairava tantra, il più antico testo sullo yoga che ci sia pervenuto.
            La ricerca tantrica è totalmente imperniata sul concetto che non vi sia nulla da aggiungere o da eliminare nell’essere, poiché soltanto la libera manifestazione della sua umanità è Coscienza. Il tantrismo è l’ascesa laica per eccellenza, situato al di là del dogma, delle credenze, della religiosità, dei precetti morali e completamente integrato alla realtà quotidiana. È una via femminile e sferica che include tutti gli esseri e riconosce pienamente la potenza della donna. È una via di ritorno alla fonte originaria, all’essere embrionale che contiene il “Tutto”.
            Più che esporre il pensiero del tantra, ho preferito presentare in questo libro alcune pratiche che permettono un’intuizione immediata del suo substrato filosofico.
            Abhinavagupta, il grande filosofo tantrico che visse in Kashmir nel X sec., in uno dei suoi poemi dà questa meravigliosa definizione della via assoluta:
            “Ora poniti fuori dalla progressione spirituale, fuori dalla contemplazione, fuori dall’abile loquacità, fuori dalla ricerca, fuori dalla meditazione sulle divinità, fuori dalla concentrazione e dalla recitazione dei testi. Dimmi, qual’è la Realtà assoluta che non lascia spazio ad alcun dubbio ? Ascolta bene! Smetti di aggrapparti a questo o a quello, e restando nella tua vera natura assoluta, gioisci tranquillamente della realtà del mondo”.

            Reintegrare la totalità
            Lo yoga kashmiro esposto nel Vijnanabhairava tantra è una via millenaria di ritorno al Sé. La modalità dinamica della ricerca e della pratica permette di riunire i diversi fili che costituiscono la trama del tessuto cosmico, rendendoci così coscienti dell’intreccio, della specificità e dell’unione nel Tutto di ciascun filo. Praticare è affidarsi al gioco infinito che ci rivela ad un tempo l’architettura intima dell’essere e la sua espansione nello spazio, è divenire espressione della totalità.
            Il tantrika non ricerca nulla all’esterno di se stesso, il suo motto potrebbe essere “né dei, né maestri”. Shiva (l’energia maschile) e Shakti (l’energia femminile) non formano una coppia, sono “uno” e risiedono nel corpo del praticante. Simbolicamente sono rappresentati da un linga (fallo) che emerge da una yoni (vulva) anziché penetrarla; mentre nell’iconografia li troviamo spesso riprodotti in unione sessuale per esprimere il Tutto. Numerose pitture tantriche mostrano yogin o yogini in meditazione e nel loro spazio interiore fluttuano simboli di ogni genere per raffigurare la non esclusione del mondo esterno.
            La pratica dello yoga si rivolge direttamente alla nostra fonte più profonda. Partendo da un’accettazione globale di ciò che siamo nel singolo istante, si traduce nella reintegrazione del nostro corpo, normalmente abbandonato e ridotto al silenzio, mutilato da un’oscura incoscienza.
            La nostra vita non è un insieme di momenti lodevoli o condannabili, né un’espressione di bellezza o di abiezione, è piuttosto un flusso costante, una manifestazione dell’assoluta creatività del tutto che rimuove ogni staticità. Lo yoga è il fiume la cui la corrente porta con sé le differenze e le conduce al mare della tranquillità. La nostra natura include la totalità, contiene l’intera tavolozza umana e quando per idealismo spirituale vogliamo abbandonare l’oscuro, perdiamo la luce.
            Praticare è divenire il mondo, comprendere che è il nostro riflesso, che nessuna delle sue espressioni ci è estranea. Dall’orrore assoluto al sublime, noi siamo ciò che vediamo. Appena cerchiamo di identificarci con una sola parte del tutto, indossiamo una maschera. Questo oblio della nostra natura globale può trasformare la via spirituale nell’identificazione a un ideale che ci rende sterili e ci porta ad essere null’altro che il fantasma di noi stessi, a scivolare fuori dal tutto originale. Nella ricerca tantrica non si aspira all’astrazione dal tessuto umano, ma al contrario al suo totale emergere come coscienza dell’espansione. È la grande difficoltà di questa via, spesso paragonata a una folle corsa sulla lama del rasoio
            La pratica restituisce movimento ai nostri pensieri, alle nostre emozioni e alla nostra sensorialità. Attraverso questo movimento il corpo/mente ingloba l’espansione ed in essa l’ego si dissolve: il giudizio differenziatore si sfuma, l’agitazione mentale si cheta, il concetto di separazione svanisce nello spazio. Comprendiamo allora che tutte le forme rigide sono come una foto istantanea che blocca arbitrariamente il flusso e che ogni volta che siamo affascinati da un’immagine specifica lottiamo invano contro la fluidità del mondo.
            Quando neghiamo il corpo e la fluidità siamo una fonte tranquilla che esprime la propria violenza; quando siamo nella pace e nell’accettazione, nella fluidità e nell’amore, siamo una fonte violenta che esprime la propria tranquillità. Quando infine ci riconosciamo, riconosciamo di essere lo specchio del mondo. Attraverso questa comprensione dissolviamo il senso di colpa ancestrale e siamo pronti a praticare lo yoga del ritorno di ogni sensazione, ogni pensiero ed ogni emozione alla fonte di tutte le cose, che è spazio, tranquillità, gioia. Questa accettazione, questa reintegrazione della totalità viene chiamata “Essere”.

            Sedersi in silenzio, essere il mondo
            La seduta silenziosa ci permette di uscire dall’immobilismo che trova espressione nell’azione priva di coscienza. Nel tantra c’è una grande libertà riguardo alla postura. Molte terrecotte e le sculture più antiche della valle dell’Indo rappresentano yogin o yogini seduti con le ginocchia alzate vicino al petto e gli avambracci posati sulle ginocchia, altre mostrano la classica posizione del loto o del mezzo loto.
            La seduta è il laboratorio della tranquillità. Poco alla volta le concrezioni intime si ammorbidiscono, la respirazione addominale profonda e silenziosa si radica e di tanto in tanto perdiamo l’illusione della separazione. In questo modo reintegriamo il tutto in una dissoluzione momentanea di quella staticità che costituisce la base dell’ego. Questa esperienza è il samadhi, l’apertura di una sfera priva di centro, all’interno della quale il mondo scorre, si manifesta e si riassorbe con creatività spontanea. Definirla esperienza è eccessivo, perché in quel momento non c’è più il centro, non c’è più lo sperimentatore, c’è soltanto l’espressione dell’espansione.
            Per sedersi semplicemente e lasciar andare l’ego occorre qualche anno di pratica regolare, anche se questa “esperienza” può accadere inopinatamente sin dal primo giorno. Quando pratichiamo la seduta con piacere, possiamo cominciare ad esplorare l’espansione e ci familiarizziamo col passaggio da uno stato di tranquillità a uno stato di contrazione e chiusura. L’insegnamento della seduta è proprio l’alternanza di questi due stati che appaiono opposti.
            Un giorno perdiamo di vista alti e bassi, dilatazione e contrazione e facciamo esperienza della continuità, come fossimo un’onda dell’oceano che dal suo punto più basso trae la forza per risalire. Assaporato il piacere dell’onda, emerge la sensazione più profonda di essere acqua e dimenticando la dualità di alto-basso, contrazione-rilassamento, noi siamo infine fluidità.
            Si produce uno shock : comprendiamo all’improvviso che noi siamo ciò che cerchiamo. La via ha raggiunto la semplicità: nella seduta si sgretolano tutti i sogni spirituali e le proiezioni. Ritorniamo al nocciolo incandescente della nostra natura, che i testi chiamano “il rubino del Sé”, e riconosciamo che niente e nessuno ha il potere di alterarlo sia in positivo che in negativo. A questo punto la nostra dipendenza da un sistema, da un insegnante, da stati meditativi, da obiettivi spirituali cessa completamente.
            Nella tradizione tantrica la seduta è solo un istante della ricerca, nulla pareggia la meditazione in azione. Quando il corpo/mente ha riscoperto la sua fonte, l’introduzione del movimento evita che la seduta e la tranquillità si feticizzino e divengano momenti privi di creatività. Il tantra va completamente calato nella vita sociale, mira a integrare la percezione della seduta nella vita attiva così da non avere alcuna separazione tra l’esperienza interiore e l’azione, il mondo interiore ed esteriore. La meditazione si pratica anche con gli occhi aperti per testimoniare la comunicazione con il mondo.
            L’uscita dalla seduta è particolarmente importante, quando avviene con dolcezza ci permette di fluire nell’attività successiva mantenendo lo stato di meditazione. Meditare è essere totalmente presenti a ciò che accade, e dal momento in cui la seduta è consolidata è obiettivo dello yoga condurci all’integrazione del movimento e dello spazio.
            Lo yoga kashmiro è fondamentalmente non posturale, poco alla volta include movimenti molto dolci e molto semplici compiuti senza volontà, unicamente attraverso la presenza al respiro. Può seguire uno yoga più fisico, ma soltanto dopo una lunga preparazione. Lalita Devi insegnava che per diventare un buon hata yogin occorrevano quindici o vent’anni di pratica complessa, mentre facendo una preparazione sarebbero bastati pochi anni per integrare il movimento e lo spazio raggiungendo così l’obiettivo dello yoga.

            Verso la fluidità
            Quando accettiamo di essere a immagine del mondo pratichiamo pienamente la seduta; quando riconosciamo l’emergere della tranquillità la includiamo nel movimento; quando il movimento comincia a essere pregno della presenza non duale realizziamo lo yoga.
            Le due stanze del Vijnanabhairava tantra che si praticano all’inizio dell’ascesi ci introducono all’idea che tutto può essere yoga appena lasciamo che lo spazio penetri il nostro corpo, le nostre emozioni, il nostro pensiero. Una di esse precisa :”Là dove trovi soddisfazione, l’essenza della felicità suprema ti sarà rivelata se resti in questo spazio senza fluttuazione mentale”. L’altra :”Il desiderio esiste in te come in tutte le cose. Realizza che si trova anche negli oggetti e in tutto ciò che la mente può afferrare. Allora, scoprendo l’universalità del desiderio, penetra il suo spazio luminoso”
            Entrare nella realtà invertendo il polo del desiderio è per noi la prima pratica. Dall’istante del risveglio, il tantrika si dedica a comunicare col mondo, animato o inanimato che sia, e riconoscendo il desiderio al di fuori di sé modifica immediatamente il proprio modo di relazionarsi. Grazie alla percezione di ogni minima traccia di soddisfazione nella vita quotidiana, scopre un universo vibrante all’interno della banalità ed il suo essere profondo si apre alla gioia e all’appagamento.
            Queste pratiche portano realmente a far comparire la coscienza in ciascun momento della vita.
            Il tantrika sceglie di creare ogni giorno la propria pratica lasciandosi andare alla presenza e traendone una profonda soddisfazione. Alzarsi, posare i piedi a terra, nutrirsi, farsi una doccia, vestirsi, uscire, guardare il cielo, sono le prime pratiche dello yoga. Per qualche secondo siamo interamente presenti a ciò che facciamo e ogni volta che ci riusciamo reintegriamo la totalità.
            Il nostro corpo/mente riconosce immediatamente l’impatto profondo del nutrimento che gli offriamo e così immaginando che il cielo ci desideri guarderemo veramente il cielo, immaginando che l’acqua ci desideri potremo veramente raggiungere la fluidità e assaporando il delicato profumo di un the integreremo lo spazio.
            Il testo non ci parla di una soddisfazione limitata legata all’ego, piuttosto mette in risalto che la presenza cortocircuita il mentale differenziatore e ci fa toccare la “fluidità suprema”. Lo yoga della realtà ci spinge ogni giorno a vivere pienamente l’istante e a trovare all’interno stesso della ripetizione banale l’essenza della nostra libertà fondamentale.
            Uno dei punti più importanti di questo yoga è scoprire continuamente l’energia minima di cui abbiamo bisogno per essere presenti al mondo. Essa si modifica di ora in ora, è in relazione diretta con tutti gli elementi della nostra vita: l’aria, la luce, il cibo, la fluidità del corpo o le sue contratture, le cose viste o ascoltate, i momenti del ciclo, i corpi con cui entriamo in contatto, gli istanti di presenza o di automatismo.
            Poco alla volta arriviamo a una vera intimità con i nostri ritmi biologici, le nostre emozioni, i nostri pensieri. Lo yoga si pratica per brevi tocchi leggeri, come un gioco che duri qualche secondo. Lo yogin si accorda così al ritmo veloce della mente, senza più tentare di immobilizzarlo attraverso la staticità. Accomuniamo lo yoga al gioco perché ritrovare il gusto del gioco trasforma la banalità in un’esperienza intensa dove più nulla ci appare non degno di attenzione, al contrario tutto ci riconduce regolarmente alla nostra fonte.
            Ci ricordiamo allora che Shiva, nella mitologia, è il creatore della danza e dello yoga e il nostro corpo si alleggerisce, si àncora alla realtà, si fluidifica ed entra nella grande danza dell’universo dove tutto comunica, dove tutto esprime l’armonia silenziosa della totalità. Il corpo si fa ricettore del tutto e la sua accettazione diviene ciò che un maestro ha chiamato la lettura del “grande sutra del corpo”.

            Rituale quotidiano
            Il rituale è una celebrazione che segna alcune tappe dello yoga della presenza e interviene molto tardi, poiché nel tantra il grande rituale è vivere nella coscienza. Anziché recitare formule (mantra) o compiere celebrazioni davanti alle immagini di Shiva, Tara o Kalì, i primi anni di pratica sono interamente dedicati a comunicare con ciò che accade. Quando siamo in grado di seguire i meandri di una continuità fluida che ci lascia scivolare sinuosi nel quotidiano, quando il nostro corpo ha riconosciuto la sua universalità, la sua non-separazione, allora possiamo celebrare questa unione compiendo un rituale a Kalì, figura preminente nella nostra tradizione.
            Anche i rituali sessuali, che tanto hanno affascinato gli Occidentali, avvengono molto raramente, non sono un mezzo magico di realizzazione, ma una grande celebrazione che determina l’entrata del tantrika nella non-dualità, sono il segno che lo yoga della presenza è perfettamente radicato, che il rituale d’identità con Kalì è realizzato secondo tre modalità. La prima di esse è molto formale e consiste nell’offerta del fuoco, dell’acqua, dei fiori, dei profumi, del cibo e del corpo/mente del praticante; la seconda si svolge mentalmente, senza la presenza di divinità o di accessori poiché il tantrika si è riconosciuto come divinità; la terza include la grande unione sessuale o energetica e suggella l’uguaglianza assoluta tra il maestro e il discepolo che può essere riconosciuta sin dall’inizio della sadhana (la pratica spirituale).
            Toccare il reale in modo continuo implica la spontaneità e l’abolizione del tempo. Non c’è più nulla che non sia il presente, non perché ci sia una volontà di essere nel qui e ora, ma nella comprensione profonda che tutto avviene nel presente, anche i ricordi, anche le proiezioni. Vivere questa istantaneità permette di accedere poco alla volta a un’espressione autentica, non ragionata della nostra appartenenza al tutto. Anche le azioni esteriori sono riconosciute come parte del tutto. Entriamo in risonanza con il mondo.
            Questo lavoro, questo gioco, comincia dall’osservazione di ciò che è. Il tantrika non proietta alcun cambiamento, non pronuncia alcun voto, non si attiene ad alcuna regola morale poiché il suo obiettivo è di considerare la realtà così come è. Non aderisce ad alcun programma, non esamina il passato ma osserva con passione il funzionamento del proprio essere non mutilato. Invece di bloccare comportamenti e attitudini spirituali sul terreno dell’ego, osserva il modo in cui percepisce, pensa, agisce.
            Questa presenza alla realtà del comportamento rivela un’immagine umana totale ed autentica, anche se non conforme a un ideale o a una morale. A partire da questo riconoscimento il tantrika entra in un’accettazione del reale che scioglie i nodi psicologici stretti da tutti i conformismi. Quando il comportamento è osservato nella sua realtà si modifica profondamente, diviene fluido e approda infine alla spontaneità in armonia con il Tutto.
            È questo il lavoro sottile e continuo in cui si impegna il tantrika; non accettando alcuna forma stabilita, lascia emergere la propria libertà fondamentale, ritorna alla fonte e non aspetta nulla dall’esterno. La relazione che intrattiene con colui che lo guida è di altra natura, è una relazione di indipendenza fondata sul riconoscimento dell’uguaglianza assoluta di tutti gli esseri. La sottomissione non fa parte della sadhana. Questa via si rivolge a tutti coloro che sono pronti a non credere nulla, a non subire nulla, a non ammettere nulla senza averlo sperimentato personalmente. Resta soltanto il piacere che provano due esseri umani di ritrovarsi l’uno di fronte all’altro nella nudità totale. Insieme vanno verso la spoliazione, verso una semplicità radicale e gioiosa.

            La presenza alla realtà
            Quando abbiamo accettato la nostra identità col tutto, quando la seduta è stabilizzata e le centotrenta pratiche dello yoga della presenza sono in funzione, allora comincia un’attenzione leggera ma continua ai processi interiori. È un metodo semplice ed efficace che potenzia e ricongiunge le diverse pratiche yogiche.
            All’inizio la presenza alla realtà si centra su tre momenti : le percezioni sensoriali, l’attività cognitiva e infine la nascita, lo sviluppo e l’espressione delle emozioni. In tal modo tracciamo un collegamento tra le diverse pratiche focalizzate di volta in volta su una sola manifestazione, come il respiro, il movimento corporeo, il pensiero o le emozioni. Si tratta ora di prendere coscienza dell’interazione sottile e rapida tra i sensi, la mente e l’emozione. È un lavoro difficile, ma particolarmente chiarificatore sulle modalità del nostro funzionamento.
            Notiamo come una percezione dei sensi metta in moto il mentale e come un’emozione interpreti il fremito sensoriale. Tale coscienza ci aiuta a scoprire che l’emozione passa a volte dal mentale, ma molto più spesso è la risposta diretta del corpo ad uno stimolo esterno. Portare alla luce questo legame diretto permette di gustare sempre più profondamente ciò che i tantrika chiamano la percezione nuda, cioè non filtrata, non censurata dal mentale. Il mentale, che ha la mania di appropriarsi delle percezioni e di credersi indispensabile al nostro funzionamento, si trova corto-circuitato dalla presenza diretta e poco alla volta si abitua a non intervenire. Questa è una tappa fondamentale dello yoga.
            In un secondo tempo portiamo la nostra attenzione ad osservare come nella percezione diretta del mondo il tempo sia abolito: esiste solo una successione di momenti presenti, un flusso di realtà che accade naturalmente. Questa presa di coscienza ci decondiziona dalla successione temporale.
            In un terzo momento lasciamo scorrere liberamente la nostra nuova percezione chiara e toccante del mondo e scopriamo che l’ego cessa di identificarsi con gli avvenimenti, cessa di essere il centro arbitrario dell’attività, cessa di essere attivato da ciò che accade. Allora cominciamo a vivere la fluidità e il nostro comportamento diviene sempre più libero entrando spontaneamente in armonia con ciò che ci circonda.
            Abbiamo la sensazione di essere totalmente vivi, la nostra tavolozza sensoriale si arricchisce, le emozioni nascono, si manifestano e ritornano naturalmente allo spazio da cui sono emerse. Lasciamo cadere le maschere ed entriamo in un rapporto diretto e autentico con la vita. Ogni movimento è accompagnato fino allo spazio, ogni sensazione ritorna alla tranquillità, le emozioni non sono più ridotte da un ego che vuole questo e rifiuta quello.
            Comincia a stabilirsi un’accettazione totale della vita, una gioia profonda permea qualsiasi cosa, l’essenza intrinsecamente libera del nostro essere si manifesta ad ogni occasione. Non vediamo più le cose a partire da un centro egotico, la nostra prospettiva è assolutamente priva di centro, reintegriamo la vastità dello spazio. Ci avviamo a divenire un essere umano totale e vibrante. I testi e gli insegnamenti sono assimilati alla vita, non abbiamo più bisogno di cercare, di essere approvati, di essere definiti dall’avvallo di qualcun altro. In questo istante realizziamo che tutto è coscienza. L’insieme delle percezioni, delle emozioni e dei pensieri è la coscienza assoluta. Non c’è più nulla che non sia pregno di assoluto. Possiamo infine toccare la trasparenza, agire senza affidarci al discorso interiore, percepire ed esprimerci senza fare ricorso a dei riferimenti, senza essere legati ai pilastri del tempo che sino a quel momento ci hanno assoggettati al divenire. Ogni luogo diventa sacro, ogni attività è l’espressione del tutto, gustiamo ciò che Saraha chiamava “il meraviglioso sapore della Realtà”. Liberati dalle catene degli opposti, possiamo finalmente sperimentare il Soham, il “Io sono”, l’essere assoluto che trascende l’essere e il non-essere. Gli Shivaiti lo chiamano il “Sé”, i buddhisti tantrici lo chiamano il “Non-Sé”, è uno stato al di là di ogni distinzione, ogni coppia di opposti, uno stato che è totalità e abolisce l’adesione ai concetti. Non c’è che fremito (Spanda) e riconoscimento della nostra natura assoluta (Pratyabhijna). In questa peregrinazione attraverso l’unione del nostro corpo/mente col mondo perdiamo totalmente l’idea che un’entità, che un “me” possa conoscere un’esperienza che si chiama risveglio, perché tutto ciò non può che manifestarsi nel momento dell’abolizione totale del ricercatore.

            Giunti a questo livello è possibile che “ciò” accada, poi non ci resta che lasciar scorrere la vita sulla pepita ancora avvolta dalle concrezioni delle abitudini mentali, dei riflessi fisici, delle inclinazioni psicologiche. Dopo venti o trent’anni, restando in questa attenzione leggera e continua, forse raggiungeremo la realizzazione perfetta, diverremo un essere umano integro che sente tutto ciò che percepiscono gli altri senza deviare dalla propria natura originale. Ma perché pensare a questo ? L’inizio della liberazione è l’essenza della liberazione totale, il primo secondo di semplice presenza alla realtà è in sostanza il risveglio totale. È la grande felicità dello Spontaneo!.

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          • Gaetano Cirillo ha detto:

            Ho praticato Yoga Kundalini ma non so ancora per quanto tempo ciò accadrà. Troppe cose legate al sistema imprenditoriale ad esso legato mi hanno indotto ad effettuare un’opera di revisione.
            C’è una sola cosa che può indurre un’uomo a svolgere quest’attività, ed è la fede nella religione e nei guru Sikh.
            Per il resto, c’è un mare di gente che segue la parola di una figura che fino a poco fa era imprescindibile per me… Yogi Bhajan.
            Con gran dolore e delusione non posso fare a meno di iniziare un’opera di pulizia di tutto quanto riguarda lui ed il kundalini.
            Tanti motivi legati all’opera di manipolazione che si fa della mente delle persone in difficoltà spingono la mia coscienza ad allontanarmene, facendomi rivalutare anche la chiesa cattolica.
            Un caro saluto a tutti.
            Gaetano

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  15. bruce ha detto:

    @ mbj
    Semmai dovesse ripassare da queste parti, spero che impiri la lezione dal signore Ivano qui sopra.
    Per quanto lontani culturalmente e contrapposti, per quanto garbate siano state la nostre reciproche frecciatine, ha conservasto la lucidità di fare un lungo e anche articolato commento, al contrario di lei che non ha saputo far altro di meglio che insultarmi sul suo sito.

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  16. bruce ha detto:

    Ciao Ivano,
    intanto mi sarei aspettato un pur piccolo apprezzamento per il commento di cui sopra da persona sensibile. Evidentemente mi sbaglio o non l’ha notato (cosa più probabile).

    Ok, molto sinteticamente:
    Guazzabuglio?
    Mi deve credere, ho fatto fatica a contare le varie pratiche, le relative deviazioni o sotto-correnti dello yoga, la gran quantità di definizioni, e ancor più mi sono perso nelle infinite definizioni da lei date. Un modo certamente non semplice di raccontare le cose a chi ne vuole capire qualcosa.
    E poi, scusa ancora la mia pignoleria: ma cos’è questo tantra yoga? Un volta mi dici che è un’arte, un’altra volta è una filosofia, poi è una religione, poi ancora una corrente mistica, un percorso spirituale e poi ancora una via, infine anche una scienza. Oppure sono tutte quante messe insieme?
    Non dovrebbe rimane sorpreso quando definisco tutto questo un gran guazzabuglio.
    Io credo e mi scusi ancora la franchezza che siete un qualcosa priva di identità o quanto meno alla sua ricerca. Non riuscite a trovare la collocazione giusta, allora più verdure ci sono meglio riesce il minestrone.
    Ma è possibile che l’umanità con tante religioni e filosofie che ci sono in giro debba veramente aver bisogno delle vostre pratiche esotiche? C’è così tanta gente in giro che non sa chi è, ed è alla ricerca del bene assoluto? Siamo ridotti così male? O è solo merchandising? Mi scusi ho forti certezze dov’è la verità dietro questa facciata. Altro che senso mistico.
    Qualcuno mi potrebbe obiettare che nel momento in cui esistono i testimoni di Geova, i seguaci di varie profezie, i salutisti o altri movimenti transculturali rivolti alla esplorazione della spiritualità, allora possano trovarci spazio anche i tantrici. Tutto sommato sono d’accordo perché non vedo differenza con la new age interessati entrambi al vasto segmento di mercato in cui si vendono libri, beni e servizi “alternativi” connessi a tali visioni del mondo. Alla mercificazione del sesso. Perché in ultima analisi questo è il movimento tantrico, senza peli sulla lingua e rigiri cabrati di parole.

    Cos’è una persona normale?
    Suvvia, lei mi sorprende. In negativo, intendo.
    La natura ha fornito tutti gli animali di organi sessuali con cui copulare. Gli animali nel vero senso della parola lo fanno per istinto. “Normalmente” la razza umana lo fa per amore. E anche per sesso. Non ci sono pratiche precise da seguire. Viene spontaneo se è pilotato dall’amore e col passare del tempo, per esperienza, tutto diventa più semplice, armonioso. Mi viene difficile pensare a un’arte come da lei definita. Non riesco ad immaginare che fare l’amore equivalga a fare un quadro d’autore, o magari prendere lezioni di tantra per prendere voti a letto. Non capisco cosa c’entra il bene assoluto. Cavolate. Cosa c’entra tutto questo con il percorso spirituale è solo nella vostra testa.
    Se una coppia non funziona, non funziona, non bastano posizioni e insegnamenti vari per modificare lo stato delle cose. Se una coppia ha problemi, e lo ripeto fino alla noia, c’è la medicina ufficiale con tanto di professionisti legalmente autorizzati. Il resto è solo mercificazione del sesso. Tanto vale prendere lezioni da prostitute che la sanno lunga di questa nobile ARTE. Costa anche di meno. 😆

    2+2=4?
    Ecco bravo!. E’ proprio questo il vostro problema.
    Mi spiego:
    2+2 fa quattro in matematica e in tutte le materie scientifiche.
    2+2 fa quasi quattro in medicina. Un malato che si rivolge alla medicina riconosciuta ha probabilità che il risultato di 2+2 in un intervento sia esso chirurgico, di psicanalisi o farmaceutico è molto prossino al quattro.

    Nel vostro caso 2+2 è INDETERMINATO.
    Cosa vuol dire?
    Vuol dire che lei sa benissimo (da quello che lei stesso ha asserito) che il risultato delle vostre pratiche pseudo-pornografiche è “indeterminato”, perché è una materia spirituale. Vuol dire che vendete illusioni. Nascosti dietro una maschera mistica che non vi appartiene. Di quelle vere non avete nulla in comune, ma proprio nulla.
    Orbene solo la religione chiede un “ATTO DI FEDE” nel risultato.
    Dal momento che voi non siete un movimento religioso non potete chiedere un atto di fede nel risultato delle vostre pratiche. Questo significa che le vostre pratiche agiscono in “MALA FEDE” niente di più e niente di meno come gli imbroglioni cartomanti, chiaroveggenti ecc, ecc.

    La magistratura ha l’obbligo di fermare queste pratiche ingannevoli e fraudolente.

    Per il resto lascio al lettore leggere e riflettere su ciò che ho tratto dal suo sito. Saranno loro a farsene una idea. Se sono chiacchiere o meno.
    Se qualcuno di voi riuscirà a leggere fino in fondo allora siete pronti per il tantra yoga, altrimenti non fa per voi, lasciate stare, non vi perdete nulla.
    Buona lettura.
    (dimenticavo: per precauzione munitevi di pasticche contro il mal di testa) :mrgreen:
    ________________________________________
    “Tantra” deriva dalla radice “tan” che significa espansione, vastità, totalità. La medesima parola è usata anche per definire la trama del tessuto.
    Trasmesso da numerose linee di tradizione di cui alcune trovano origine cinque o seimila anni fa nella valle dell’Indo, il tantra è una via non-duale giunta al suo apogeo tra il VII ed il XIII sec. nel regno dell’Oddyana, nel vicino Kashmir e nell’Assam, posto agli antipodi della catena himalayana. Dall’Oddyana, nell’VIII sec., Padmasambhava introdusse il tantra in Tibet, mentre nello stesso periodo esso si diffondeva in tutta l’India, nel Nepal e persino in Cina, Giappone ed Indonesia. Questa via mistica ha segnato in profondità il buddhismo e l’induismo pur conservando interamente le proprie caratteristiche shivaite.
    La mia maestra, la yogini kashmira Lalita Devi, appartiene alla linea Pratyabhijna – “riconoscimento spontaneo” – che, unita alla linea Spanda -”fremito, vibrazione interiore” – , rappresenta la via tantrica più spoglia poichè si rivolge direttamente all’essenza originale dell’essere.
    Il lavoro dello yoga kashmiro verte sul riconoscimento spontaneo della nostra essenza divina o assoluta, che si traduce nel fremito interiore della non-dualità. Questo percorso, chiamato anche Sahajiya o via del risveglio spontaneo, è descritto nel Vijnanabhairava tantra, il più antico testo sullo yoga che ci sia pervenuto.
    La ricerca tantrica è totalmente imperniata sul concetto che non vi sia nulla da aggiungere o da eliminare nell’essere, poiché soltanto la libera manifestazione della sua umanità è Coscienza. Il tantrismo è l’ascesa laica per eccellenza, situato al di là del dogma, delle credenze, della religiosità, dei precetti morali e completamente integrato alla realtà quotidiana. È una via femminile e sferica che include tutti gli esseri e riconosce pienamente la potenza della donna. È una via di ritorno alla fonte originaria, all’essere embrionale che contiene il “Tutto”.
    Più che esporre il pensiero del tantra, ho preferito presentare in questo libro alcune pratiche che permettono un’intuizione immediata del suo substrato filosofico.
    Abhinavagupta, il grande filosofo tantrico che visse in Kashmir nel X sec., in uno dei suoi poemi dà questa meravigliosa definizione della via assoluta:
    “Ora poniti fuori dalla progressione spirituale, fuori dalla contemplazione, fuori dall’abile loquacità, fuori dalla ricerca, fuori dalla meditazione sulle divinità, fuori dalla concentrazione e dalla recitazione dei testi. Dimmi, qual’è la Realtà assoluta che non lascia spazio ad alcun dubbio ? Ascolta bene! Smetti di aggrapparti a questo o a quello, e restando nella tua vera natura assoluta, gioisci tranquillamente della realtà del mondo”.
    Reintegrare la totalità
    Lo yoga kashmiro esposto nel Vijnanabhairava tantra è una via millenaria di ritorno al Sé. La modalità dinamica della ricerca e della pratica permette di riunire i diversi fili che costituiscono la trama del tessuto cosmico, rendendoci così coscienti dell’intreccio, della specificità e dell’unione nel Tutto di ciascun filo. Praticare è affidarsi al gioco infinito che ci rivela ad un tempo l’architettura intima dell’essere e la sua espansione nello spazio, è divenire espressione della totalità.
    Il tantrika non ricerca nulla all’esterno di se stesso, il suo motto potrebbe essere “né dei, né maestri”. Shiva (l’energia maschile) e Shakti (l’energia femminile) non formano una coppia, sono “uno” e risiedono nel corpo del praticante. Simbolicamente sono rappresentati da un linga (fallo) che emerge da una yoni (vulva) anziché penetrarla; mentre nell’iconografia li troviamo spesso riprodotti in unione sessuale per esprimere il Tutto. Numerose pitture tantriche mostrano yogin o yogini in meditazione e nel loro spazio interiore fluttuano simboli di ogni genere per raffigurare la non esclusione del mondo esterno.
    La pratica dello yoga si rivolge direttamente alla nostra fonte più profonda. Partendo da un’accettazione globale di ciò che siamo nel singolo istante, si traduce nella reintegrazione del nostro corpo, normalmente abbandonato e ridotto al silenzio, mutilato da un’oscura incoscienza.
    La nostra vita non è un insieme di momenti lodevoli o condannabili, né un’espressione di bellezza o di abiezione, è piuttosto un flusso costante, una manifestazione dell’assoluta creatività del tutto che rimuove ogni staticità. Lo yoga è il fiume la cui la corrente porta con sé le differenze e le conduce al mare della tranquillità. La nostra natura include la totalità, contiene l’intera tavolozza umana e quando per idealismo spirituale vogliamo abbandonare l’oscuro, perdiamo la luce.
    Praticare è divenire il mondo, comprendere che è il nostro riflesso, che nessuna delle sue espressioni ci è estranea. Dall’orrore assoluto al sublime, noi siamo ciò che vediamo. Appena cerchiamo di identificarci con una sola parte del tutto, indossiamo una maschera. Questo oblio della nostra natura globale può trasformare la via spirituale nell’identificazione a un ideale che ci rende sterili e ci porta ad essere null’altro che il fantasma di noi stessi, a scivolare fuori dal tutto originale. Nella ricerca tantrica non si aspira all’astrazione dal tessuto umano, ma al contrario al suo totale emergere come coscienza dell’espansione. È la grande difficoltà di questa via, spesso paragonata a una folle corsa sulla lama del rasoio
    La pratica restituisce movimento ai nostri pensieri, alle nostre emozioni e alla nostra sensorialità. Attraverso questo movimento il corpo/mente ingloba l’espansione ed in essa l’ego si dissolve: il giudizio differenziatore si sfuma, l’agitazione mentale si cheta, il concetto di separazione svanisce nello spazio. Comprendiamo allora che tutte le forme rigide sono come una foto istantanea che blocca arbitrariamente il flusso e che ogni volta che siamo affascinati da un’immagine specifica lottiamo invano contro la fluidità del mondo.
    Quando neghiamo il corpo e la fluidità siamo una fonte tranquilla che esprime la propria violenza; quando siamo nella pace e nell’accettazione, nella fluidità e nell’amore, siamo una fonte violenta che esprime la propria tranquillità. Quando infine ci riconosciamo, riconosciamo di essere lo specchio del mondo. Attraverso questa comprensione dissolviamo il senso di colpa ancestrale e siamo pronti a praticare lo yoga del ritorno di ogni sensazione, ogni pensiero ed ogni emozione alla fonte di tutte le cose, che è spazio, tranquillità, gioia. Questa accettazione, questa reintegrazione della totalità viene chiamata “Essere”.
    Sedersi in silenzio, essere il mondo
    La seduta silenziosa ci permette di uscire dall’immobilismo che trova espressione nell’azione priva di coscienza. Nel tantra c’è una grande libertà riguardo alla postura. Molte terrecotte e le sculture più antiche della valle dell’Indo rappresentano yogin o yogini seduti con le ginocchia alzate vicino al petto e gli avambracci posati sulle ginocchia, altre mostrano la classica posizione del loto o del mezzo loto.
    La seduta è il laboratorio della tranquillità. Poco alla volta le concrezioni intime si ammorbidiscono, la respirazione addominale profonda e silenziosa si radica e di tanto in tanto perdiamo l’illusione della separazione. In questo modo reintegriamo il tutto in una dissoluzione momentanea di quella staticità che costituisce la base dell’ego. Questa esperienza è il samadhi, l’apertura di una sfera priva di centro, all’interno della quale il mondo scorre, si manifesta e si riassorbe con creatività spontanea. Definirla esperienza è eccessivo, perché in quel momento non c’è più il centro, non c’è più lo sperimentatore, c’è soltanto l’espressione dell’espansione.
    Per sedersi semplicemente e lasciar andare l’ego occorre qualche anno di pratica regolare, anche se questa “esperienza” può accadere inopinatamente sin dal primo giorno. Quando pratichiamo la seduta con piacere, possiamo cominciare ad esplorare l’espansione e ci familiarizziamo col passaggio da uno stato di tranquillità a uno stato di contrazione e chiusura. L’insegnamento della seduta è proprio l’alternanza di questi due stati che appaiono opposti.
    Un giorno perdiamo di vista alti e bassi, dilatazione e contrazione e facciamo esperienza della continuità, come fossimo un’onda dell’oceano che dal suo punto più basso trae la forza per risalire. Assaporato il piacere dell’onda, emerge la sensazione più profonda di essere acqua e dimenticando la dualità di alto-basso, contrazione-rilassamento, noi siamo infine fluidità.
    Si produce uno shock : comprendiamo all’improvviso che noi siamo ciò che cerchiamo. La via ha raggiunto la semplicità: nella seduta si sgretolano tutti i sogni spirituali e le proiezioni. Ritorniamo al nocciolo incandescente della nostra natura, che i testi chiamano “il rubino del Sé”, e riconosciamo che niente e nessuno ha il potere di alterarlo sia in positivo che in negativo. A questo punto la nostra dipendenza da un sistema, da un insegnante, da stati meditativi, da obiettivi spirituali cessa completamente.
    Nella tradizione tantrica la seduta è solo un istante della ricerca, nulla pareggia la meditazione in azione. Quando il corpo/mente ha riscoperto la sua fonte, l’introduzione del movimento evita che la seduta e la tranquillità si feticizzino e divengano momenti privi di creatività. Il tantra va completamente calato nella vita sociale, mira a integrare la percezione della seduta nella vita attiva così da non avere alcuna separazione tra l’esperienza interiore e l’azione, il mondo interiore ed esteriore. La meditazione si pratica anche con gli occhi aperti per testimoniare la comunicazione con il mondo.
    L’uscita dalla seduta è particolarmente importante, quando avviene con dolcezza ci permette di fluire nell’attività successiva mantenendo lo stato di meditazione. Meditare è essere totalmente presenti a ciò che accade, e dal momento in cui la seduta è consolidata è obiettivo dello yoga condurci all’integrazione del movimento e dello spazio.
    Lo yoga kashmiro è fondamentalmente non posturale, poco alla volta include movimenti molto dolci e molto semplici compiuti senza volontà, unicamente attraverso la presenza al respiro. Può seguire uno yoga più fisico, ma soltanto dopo una lunga preparazione. Lalita Devi insegnava che per diventare un buon hata yogin occorrevano quindici o vent’anni di pratica complessa, mentre facendo una preparazione sarebbero bastati pochi anni per integrare il movimento e lo spazio raggiungendo così l’obiettivo dello yoga.
    Verso la fluidità
    Quando accettiamo di essere a immagine del mondo pratichiamo pienamente la seduta; quando riconosciamo l’emergere della tranquillità la includiamo nel movimento; quando il movimento comincia a essere pregno della presenza non duale realizziamo lo yoga.
    Le due stanze del Vijnanabhairava tantra che si praticano all’inizio dell’ascesi ci introducono all’idea che tutto può essere yoga appena lasciamo che lo spazio penetri il nostro corpo, le nostre emozioni, il nostro pensiero. Una di esse precisa :”Là dove trovi soddisfazione, l’essenza della felicità suprema ti sarà rivelata se resti in questo spazio senza fluttuazione mentale”. L’altra :”Il desiderio esiste in te come in tutte le cose. Realizza che si trova anche negli oggetti e in tutto ciò che la mente può afferrare. Allora, scoprendo l’universalità del desiderio, penetra il suo spazio luminoso”
    Entrare nella realtà invertendo il polo del desiderio è per noi la prima pratica. Dall’istante del risveglio, il tantrika si dedica a comunicare col mondo, animato o inanimato che sia, e riconoscendo il desiderio al di fuori di sé modifica immediatamente il proprio modo di relazionarsi. Grazie alla percezione di ogni minima traccia di soddisfazione nella vita quotidiana, scopre un universo vibrante all’interno della banalità ed il suo essere profondo si apre alla gioia e all’appagamento.
    Queste pratiche portano realmente a far comparire la coscienza in ciascun momento della vita.
    Il tantrika sceglie di creare ogni giorno la propria pratica lasciandosi andare alla presenza e traendone una profonda soddisfazione. Alzarsi, posare i piedi a terra, nutrirsi, farsi una doccia, vestirsi, uscire, guardare il cielo, sono le prime pratiche dello yoga. Per qualche secondo siamo interamente presenti a ciò che facciamo e ogni volta che ci riusciamo reintegriamo la totalità.
    Il nostro corpo/mente riconosce immediatamente l’impatto profondo del nutrimento che gli offriamo e così immaginando che il cielo ci desideri guarderemo veramente il cielo, immaginando che l’acqua ci desideri potremo veramente raggiungere la fluidità e assaporando il delicato profumo di un the integreremo lo spazio.
    Il testo non ci parla di una soddisfazione limitata legata all’ego, piuttosto mette in risalto che la presenza cortocircuita il mentale differenziatore e ci fa toccare la “fluidità suprema”. Lo yoga della realtà ci spinge ogni giorno a vivere pienamente l’istante e a trovare all’interno stesso della ripetizione banale l’essenza della nostra libertà fondamentale.
    Uno dei punti più importanti di questo yoga è scoprire continuamente l’energia minima di cui abbiamo bisogno per essere presenti al mondo. Essa si modifica di ora in ora, è in relazione diretta con tutti gli elementi della nostra vita: l’aria, la luce, il cibo, la fluidità del corpo o le sue contratture, le cose viste o ascoltate, i momenti del ciclo, i corpi con cui entriamo in contatto, gli istanti di presenza o di automatismo.
    Poco alla volta arriviamo a una vera intimità con i nostri ritmi biologici, le nostre emozioni, i nostri pensieri. Lo yoga si pratica per brevi tocchi leggeri, come un gioco che duri qualche secondo. Lo yogin si accorda così al ritmo veloce della mente, senza più tentare di immobilizzarlo attraverso la staticità. Accomuniamo lo yoga al gioco perché ritrovare il gusto del gioco trasforma la banalità in un’esperienza intensa dove più nulla ci appare non degno di attenzione, al contrario tutto ci riconduce regolarmente alla nostra fonte.
    Ci ricordiamo allora che Shiva, nella mitologia, è il creatore della danza e dello yoga e il nostro corpo si alleggerisce, si àncora alla realtà, si fluidifica ed entra nella grande danza dell’universo dove tutto comunica, dove tutto esprime l’armonia silenziosa della totalità. Il corpo si fa ricettore del tutto e la sua accettazione diviene ciò che un maestro ha chiamato la lettura del “grande sutra del corpo”.
    Rituale quotidiano
    Il rituale è una celebrazione che segna alcune tappe dello yoga della presenza e interviene molto tardi, poiché nel tantra il grande rituale è vivere nella coscienza. Anziché recitare formule (mantra) o compiere celebrazioni davanti alle immagini di Shiva, Tara o Kalì, i primi anni di pratica sono interamente dedicati a comunicare con ciò che accade. Quando siamo in grado di seguire i meandri di una continuità fluida che ci lascia scivolare sinuosi nel quotidiano, quando il nostro corpo ha riconosciuto la sua universalità, la sua non-separazione, allora possiamo celebrare questa unione compiendo un rituale a Kalì, figura preminente nella nostra tradizione.
    Anche i rituali sessuali, che tanto hanno affascinato gli Occidentali, avvengono molto raramente, non sono un mezzo magico di realizzazione, ma una grande celebrazione che determina l’entrata del tantrika nella non-dualità, sono il segno che lo yoga della presenza è perfettamente radicato, che il rituale d’identità con Kalì è realizzato secondo tre modalità. La prima di esse è molto formale e consiste nell’offerta del fuoco, dell’acqua, dei fiori, dei profumi, del cibo e del corpo/mente del praticante; la seconda si svolge mentalmente, senza la presenza di divinità o di accessori poiché il tantrika si è riconosciuto come divinità; la terza include la grande unione sessuale o energetica e suggella l’uguaglianza assoluta tra il maestro e il discepolo che può essere riconosciuta sin dall’inizio della sadhana (la pratica spirituale).
    Toccare il reale in modo continuo implica la spontaneità e l’abolizione del tempo. Non c’è più nulla che non sia il presente, non perché ci sia una volontà di essere nel qui e ora, ma nella comprensione profonda che tutto avviene nel presente, anche i ricordi, anche le proiezioni. Vivere questa istantaneità permette di accedere poco alla volta a un’espressione autentica, non ragionata della nostra appartenenza al tutto. Anche le azioni esteriori sono riconosciute come parte del tutto. Entriamo in risonanza con il mondo.
    Questo lavoro, questo gioco, comincia dall’osservazione di ciò che è. Il tantrika non proietta alcun cambiamento, non pronuncia alcun voto, non si attiene ad alcuna regola morale poiché il suo obiettivo è di considerare la realtà così come è. Non aderisce ad alcun programma, non esamina il passato ma osserva con passione il funzionamento del proprio essere non mutilato. Invece di bloccare comportamenti e attitudini spirituali sul terreno dell’ego, osserva il modo in cui percepisce, pensa, agisce.
    Questa presenza alla realtà del comportamento rivela un’immagine umana totale ed autentica, anche se non conforme a un ideale o a una morale. A partire da questo riconoscimento il tantrika entra in un’accettazione del reale che scioglie i nodi psicologici stretti da tutti i conformismi. Quando il comportamento è osservato nella sua realtà si modifica profondamente, diviene fluido e approda infine alla spontaneità in armonia con il Tutto.
    È questo il lavoro sottile e continuo in cui si impegna il tantrika; non accettando alcuna forma stabilita, lascia emergere la propria libertà fondamentale, ritorna alla fonte e non aspetta nulla dall’esterno. La relazione che intrattiene con colui che lo guida è di altra natura, è una relazione di indipendenza fondata sul riconoscimento dell’uguaglianza assoluta di tutti gli esseri. La sottomissione non fa parte della sadhana. Questa via si rivolge a tutti coloro che sono pronti a non credere nulla, a non subire nulla, a non ammettere nulla senza averlo sperimentato personalmente. Resta soltanto il piacere che provano due esseri umani di ritrovarsi l’uno di fronte all’altro nella nudità totale. Insieme vanno verso la spoliazione, verso una semplicità radicale e gioiosa.
    La presenza alla realtà
    Quando abbiamo accettato la nostra identità col tutto, quando la seduta è stabilizzata e le centotrenta pratiche dello yoga della presenza sono in funzione, allora comincia un’attenzione leggera ma continua ai processi interiori. È un metodo semplice ed efficace che potenzia e ricongiunge le diverse pratiche yogiche.
    All’inizio la presenza alla realtà si centra su tre momenti : le percezioni sensoriali, l’attività cognitiva e infine la nascita, lo sviluppo e l’espressione delle emozioni. In tal modo tracciamo un collegamento tra le diverse pratiche focalizzate di volta in volta su una sola manifestazione, come il respiro, il movimento corporeo, il pensiero o le emozioni. Si tratta ora di prendere coscienza dell’interazione sottile e rapida tra i sensi, la mente e l’emozione. È un lavoro difficile, ma particolarmente chiarificatore sulle modalità del nostro funzionamento.
    Notiamo come una percezione dei sensi metta in moto il mentale e come un’emozione interpreti il fremito sensoriale. Tale coscienza ci aiuta a scoprire che l’emozione passa a volte dal mentale, ma molto più spesso è la risposta diretta del corpo ad uno stimolo esterno. Portare alla luce questo legame diretto permette di gustare sempre più profondamente ciò che i tantrika chiamano la percezione nuda, cioè non filtrata, non censurata dal mentale. Il mentale, che ha la mania di appropriarsi delle percezioni e di credersi indispensabile al nostro funzionamento, si trova corto-circuitato dalla presenza diretta e poco alla volta si abitua a non intervenire. Questa è una tappa fondamentale dello yoga.
    In un secondo tempo portiamo la nostra attenzione ad osservare come nella percezione diretta del mondo il tempo sia abolito: esiste solo una successione di momenti presenti, un flusso di realtà che accade naturalmente. Questa presa di coscienza ci decondiziona dalla successione temporale.
    In un terzo momento lasciamo scorrere liberamente la nostra nuova percezione chiara e toccante del mondo e scopriamo che l’ego cessa di identificarsi con gli avvenimenti, cessa di essere il centro arbitrario dell’attività, cessa di essere attivato da ciò che accade. Allora cominciamo a vivere la fluidità e il nostro comportamento diviene sempre più libero entrando spontaneamente in armonia con ciò che ci circonda.
    Abbiamo la sensazione di essere totalmente vivi, la nostra tavolozza sensoriale si arricchisce, le emozioni nascono, si manifestano e ritornano naturalmente allo spazio da cui sono emerse. Lasciamo cadere le maschere ed entriamo in un rapporto diretto e autentico con la vita. Ogni movimento è accompagnato fino allo spazio, ogni sensazione ritorna alla tranquillità, le emozioni non sono più ridotte da un ego che vuole questo e rifiuta quello.
    Comincia a stabilirsi un’accettazione totale della vita, una gioia profonda permea qualsiasi cosa, l’essenza intrinsecamente libera del nostro essere si manifesta ad ogni occasione. Non vediamo più le cose a partire da un centro egotico, la nostra prospettiva è assolutamente priva di centro, reintegriamo la vastità dello spazio. Ci avviamo a divenire un essere umano totale e vibrante. I testi e gli insegnamenti sono assimilati alla vita, non abbiamo più bisogno di cercare, di essere approvati, di essere definiti dall’avvallo di qualcun altro. In questo istante realizziamo che tutto è coscienza. L’insieme delle percezioni, delle emozioni e dei pensieri è la coscienza assoluta. Non c’è più nulla che non sia pregno di assoluto. Possiamo infine toccare la trasparenza, agire senza affidarci al discorso interiore, percepire ed esprimerci senza fare ricorso a dei riferimenti, senza essere legati ai pilastri del tempo che sino a quel momento ci hanno assoggettati al divenire. Ogni luogo diventa sacro, ogni attività è l’espressione del tutto, gustiamo ciò che Saraha chiamava “il meraviglioso sapore della Realtà”. Liberati dalle catene degli opposti, possiamo finalmente sperimentare il Soham, il “Io sono”, l’essere assoluto che trascende l’essere e il non-essere. Gli Shivaiti lo chiamano il “Sé”, i buddhisti tantrici lo chiamano il “Non-Sé”, è uno stato al di là di ogni distinzione, ogni coppia di opposti, uno stato che è totalità e abolisce l’adesione ai concetti. Non c’è che fremito (Spanda) e riconoscimento della nostra natura assoluta (Pratyabhijna). In questa peregrinazione attraverso l’unione del nostro corpo/mente col mondo perdiamo totalmente l’idea che un’entità, che un “me” possa conoscere un’esperienza che si chiama risveglio, perché tutto ciò non può che manifestarsi nel momento dell’abolizione totale del ricercatore.
    Giunti a questo livello è possibile che “ciò” accada, poi non ci resta che lasciar scorrere la vita sulla pepita ancora avvolta dalle concrezioni delle abitudini mentali, dei riflessi fisici, delle inclinazioni psicologiche. Dopo venti o trent’anni, restando in questa attenzione leggera e continua, forse raggiungeremo la realizzazione perfetta, diverremo un essere umano integro che sente tutto ciò che percepiscono gli altri senza deviare dalla propria natura originale. Ma perché pensare a questo ? L’inizio della liberazione è l’essenza della liberazione totale, il primo secondo di semplice presenza alla realtà è in sostanza il risveglio totale. È la grande felicità dello Spontaneo!.
    FINE
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    In definitiva:
    tutto questo guazzabuglio di parole per “reclamizzare”, dietro parvenze mistiche, lezioni (a pagamento) di sesso tantra senza aspettative di risultati.
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  17. bruce ha detto:

    Sento il dovere di fare un po’ di chiarezza (spero) sull’argomento al fine di scongiurare interventi di chi vuole dare la sua libera interpretazione dell’induismo, scrivere corbellerie sulla kundalini, giustificare le porcate del tantra, pur sapendo poco o nulla di queste pratiche.
    Premetto che anch’io non ne sapevo nulla del tantra yoga. Ma mi sono dovuto documentare.
    E quello che ho scoperto è raccapricciante da una parte e sconcertante dall’altra.

    Raccapricciante per i risvolti negativi di quel torbido sottobosco che ruota attorno a questa pratica. Atti di violenza sessuale, pratiche esoteriche e pornografiche, sudditanza psicologica.
    Denunce ed indagini della magistratura per associazione a delinquere, riduzione in schiavitù, tratta di persone e violenza sessuale continuata.

    Sconcertante per alcuni interventi letti qui dentro e fuori. Di persone come un certo signore (come tanti e ahimè tante signore) che si fa chiamare mbj che pur essendo un praticante del tantra non sa assolutamente nulla, ma dispensa consigli.
    Di Ivano, che pur essendo a mio avviso un persona colta ed educata, mi risulta esserne coinvolto in maniera irreversibile. Lo si evince dal fatto che insegna questa pratica e dal fiume di parole senza un senso compiuto al solo scopo pubblicitario che nulla hanno a che vedere con il sesso tantra e l’induismo più in generale.

    Allora come stanno le cose?
    Quello che scrivo non sono mie parole ma un estratto dal libro “Il Tao delle fisica” del fisico e saggista Fritjof Capra esperto di tendenze mistiche orientali e reso famoso per i suoi studi sulle loro implicazioni filosofiche.

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    Induismo
    L’Induismo non può essere indicato come una filosofia e non è nemmeno una religione ben definita.
    E’ piuttosto un ampio e complesso organismo socio-religioso formato da un gran numero di sette, di culti e di sistemi filosofici che comprendono vari rituali, cerimonie e discipline spirituali, come pure il culto di innumerevoli divinità maschili e femminili.

    Le molte sfaccettature di questa tradizione spirituale complessa, tuttora viva e potente, rispecchiano la complessità geografica nazionale, linguistica e culturale del vasto subcontinente indiano.
    Le manifestazioni dell’Induismo vanno da filosofie di grande valore intellettuale, che comportano concezioni di straordinaria portata e profondità, fino ai rituali più semplici e ingenui seguiti dalle masse.

    La fonte spirituale dell’Induismo sono i Veda, una raccolta di antiche scritture redatte da anonimi saggi, i cosiddetti “veggenti” vedici. Esistono quattro Veda.
    Ognuno di questi Veda è costituito da numerose parti che furono composte in periodi diversi, probabilmente tre il 1500 e il 500 a.C.
    Le parti più antiche sono inni sacri e preghiere, quelle successive trattano i rituali sacrificali connessi con gli inni vedici; l’ultima parte infine costituita dalle “Upanisad” ne sviluppa il contenuto filosofico e pratico. Esso ha ispirato negli ultimi venticinque secoli le più grandi menti dell’India.

    Tuttavia le masse indiane non hanno recepito l’insegnamento dell’Induismo attraverso le Upanisad, ma attraverso un gran numero di racconti popolari in luoghi poemici epici, che sono la base della vasta e pittoresca mitologia indiana. Uno di questi poemi è il Mahabharata, che contiene il bellissimo poema spirituale della Bhabavad Gita, il testo religioso più amato di tutta l’India. Il Gila, come viene comunemente chiamato è un dialogo tra il Dio Krsna e il guerriero Arjuna.

    Il fondamento del messaggio spirituale di Krsna come di tutto l’Induismo è l’idea che la moltitudine di cose e di eventi che ci circondano non siano altro che differenti manifestazioni della stessa realtà.

    Il tema fondamentale ricorrente in tutta la mitologia indù è la creazione del mondo mediante il sacrificio che Dio fa di se stesso (nel senso originale di rendersi sacro) per mezzo del quale Dio diviene il mondo che alla fine ridiventa Dio. Questa attività creativa del Divino è chiamata lila, il gioco di Dio, e il mondo è considerato lo scenario nel quale si svolge il gioco divino.

    Brahman è il grande mago che si trasforma nel mondo, compiendo tale impresa con la sua “magica potenza creativa”. Questo è anche il significato originario di maya secondo il Rg-veda. La parola maya, uno dei termini più importanti della filosofia indiana, ha mutato il suo significato attraverso i secoli. Da potere o potenza dell’attore e mago divino, è giunta a significare lo stato psicologico di chiunque si trovi sotto l’incantesimo di questo gioco magico. Fintanto da confondere la miriade di forme della divina lila con la realtà.

    Maya, perciò, non significa che il mondo è una illusione, come spesso viene erroneamente affermato.
    Nella concezione indù della natura, tutte le forme sono relative, maya fluida e continuamente mutevole, evocata dal grande mago del gioco divino.
    Essere liberi dall’incantesimo della maya, spezzare i legami del kam, significa comprendere che tutti fenomeni che percepiamo con i nostri sensi sono parte della medesima realtà.
    Questa esperienza è chiamata moksa, o liberazione, nella filosofia indù ed è la vera essenza dell’Induismo.

    L’induismo ritiene che esistono innumerevoli vie per la liberazione.
    L’induismo non si spetta affatto che tutti i suoi seguaci siano in grado di avvicinarsi al divino nella stessa maniera, e perciò propone concetti, rituali ed esercizi spirituali differenti per differenti modi di consapevolezza.
    Il fatto che molti di questi concetti o di questi esercizi siano in contrapposizione fra loro non turba minimamente gli Indù. Da questo deriva la grande tolleranza che caratterizza l’Induismo.

    Uno di questi modi di liberazione è noto come yoga, temine che significa ”mettere il giogo”, “unire” che indica l’unione dell’anima individuale con il Brahman.
    Vi sono molte scuole o vie di yoga che impongono alcuni esercizi fisici fondamentali e varie pratiche mentali, destinate a persone di tipo diverso e di differenti livelli spirituali.
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    Conclusione:
    L’orientamento dell’Induismo è pertanto unicamente mitologico e ritualistico.
    E’ piuttosto un ampio e complesso organismo socio-religioso formato da un gran numero di sette, di culti e di sistemi filosofici che comprendono vari rituali, cerimonie e discipline spirituali, come pure il culto di innumerevoli divinità maschili e femminili.

    Nel concetto della liberazione dall’incantesimo maya si sono ficcate in mezzo le scuole o vie delle varie correnti yoga, che non hanno alcuna relazione con la ricerca del bene assoluto, ma hanno assunto un valore commerciale spesso sfruttando la ignoranza delle persone sulle origini induistiche e la ingenuità sul fascino che esercitano certe pratiche orientali.

    Nulla di spirituale, nulla di divino. Solo speculazioni pseudo-religiose delle Upaniṣad vediche.
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