Omaggio a Jimi Hendrix

Il 18 settembre 1970 Hendrix fu trovato privo di sensi nel letto di una camera d’albergo al numero 22 di Lansdown Crescent, a Londra  stroncato da un’overdose di barbiturici.
Ancora oggi la sua memoria è viva in tutti gli appassionati di musica rock e non solo. Ancora oggi è  un susseguirsi di omaggi alla sua memoria.

Jimi Hendrix è stato considerato all’unanimità il più grande chitarrista elettrico di tutti i tempi.

Jimi Hendrix irruppe sulla scena del rock come una meteora incandescente che trasformò l’idea stessa della chitarra elettrica. A tutti gli effetti è stato un musicista simbolo di quegli anni. Nessuno meglio di lui ha incarnato un tratto ineliminabile degli anni Sessanta.

Dalla sua Fender Stratocaster d’elezione seppe trarre un’innumerevole quantità di diversi effetti timbrici, giungendo a suonarlo anche con i denti , con il gomito o con l’ asta del microfono, in modo coerente al carattere istintivo ed esibizionistico dei suoi concerti.

L’innovativo stile di Hendrix nel combinare distorsioni lancinanti, pieni di dolore, ad una pura vena blues crea di fatto una nuova forma musicale, che si avvale di tutta la tecnologia legata allo strumento:  dal finger-picking al wah-wah, dal plettro ai pedali, dal feedback all’effetto Larsen, dai controlli di tono ai distorsori.

Hendrix suonava con corde 0.10 accordate un semitono sotto il normale per un sound blues che caratterizzerà il suono Hendrixiano. Montava le corde invertite per suonare la chitarra con la mano sinistra al ponte e la destra sulla tastiera, ha usato, cioè, una chitarra per destro da mancino.

Nei suoi brevi quattro anni di “regno”, Jimi Hendrix amplia il vocabolario della chitarra elettrica rock più di qualsiasi altro. Diventa un maestro nel riuscire a tirar fuori dalla chitarra suoni mai ascoltati prima di allora.

Le sue esibizioni si distinguono per la selvaggia energia del suo modo di suonare e per l’irresistibile carica sessuale dei suoi atteggiamenti.
Hendrix partiva dal blues e lo trasformava, mettendo insieme jazz e canzone, rock e rumore, fondendo l’arte dell’improvvisazione propria dei grandi del jazz, a quella del rock.

Hendrix sognava, immaginava, non si limitava a suonare.

E’ per questo che Hendrix è un mito.

(fonte: qua e là su internet e un po’ di mio)

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Informazioni su bruce

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12 risposte a Omaggio a Jimi Hendrix

  1. Rebecca o semplicemente Pif ha detto:

    Buongiorno Silvano… ero ancora piccola .. ma mi ricordo bene mia madre ascoltava sempre musica di Jimi Hendrix e Janis Joplin.. Io personalemte conosco pocco di Hendrix, ma nonostante lui ha lasciato una impronta per sempre su questa terra.. e grazie a te conosco un pò meglio Jimi Hendrix… ti abbraccio Pif

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  2. liù ha detto:

    Conosco poco Jimi Hendrix ,nel ’70 avevo meno di 17 anni e aspettavo già mia figlia per cui per circa una decina di anni
    ( anche perchè nel 75 ne faccio un altro di figlio,il secondo e ultimo! 😆 ) non ho più seguito la musica ,il poco tempo che avevo lo utilizzavo leggendo!
    Ciaooo
    liù

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  3. bruce ha detto:

    Ciao ragazze! 😆
    Due righe le devo fare.
    In Italia a quei tempi la musica internazionale arrivava sempre in ritardo (chissà perché!).

    Per Jimi Hendrix è stato ancora peggio.
    Da noi la radio e televisione nazionale (c’erano solo quelle) ci rimbambivano ogni giorno della solita minestra riscaldata dei vari Rita Pavone, Albano, Bobby Solo, Caterina Caselli, Dalida, Gianni Morandi, Gigliola Cinquetti, Gino Paoli, Mino Reitano, Orietta Berti, la Ornella Vanoni, ecc…
    Non c’era scampo.

    Come era possibile apprezzare la dissacrante musica che usciva impazzita dalla chitarra di Jimi Hendrix? Come poteva essere apprezzata quando quotidiani come “Il Messaggero” di Roma scriveva: “la bruttezza di Jimi Hendrix è tale da superare i comuni concetti estetici”.
    Ecco, questo era il nostro livello: due mondi di fare musica contrapposti, inconciliabili.

    Eppure un manipolo di giovani “d’avanguardia” lo conosceva bene, dai tempi dei suoi primi grandi successi “Hey Joe, Purple Haze e The Wind Cries Mary.” Da quando già i primi concerti lasciavano un segno profondo nella variegata scena londinese dell’epoca, e molti musicisti già affermati affollarono i locali alla moda per sentire questo nuovo “fenomeno”.

    Tra questi giovani c’ero anch’io. Avevo già l’LP: “Are you experienced”
    Il 25 maggio 1968 al Teatro Brancaccio c’ero anch’io quando Hendrix si esibì a Roma.
    Ero al primo anno di ingegneria, studiavo proprio a Roma ed abitavo da quelle parti in quei desolati appartamenti affittati agli studenti.

    L’evento fu ignorato dai media. Eppure Hendrix arrivava dopo il successo ottenuto al Festival di Monterey.
    Il teatro era mezzo vuoto. Quindi potemmo avanzare di posto e in tre salti ero in seconda fila.
    Uno spettacolo che non dimenticherò.
    Nonostante la non entusiasmante partecipazione di pubblico l’esibizione di Hendrix fu all’altezza della fama del chitarrista. Su di noi si riversarono le note acide della sua chitarra, ricche di distorsioni armoniche e di suoni elettronici puri, esaltanti e aggressivi. Un’ovazione accolse le note di Hey Joe, il brano del suo repertorio più conosciuto dal pubblico italiano.

    Da lì a poco tutti (stampa compresa) erano ad acclamarlo come il re indiscusso della chitarra.
    Che strano!

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  4. Rebecca o semplicemente Pif ha detto:

    Happy Birthday caro Silvano 😉

    I miei sinceri auguri in amicizia Rebecca…
    Se ti va ti invito a firmare Pif’s Happy Birthday Book
    http://pif64rebecca.wordpress.com/2009/11/06/pifs-happy-birthday-book/

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  5. felicetiz ha detto:

    Buongiorno Bruce.
    Non sò come scriverti una mail, così vorrai giustificarmi per il fatto che ti scrivo qui una cosa :
    Ho messo una replica a quello che hai scritto in replica a me sul post “Complimenti alla specie umana” di Rebecca Pif del 18 settembre 2012.
    Desidero tanto che tu lo legga con attenzione : e’ il mio cuore.
    Ciao. Tiziano 🙂

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  6. MARGHIAN ha detto:

    Ciao Bruce. Da ragazzo, proprio quando Hendrix mori’, io ero convinto che il suo nome fosse Jimmy Andrews”. Una volta accennai-ne conoscevo solo l’inizio- con la chitarra a “third stone from the sun”, ed un amico mi chiese: “: di chi e’? “Jimmy Andrews!” gli risposi io. “Se mai Jimi Hendrix”, mi corresse l’amico. *Piccoli particolari della vita, che si ricordano se legati ad un personaggio mitico, come Hendrix. Un “punto di memoria” della nostra vita, un brano della colonna sonora della nostra vita, grande Hendrix.. 🙂 e non Andrews! Ciao Bruce.

    Marghian

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  7. Elisabetta Lelli ha detto:

    Stupendo!
    Nessun’altra parola.

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