Cena aziendale

Capita tutti i giorni che vengono organizzate cene aziendali. Non capita tutti i giorni che vengono organizzate cene per dipendenti di una azienda chiusa da quindici anni.

Circa due mesi fa vengo raggiunto da una telefonata di un ex collega di lavoro per un invito a partecipare alla cena aziendale della Italiana Manifatture che si terrà proprio nella mia città.

La Italiana Manifatture di San Benedetto del Tronto è stata una azienda leader  nel settore della moda degli anni 70/90. Nella sua storia ha raggiunto fatturati attorno ai 400 miliardi di lire circa, con 3000 dipendenti, 13 sedi produttive, show room a Milano in Via Manzoni, sedi in tutto il mondo e distribuzione internazionale. Soltanto per dare una idea dello spessore di questa azienda basta guardare i marchi prodotti e distribuiti: Pooh jeans, Star point, Oaks, Country Marche, Tela Genova, Union Pacific, Janton. È stata inoltre  licenziataria (produzione e distribuzione internazionale) delle linee Valentino jeans, junior, Oliver, Ferrè Jeans, Ferrè Fans, Ferrè Junior, Rhinoisaurex di Ferrè, Enrico Coveri, Enrico Coveri You Young, Gian Marco Venturi (di cui poi acquisì la proprietà), J.C.De Castelbajac, Stone Island, CP Company,Verri Blue Jeans, Naj Oleari, Filippo Alpi, Guido Pellegrini e molti altri.
Insomma se non lo avete capito non era una azienda qualsiasi, bensì una azienda di prestigio mondiale. Io ero un ingegnere del Gruppo di allora, addetto alla organizzazione. Mi mandavano dove occorreva.

L’appuntamento per la cena di ieri sera è stato presso un ristorante un po’ in collina per via del caldo.
Alla spicciolata sono arrivati tutti quelli che hanno aderito alla iniziativa, forse più di 200 ex dipendenti (ad occhio e croce) provenienti da mezza Italia.

Mancavano i proprietari (credo a ragione) e mi dicono anche i dirigenti della ultima gestione che hanno contribuito al tracollo dell’azienda (credo per opportunità).
Proprio perchè io ero andato via molto prima del fallimento,  non mi è stato facile riconoscerli tutti. Molti non li ho mai conosciuti. Ad avvicinarmi per prima sono state le donne, elegantissime, le mie donne dei vari reparti da me gestiti.  Poi gli uomini tra l’elegante,  il casual, lo stravagante. Alcuni di loro erano irriconoscibili per via della età, né mai li avrei riconosciuti se non fosse stato per loro stessi che mi si sono presentati personalmente. Strette di mano, baci, abbracci, pacche sulle spalle, foto. E poi di seguito tutti a raccontare le proprie successive esperienze. Ce ne era da raccontare dopo tutti questi anni. Alcuni con modestia per essersi dovuti ‘accontentare’ di nuovi ruoli di più basso profilo. Altri che si pavoneggiavano per aver ricoperto ruoli più prestigiosi. C’erano anche quelli più silenziosi e poco appariscenti: quelli che avevano perso definitivamente il lavoro, quelli in pensione che facevano i nonni. C’era anche il mio avvocato, quello dalle parcelle d’oro, rigorosamente abbronzato,  camicia bianca sbottonata che diffondeva saluti, strette di mano e sorrisi a tutti. Più modestamente mi sono accompagnato a loro: a quelli che la chiusura della azienda ha creato problemi. Li ho ascoltati senza parlare di me. Nè con altri. La cena? Una gran confusione. Ma è stato bello ritrovarsi, perché non ci sarà un’altra occasione.


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Ingegnere. Io sono responsabile di quello che dico, non di quello che capisci tu. (Massimo Troisi)
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17 risposte a Cena aziendale

  1. ross ha detto:

    Per certi versi deve essere stato un po’ triste, è una parte della tua vita chiusa per sempre. Io ho ritrovato molti dei miei ex colleghi su facebook, ma quando non si sta più a stretto contatto tutto cambia,rimangono solo dei ricordi belli e brutti e la certezza che tutto prima o poi finisce(troppo prosaica?). Vabbè; ho passato una bella settimana al mare e domani me ne vado in montagna..al fresco…Dunque non lavorare più ha i suoi vantaggi,anche se di questo passo le vacanze diventeranno anch’esse solo un ricordo…
    Ti auguro una felice Estate
    Ciao Ross 😀

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  2. bruce ha detto:

    Ciao Ross, sono contento che hai passato una bella settimana al mare ed ora vai al fresco della montagna. Qui si soffoca pur essendo al mare.

    Ne ho fatte tante di cene aziendali, e moltissime organizzate direttamente da me per la azienda che ho diretto negli ultimi anni.
    Ma questa è stata speciale. Speciale perchè c’era uno spirito di appartenenza ad una azienda che non solo ci stava dando lavoro ma che nello stesso tempo era il simbolo della nostra città.
    Non commetto una eresia se dico che gli stessi dipendenti erano legati alla azienda più di quanto lo abbiano dimostrato i proprietari. E la cena ne è stata una dimostrazione.

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    • simone castelletti ha detto:

      SALVE, VOLEVO DIRE CHE MI FA PIACERE CHE SIATE RIUSCITI A RIUNIRVI MA MI PREMEVA PUNTUALIZZARE ALCUNE COSE, MA SOLO PER CHIAREZZA E NON PER POLEMIZZARE. I TITOLARI NON ERANO PRESENTI PER MOTIVI DIVERSI DA QUELLI CHE VOLEVA FAR INTENDERE E CHE IN 40 ANNI DI ONORATA E PRESTIGIOSISSIMA CARRIERA COME FONDATORI DI UNA DELLE PIù IMPORTANTI REALTà NEL SETTORE SPORTSWEAR IN TUTTO IL MONDO ( COME LEI HA RICORDATO) E CON MERITI DI CAVALIERE DEL LAVORO E MOLTI ALTRI RICONOSCIMENTI NAZIONALE ED INTERNAZIONALI, OLTRE A SODDISFAZIONI CHE NEANCHE IMMAGINA SONO SEMPRE STATI VICINI AI LORO EX DIPENDENTI RAPPORTANDOSI CON TUTTI,A LIVELLO UMANO E LAVORATIVO, COME CREDO BEN POCHE PERSONE NELLA LORO POSIZIONE AVREBBERO FATTO. LA LORO ASSENZA NON SOLO ERA DOVUTA ALLA “NON CONVOCAZIONE” MA SOPRATUTTO PERCHè IL RAPPORTO, SE PUR OTTIMO (COME HO APPENA DETTO ) E DIRETTO NON ERA DI AMICIZIA DA CENA COME INVECE è NORMALE TRA I DIPENDENTI.
      INOLTRE VOGLIO PRECISARE CHE LA I.M. SPA NON è MAI FALLITA ANZI STA ANCORA CONCLUDENDO LE PRATICHE DI CHIUSURA ( VOLONTARIA ) PER MOTIVI CHE NON STO QUI A SPIEGARE.
      UNA PUNTUALIZZAZIONE SUL COMMENTO CHE HA FATTO AL SIG. ROSS.
      I PROPRIETARI NON SOLO ERANO PIù LEGATI ALL’AZIENDA DEI PROPRI DIPENDENTI PER MOTIVI OVVI, SI TRATTA DELLA LORO CREATURA DA 3000 DIPENDENTI PIù L’INDOTTO, DA 400 MLD DI FATTURATO, DA LICENZE INTERNAZIONALI PRESTIGIOSE ED UNICHE SI TRATTA DELL’ATTIVITà CHE HA DATO LORO PRESTIGIO, SI TRATTA DELL’ATTIVITà PER LA QUALE SI RIENTRAVA DALL’AZIENDA ANCHE DOPO MEZZANOTTE E SENZA CONOSCERE I WEEK END ETC ETC IL TUTTO CREATO IN UNA PICCOLA CITTADINA (ALLORA PICCOLISSIMA) E PARTENDO DA ZERO, COMPLIMENTI ANCORA.
      PRIMA DI SCRIVERE ERESIE LA PREGO FACCIA UNA PAUSA E RIFLETTA SU COSA SONO STATI I F.LLI CASTELLETTI E DEL PRESTIGIO CHE HANNO PORTATO A SAN BENEDETTO DEL TRONTO E ALLA PROVINCIA E CHE NONOSTANTE SIA CHIUSA DA 15 ANNI ( ANCHE SE IN REALTà NON è ANCORA CHIUSA ) TUTTI LA RICORDANO, LA AMMIRANO E LA STIMANO E CHE AD OGGI NON è ANCORA PRESENTE UNA REALTà CHE POSSA EGUAGLIARE L’IMPORTANZA DELLA I.M. SPA NEL MONDO.
      I DIRIGENTI NON ERANO PRESENTI FORSE PERCHè NESSUNO LI HA COINVOLTI.
      CON STIMA LA SALUTO
      CASTELLETTI

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      • Simone castelletti ha detto:

        Per evitare fraintendimenti volevo precisare che la frase ” E CHE AD OGGI NON è ANCORA PRESENTE UNA REALTà CHE POSSA EGUAGLIARE L’IMPORTANZA DELLA I.M. SPA NEL MONDO” voleva intendere che non esiste nella nostra zona un’azienda a livello mondiale tale da eguagliare la I.m.SpA …
        Grazie

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  3. bruce ha detto:

    Egr. Sig. Simone Castelletti,
    non si offenda se mi permetto di dire che non la conoscevo, forse all’epoca della mia permanenza nella vostra azienda di famiglia lei portava ancora i pantaloncini corti o i pannolini. Griffati ovviamente.
    Ma mi sono informato. Lei è il figlio di Franco.
    Stessa arroganza.
    Voi Castelletti siete fatti così. Arroganti e strafottenti, come lei.

    Lo si evince da quello che scrive e dal modo come scrive. Voi non parlate. Urlate.
    Come se urlando vi sentite autorizzati a imporvi sugli altri. Le vostre origini vengono sempre a galla. Si ricordi che le buone maniere non si comprano con il denaro come i dipendenti.

    Detto questo, (atto dovuto al modo di come si è presentato), lei mi dice che voi titolari non eravate presenti alla cena per motivi di opportunità di rapporto con i dipendenti. Come dire che non vi siete voluti confondere con quella plebaglia dei VOSTRI lavoratori.
    Questo non vi fa onore, se ancora qualcosa vi è rimasto.

    So per certo che un invito è stato formalizzato a suo padre e lei l’ha ricevuto per conoscenza. Forse l’ha cancellato dalla sua memoria anche questo per opportunità.
    Ma non importa. So che si sta organizzando un nuovo incontro a cena con tutti i dipendenti che accetteranno l’invito, ancora più allargato a tutti coloro che non si è avuto il tempo e i mezzi per rintracciarli.
    Ovviamente sarete invitati e spero che alle buone intenzioni di circostanza seguiranno i fatti mettendoci la propria faccia e non bigliettini di diniego. Perché sarà quella la occasione per dimostrare se avete veramente amore per i vostri ex dipendenti.
    Perché veda, forse lei non lo sa, i vostri ex dipendenti, malgrado tutto, conservano tuttora un buon ricordo di quei tempi, e sarebbero stati ben felici di avervi con loro.
    Quello che forse non ve lo fa fare è la mascalzonata che mentre pensavate a distruggere intere famiglie, voi, a loro insaputa, stavate sottraendo denaro per le vostre generazioni future per poi chiedere furbescamente l’amministrazione controllata.
    Chiusura “volontaria” la chiama lei con una certa dose di insolenza e irriverenza verso i dipendenti. Non è fallimento, è vero, ma è solo questione di procedure.

    Sono d’accordo con lei, e l’ho sempre sostenuto ovunque (anche qui dentro), che la IM è stata tra le più importanti realtà nel settore sportswear nel mondo.
    Fin quando ha potuto.

    Poi siete stati spazzati via come foglie secche alla prima brezza. Siete stati TANTO incapaci da distruggere con la vostra imperizia marchi prestigiosi che si vendevano da soli. Avrebbero meritato di essere in ben altre mani più sapienti.

    Sono altrettanto d’accordo con lei quando dice che avete dato lustro alla nostra città. Peccato che è durato poco e poi siete spariti. Avevamo anche deciso di intitolarvi una strada. Forse la faremo ancora ma cambiando la dicitura in: Via Castelletti, “furbetti di quartiere”.

    E’ commovente quando mi racconta delle ore dedicate al lavoro dei suoi parenti. Niente di speciale, lo fanno tutti i titolari d’azienda, dalle più grandi al più piccolo fasonista. Forse tranne che lei.
    L’ho fatto anch’io da direttore generale aziendale e non lo vado a raccontare in giro. Si fa e basta. E soprattutto queste non sono medaglie che lei si può appendere al petto. Perché lei non ha alcun merito.

    Lei, infine, mi chiede cosa sono stati i Castelletti? Certo che lo so. Lo sanno tutti e moltissimi altri proprietari di prestigiose aziende italiane in cui ho prestato la mia opera da dirigente. Ridevano di voi e qualcuno è ancora incazzato. Lo chieda a Valentino Garavani, uno per tutti.

    Ora, con modestia, pensi seriamente alle fesserie che lei ha raccontato finora con la speranza che vi presentiate in veste di umiltà quando sarete con noi nel prossimo incontro. Ma se mancherete, ci divertiremo lo stesso.
    Senza offesa.

    Un cordiale saluto.
    Ing. Silvano D’Onofrio

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  4. L'osservatore Casuale ha detto:

    Preg.mi signori,
    mi permetto, da osservatore esterno, di far notare e sottolineare alcuni elementi di questa sterile diatriba. La maniera di argomentare dell’ ing. D’Onofrio, tradisce in modo piuttosto evidente, l’esistenza di una dicotomia sostanziale tra l’incipit iniziale di questa pagina da egli stesso creata e quanto tale sarcasmo – e ironia solo a tratti – evidenzia: ovvero un’ ostentata consapevolezza di conoscenza assoluta ed incontrovertibile, perfino delle intenzioni, dei pensieri e degli stati d’animo altrui. Noto altresì, nel suo modo di esporre, un certo livore verso chi, seppur non in eterno, ha contribuito notevolmente a pagare il mutuo della sua casa e non solo.
    Dall’altra il sig. Castelletti, evidentemente all’oscuro di ciò che tra gli internauti viene definito Netiquette, espone a lettere maiuscole ciò che cerca prepotentemente di imporre, evidentemente perché toccato nel vivo, ricavandone il risultato opposto a quello desiderato. Ne esce un raffazzonato tentativo del suddetto di enunciare motivazioni, a volte lacunose, riguardo il pregio e l’onorabilità di quanto costruito dalla sua famiglia.
    Io credo che quella umiltà e quella riconoscenza non mostrate sufficientemente, ognuno verso l’altrui contributo, durante gli anni di attività della IM, forse sia il caso di mostrarle ora; anche perché tutto quello che entrambi hanno avuto dopo la fine di questa storia, molto probabilmente lo devono anche, chi più e chi meno, a questa esperienza passata insieme.

    Osservatore Casuale

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    • bruce ha detto:

      Egr. sig. Osservatore Casuale
      Sarebbe stato più “educato” da parte sua metterci la propria faccia anziché nascondersi dietro nomi di comodo. Non ci sarebbe stato nulla di male come ho fatto io.
      Questo mi lascia pensare che lei non è un osservatore casuale.

      Lei si permette di sottolineare come sterile questa diatriba, ma contestualmente è entrato qui dentro per alimentare questa sterile diatriba con evidenti intenti provocatori.
      Mi spiego.

      Se fosse stato un “osservatore attento” avrebbe notato che il mio post è stato un completo “attestato di merito” verso questa azienda. Senza alcun riferimento offensivo o provocatorio. Per favore si rilegga attentamente il post. Quindi non capisco né giustifico la sua presenza tranne che per la sua volontà di creare polemica. Che non accetto.

      Detto questo, malgrado ciò il sig. Simone Castelletti (a cui va comunque dato merito di averci messo la sua faccia al contrario di lei) pur non avendo alcun giustificato motivo di sentirsi offeso è entrato in maniera irruenta (se vogliamo adoperare un eufemismo). Né è stato toccato sul vivo, come lei sostiene, da dover dare spiegazioni e di alzare la voce.

      Bastava dare una “attendibile” giustificazione alla loro mancata presenza alla cena per chiudere lì la questione. Al contrario ha peggiorato le cose dicendo “che il rapporto, pur di amicizia, non era di amicizia da cena come è normale tra dipendenti”.
      Questa frase la dice lunga sul modo “Castelletti” di concepire l’amicizia, e non c’è bisogno che mi dilunghi ulteriormente. Mi sono già espresso.

      Il resto è storia accertata dai fatti e opinioni di tutti.
      E’ doveroso da parte mia, comunque, aggiungere solo due cosine in risposta.

      “Noto altresì, nel suo modo di esporre, un certo livore verso chi, seppur non in eterno, ha contribuito notevolmente a pagare il mutuo della sua casa e non solo”

      Questa è una affermazione provocatoria e offensiva, tipico di imprenditori arroganti e strafottenti che non hanno rispetto per l’onesto lavoro dei propri dipendenti.
      Io non avevo mutui da pagare, né lei ha alcun diritto di sindacare su come vengono spesi i miei soldi, onestamente guadagnati con il mio contributo senza dover ringraziare nessuno. Perchè nessuno mi ha regalato nulla.
      Si ricordi che tutti noi abbiamo svolto con fiducia il nostro lavoro a beneficio del successo dell’azienda e all’arricchimento dei titolari, che al contrario l’hanno cinicamente affossata. Senza un minimo di gratitudine verso i dipendenti, proprio quella che lei invoca. E se me lo consente, ho pensato bene di andarmene, dopo soli 3 anni, dopo aver capito dove stava andando l’azienda, prima di essere messo in mezzo ad una strada.

      Ultima cosa.
      Il sig. Simone Castelletti, ha pensato bene di adire per vie legali (con un automatismo che mi ha lasciato sconcertato) con un nulla di fatto.
      Devo aggiungere altro su chi sono i Castelletti? E lei mi vuole dare lezioni?

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      • L'osservatore Casuale ha detto:

        Egr. sig. Bruce,
        la casualità, che il nick-name vuole sottolineare, è quanto mai autentica, essendomi ritrovato in questa discussione a seguito di una ricerca che stavo effettuando e, conoscendo, soprattutto dall’esterno, la storia della società in questione, mi sono permesso di intervenire.
        Non metto la faccia semplicemente perché mi dispiace notare che i suoi giudizi sono alquanto influenzati da pregiudizi – ragionevoli quanto vuole – e, qualora in qualche modo mi conoscesse, vorrei che questa discussione tra noi, rimanesse (per quanto possibile…) civile e isolata a questo contesto. Non credo affatto che ciò comprometta la mia etica, fintanto che io mi esprima entro i ranghi della civile educazione. Viceversa metterci la faccia e sproloquiare lo considererei molto meno educato (per usare un eufemismo).

        Data la sua risposta al mio commento sembrerebbe che la polemica, che lei mi accusa di voler fomentare, non solo lei l’abbia accettata, ma ci abbia sguazzato, notando nel mio intervento precedente, solo ciò che, a mio parere, necessariamente colpisce l’occhio di un osservatore attento: i riferimenti alla sua incongruenza e al suo livore. Di quest’ultima macroscopica caratteristica che permea tutto quanto lei ha scritto, sin dall’inizio, sembra non voler rendersene conto, in particolare conto quando scrive “…pur non avendo alcun giustificato motivo di sentirsi offeso è entrato in maniera irruenta (se vogliamo adoperare un eufemismo). Né è stato toccato sul vivo, come lei sostiene, da dover dare spiegazioni e di alzare la voce.”. Forse lei dovrebbe rileggere attentamente la SUA di risposta al sig. Castelletti: è un attacco continuo alla sua persona, a quella del padre e a quelle di tutta la famiglia! Certamente l’azienda era quello che era; al riguardo non si tratta di dare un’opinione ma di realtà che nessuno può contraddire, nemmeno lei. Con queste premesse, che forse il Castelletti quantomeno sospettava, perché avrebbe dovuto accettare l’invito? Nemmeno io l’avrei accettato. L’amicizia non è questa. Tuttavia avrei argomentato con una lettera, all’incirca tipo la presente.

        Riguardo la mia affermazione che tanto l’ha offesa e a cui non ha mancato, come sembra essere sua consuetudine, di appioppare un’etichetta, e ad altre “cosette” rispondo scrivendo:

        1) quello del mutuo è semplicemente un esempio per meglio esprimere un pensiero, perfino se la casa dove abita non fosse sua;
        2) i dipendenti non si comprano, il loro lavoro sì e, a quanto pare, lei, come i titolari, non ringrazia, anzi;
        3) le do una notizia: il capitalismo tout court, così come il comunismo, non esistono più;
        4) lei è un crogiuolo di luoghi comuni: a chi vuole raccontare la solita storia che, quando un’azienda chiude, la colpa è solo dei titolari?
        5) i suoi epiteti ingiuriosi la descrivono con dovizia;
        6) il fatto che ciò che sostiene sia opinione di tutti, non ne è affatto un argomento a sostegno ma tutt’altro;
        7) strano che abbia capito in 3 anni dove andava l’azienda e non ha capito che il sig. Castelletti non sarebbe venuto alla cena…

        La saluto parafrasando sant’Agostino d’Ippona: i difetti che non vuole vedere negli altri, li tolga prima da sé stesso.

        L’Osservatore Casuale… e Attento

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        • bruce ha detto:

          Egr. signor Nessuno
          Il mio nome è Silvano D’Onofrio come da firma nel mio intervento in risposta del Sig. Castelletti che ci ha messo la sua faccia.
          Lei, non mettendoci la sua faccia non è un Osservatore né causale, né attento. Lei è solo un provocatore a volto coperto da passamontagna.
          Lo si evince dal suo intervento a sproposito e non richiesto. Il sig. Castelletti sa difendersi da solo e non ha bisogno di un avvocato improvvisato come lei. Anzi il sig. Castelletti a difesa della sua presunta onorabilità e della sua famiglia mi ha denunciato, attraverso avvocati veri, con un nulla di fatto. Tanto mi basta per dirle che Lei non merita ulteriore attenzione né risposta e con questo la saluto.
          Silvano D’Onofrio.

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  5. L'osservatore Casuale ha detto:

    Egr. sig. deus ex machina,
    mi scuso sia perché non ho la sua sfrontatezza nel mettercela, sia perché la mia capacità di provocazione in confronto alla sua è pari a quella di Nessuno. Tuttavia il mio intervento, sebbene da lei non richiesto e considerato a sproposito, è pregno di contenuti, tutti confermati in questa sua breve ma incisiva risposta. Il passamontagna non tiene coperti gli occhi. Io non sono un avvocato ma una nullità: infatti ho solo difeso l’evidenza. La sua attenzione per me è superflua, anzi mi sorprende quella che, cotanta ricchezza di spirito, abbia potuto concedermi finora.

    Nessuno

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  6. bruce ha detto:

    Ecco come si nascondeva il nostro impregnatore “mascherato” (e asservito ai padroni) per poter “sparlare” liberamente dei colleghi.
    1° commento con posta elettronica: mami.lr@libero.it e IP 93.42. (nascondo gli altri numeri)
    2° e 3° commento con posta elettronica: thelatinbros@libero.it e IP 93.42. (nascondo gli altri numeri)
    Tutti attraverso fastweb ASN 12874.
    Insomma questa brava persona si nascondeva dietro falsi email ma localizzato dalla connessione e dall’IP del suo computer.
    Viscido prima, viscido ora.
    Che uomo!

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  7. bruce ha detto:

    Avvertimento: se siete della IM e volete commentare, presentatevi, altrimenti astenetevi, perchè nel caso contrario non verrete pubblicati.

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  8. bruce ha detto:

    Oggi un amico (lo stesso) mi informa che sta organizzando una seconda cena aziendale nel periodo della Pasqua 2016 estesa a tutti i dipendenti della ex Italiana Manifatture e fasonisti. Mi chiede la mia partecipazione e una mano per l’organizzazione. Entrambe accettate.

    Ho chiesto di estendere l’invito anche a qualche rappresentate dei Castelletti, magari anche allo stesso Simone. Chissà, sarebbe un buon motivo senza altezzose pretese di superiorità di stringerci la mano, perché in fin dei conti lui non ha colpe.
    Avrei qualche difficoltà a stringere la mano al nostro Osservatore Occasionale. Mi ha sempre dato fastidio l’unto sulle mani.

    Ma una cosa mi sarebbe piaciuto chiarire al nostro sapientone. Che riporto in un commento separato.

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  9. bruce ha detto:

    L’amministrazione controllata.
    Una azienda che chiede l’amministrazione controllata è una azienda malata. Qualunque siano state le cause, sono imputabili unicamente alla sua gestione.

    Forse non tutti sanno, e a maggior ragione il nostro esperto e ben informato uomo mascherato, che l’amministrazione controllata è la procedura prevista dalla legge fallimentare che viene applicata, previa verifica da parte del giudice delle possibilità di risanare l’attività del debitore, a delle aziende in difficoltà economiche ad adempiere alle proprie obbligazioni in presenza di comprovate probabilità di risanamento, ma non ancora insolventi, per consentire la continuità dell’attività allo scopo di salvare l’azienda dalla chiusura.

    In queste circostanze questa procedura è preferibile non solo al fallimento (che condurrebbe alla cancellazione dell’impresa), ma anche al concordato preventivo (che realizzerebbe il salvataggio dell’impresa grazie a un sacrificio dei creditori). Invece con l’amministrazione controllata (ossia attraverso un controllo nella gestione d’impresa), il legislatore mira a ottenere un duplice scopo:
    – il pagamento integrale dei creditori (seppure differito nel tempo);
    – il mantenimento in vita dell’impresa.

    La procedura di amministrazione controllata si esplica in un periodo di tempo che non può essere superiore a 2 anni. Alla fine del periodo concesso dal tribunale possono verificarsi due situazioni:
    – il risanamento è stato effettuato con successo, e l’impresa è in grado di funzionare regolarmente;
    – l’impresa non è ancora in grado di far fronte regolarmente alle proprie obbligazioni.

    Nel primo caso la procedura si chiude e il relativo decreto del tribunale è pubblicato a norma della legge fallimentare. Nel secondo caso il giudice delegato promuove dal tribunale “la dichiarazione di fallimento”, fatta sempre salva la facoltà per il debitore di proporre concordato preventivo.

    Ora gli avvenimenti successivi conclamati dai fatti con la chiusura aziendale dovrebbero far capire sulla reale intenzione della proprietà della Italiana Manifattura.

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