Il Pollosauro

Caro Bleff – mi rivolgo al mio cane – forse un giorno non molto lontano oltre a un  cane ci porteremo al guinzaglio anche un pollo.

Un pollo? – si meraviglia il mio cane – Voi umani siete matti.

In realtà non sarà un pollo normale, amico mio, ma un PolloSauro o un PolloRex.

Cosa mi vuoi dire? Un pollo con le caratteristiche di dinosauro? – mi domanda Bleff

Non un pollo con le caratteristiche di dinosauro – rispondo – ma un vero dinosauro con le caratteristiche di un pollo.
Il progetto, molto ambizioso, è opera di uno dei paleontologi più famosi del mondo, Jack Horner, che, come nel film Jurassic Park di cui è stato consulente scientifico, immagina di far nascere un dinosauro non dal sangue di una zanzara ma… da un uovo di gallina.

Questa volta non si tratta di clonare un dinosauro estraendo il Dna dal sangue conservato in una zanzara primitiva fossilizzata nell’ambra, ma usando l’evoluzione inversa: risvegliando cioè i caratteri ancestrali degli uccelli, che sono ancora visibili in alcune fasi dei loro embrioni, per portare in vita un dinosauro.

Perché dall’embrione di una gallina?  E poi non era  più facile trapiantare il Dna di un dinosauro magari in un altro uccello o rettile? – mi domanda ancora Bleff

La prima difficoltà ed anche la più grande è quella di trovare un Dna completo di dinosauro, cosa che attualmente non si è ancora riusciti ad avere. Si è pensato così al pollo perché gli uccelli sono imparentati coi dinosauri il cui distacco risale a 165 milioni di anni fa con i celurosauri (i primi dotati di piume) dal gruppo dei Teropodi, fra cui spiccano le figure famosissime del T.Rex e del Velociraptor.

Il pollo – se guardi bene  – ha zampe squamate da dinosauro, ha 3 dita artigliate simili a quelle di un dinosauro teropode (bipede). Dall’ala fuoriesce un dito e le 2 altre dita da dinosauro si possono trovare fuse insieme. Il pollo ha poi il famoso osso a forchetta che da 200 milioni di anni univa le clavicole dei dinosauri che permette l’attaccatura dei muscoli pettorali. Il sedere, detto anche il boccone del prete, mostra le stesse caratteristiche della coda del dinosauro con piccolissime vertebre raggruppate a cartilagine.

Capisco – mi dice il mio cane – Ma come è possibile intervenire sull’embrione del pollo?

Intervenendo sull’embrione al 12° giorno con tre precisi interventi modificando alcuni geni.
Fra i più vicini ai dinosauri di un tempo ci sono lo struzzo e l’emù, ma si è preferito rivolgere al comunissimo pollo, perché è reperibile a buon mercato ed è stato studiato fin dai tempi remoti da conoscere lo sviluppo in ogni dettaglio.

Nell’uovo di gallina fecondato ci sono fasi in cui, prima delle ali, compaiono gli abbozzi delle “mani” tipiche degli ancestrali dinosauri. Quindi inizia a spuntare una coda (di dinosauro), ma poi la sua crescita si interrompe; si ripiega e le vertebre si fondono a formare il pigotto (il sedere). Prima del becco nell’embrione si formano mandibole con gli alveoli dei denti.

Teoricamente è possibile far riemergere le caratteristiche ataviche del pollo, cioè quelle di un dinosauro intervenendo sui geni regolatori o sulle proteine che codificano i fattori di crescita.
Occorre insomma bloccare le fasi di sviluppo da uccello aviario e ripristinare quelle da dinosauro non aviario.

Questo pollosauro non deriverebbe, quindi – mi suggerisce il mio cane – da una specie già esistita, ma sarebbe un ibrido con caratteristiche tipiche dei dinosauri non aviari.

Proprio così!

Scusa, mio padrone, ma che senso ha tutto questo? – mi domanda il mio fedele amico.

Non so rispondere a questa domanda, caro mio, ma diciamo che qualche vantaggio ce l’ha. Per esempio se gli lasciamo crescere i denti sicuramente lo potremmo mettere a guardia dei pollai dalle volpi. Con la speranza che non sia carnivoro come il T.Rex o il Velociraptor perché a questo punto mangerebbe volpi e galline.

(fonte: Focus 236)

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Una risposta a Il Pollosauro

  1. mercadeo en linea ha detto:

    Un tempo si pensava che in Italia non fosse possibile ritrovare alcun resto di dinosauro, perchè all’epoca la nostra penisola non esisteva ancora: le sue montagne si sarebbero sollevate solo in seguito all’Orogenesi Alpina, dopo la fine del Mesozoico, e nel Giurassico al posto di esse c’era solo una serie di isole sabbiose, simili alle nostre Maldive. Negli ultimi anni tuttavia le scoperte di dinosauri “nostrani” si sono susseguite a ritmo incalzante. Uno dei casi più noti è rappresentato da “Antonio”, dinosauro i cui resti furono rinvenuti nel 1999 da Fabio Dalla Vecchia nel sito del Villaggio del Pescatore presso Trieste, e conservato nella sezione di paleontologia del locale. A dieci anni dalla scoperta esso è stato riconosciuto dalla prestigiosa rivista scientifica internazionale ” Journal of Vertebrate Paleontology ” come capostipite di una nuova specie di dinosauro chiamata Tethysadros insularis, appartenente alla famiglia degli Adrosauri . « A parte le singolari caratteristiche morfologiche di Antonio che hanno dato il nome a una nuova specie di dinosauro », ha spiegato Dalla Vecchia, attualmente ricercatore all’ Institut Català de Paleontologia di Barcellona, « il fossile scoperto nelle rocce del Villaggio del Pescatore è unico, in quanto uno dei più completi e articolati al mondo ». Infatti, la maggior parte degli esemplari che si trovano nei musei di storia naturale sono il risultato di un lavoro di assemblaggio delle singole parti sparpagliate nei siti fossilliferi, mentre lo scheletro del Tethysadros di casa nostra, è stato trovato incastonato nella roccia carsica con tutte le parti dello scheletro al loro posto e complete.

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