Concessioni demaniali: atto secondo

E quale sarebbe l’atto primo? – mi domanda subito il mio cane

Beh! Quello non lo trovi qui. L’ho letto sul  blog dell’amica D.

E cosa diceva? – incalza il mio fedele amico

Era un post a tutto sostegno dei ‘poveretti’ titolari delle concessioni demaniali in scadenza. In pratica per le solite cose: la difesa del posto di lavoro, degli investimenti fatti e bla bla bla.

Di fatto, da gran furbacchioni, essi chiedono le concessioni a vita e non accettano la possibilità di aprire dei regolari appalti per i rinnovi delle stesse concessioni in scadenza. Il dibattito è stato molto animato e sono state dette tante sciocchezze.

A schiarire le idee è arrivata a proposito la denuncia dei Verdi (è sul Corriere della Sera di oggi 4/7/12) contro chi ci marcia con le concessioni e specula sugli stabilimenti balneari.

E cosa dicono i Verdi – mi chiede Bleff

Più che dire è una denuncia vera e propria sullo stato di degrado ambientale, del degrado delle nostre coste, proprio quelle tanto difese dai concessionari delle licenze che le utilizzerebbero come proprietà private.
Infatti più del 60% delle spiagge italiane sono privatizzate e cementificate.  Il tutto grazie a stabilimenti dati in concessione che rendono “milioni di euro” grazie all’affitto di sdraio e ombrellone.

Vuoi un esempio? – continuo a dire al mio cane che mi ascolta interessato perché non ci sono spiagge a cui ha libero accesso.
Andare al mare sta diventando per gli italiani un lusso e un privilegio, una diritto rubato a chi non può permettersi di pagare ombrellone e lettino. La spiaggia libera è ormai diventata un miraggio mentre gli stabilimenti balneari continuano a fare affari d’oro pagando canoni di concessione irrisori.

Non molti sanno che uno stabilimento balneare di 8000 metri quadrati che rende milioni di euro generalmente paga un canone di 1,20 euro per metro quadro. Circa 10 mila euro l’anno, 800 euro al mese ossia meno di quanto costa il fitto di un appartamento per una famiglia.

Una vera e propria vergogna.

Ora capisci, mio caro amico a quattro zampe, perchè i titolari delle concessioni non hanno nessuna intenzione di passare la mano e cederle ad altri con regolari appalti.
Ma non solo. L’Italia è l’unico paese al mondo in cui per andare a mare in alcune significative località come Roma viene imposto il pagamento di un biglietto d’ingresso, una vera e propria tassa sul mare.

Tutto questo nonostante la legge del 2006 che stabilisce il libero e gratuito accesso anche ai fini della balneazione.

La non applicazione di questa legge ha portato alla quasi totale privatizzazione delle spiagge italiane.

E allora cosa bisogna fare? – mi domanda il mio cane cha sta prendendo a cuore questa cosa.

Verdi e Radicali hanno deciso di promuovere un referendum e si sono impegnati nella raccolta di 50 mila firme per una consultazione da svolgersi nella prossima primavera.
Ma io direi  che bisogna fare di più. Per prima cosa eliminare le ipocrisie e le false informazioni che circolano su internet per poi unitamente a Legambiente fare pressione sul rispetto delle norme a tutela del cittadino e sul diritto di ciascun cittadino di accedere agli appalti per le concessioni delle licenze in scadenza.

E per noi cani cosa farete? – mi chiede Bleff

I cani per ora restano fuori dalle spiagge. Per voi non c’è spazio. Siete rumorosi, disturbate i villegianti che volgiono godersi le ferie in santa pace e poi  scacazzate ovunque. Così dicono le ordinanze comunali con la compiacenza dei titolari degli chalet.

(Ho visto negli occhi del mio cane una luce che conosco bene quando è incazzato)


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Ingegnere. Io sono responsabile di quello che dico, non di quello che capisci tu. (Massimo Troisi)
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Una risposta a Concessioni demaniali: atto secondo

  1. gold price ha detto:

    In base all’art. 1, c.251 della legge Finanziaria del 2007, “è fatto obbligo per i titolari delle concessioni di consentire il libero e gratuito accesso e transito per il raggiungimento della battigia antistante l’area ricompresa nella concessione anche al fine della balneazione”.

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