Parkin’son

Non è necessario organizzare pullman per conoscere gli artisti della nostra città (risposta a chi mi aveva ironizzato sugli artisti sambenedettesi). Basta andare su internet e leggere cosa dicono di loro i siti di critica artistica e non solo quelli fatti di pixels.

Parkin’son.
Vi racconto la storia.
Albula è un torrente su cemento che scorre a lato del mio fabbricato a centro città. Lì si fanno le migliori amicizie con i proprietari di cani.
Stefano è un signore sessantaduenne, fisioterapista, proprietario di due graziosi cagnolini, una cagnetta di barboncino di colore nero e suo figlio di colore ecru.
Può sembrare strano che un pitbull, il mio cane, possa stare insieme a loro, eppure è così, forse perché si conoscono da sempre.
Passeggiamo insieme lentamente e mentre i cani scorrazzano annusando tutto il torrente, noi parliamo delle nostre esperienze lavorative. Così quasi tutte le mattine di buon’ora.

Una mattina, lo vedo triste, troppo taciturno, quasi affranto. Stefano, gli dico, che c’hai stamattina?
Mi hanno diagnosticato il Parkinson.
Silenzio. Ancora silenzio. Un lungo silenzio. Non sapevo cosa dire.

Sai cosa significa, caro Silvano?
Sì che lo so.
Non mi importa della mia salute, sono preoccupato per la mia famiglia perché fra non molto non sarò più in grado di svolgere il mio lavoro.
Nei giorni a seguire camminavamo come sempre. Parlavano delle stesse cose, come sempre. Lui che teneva accuratamente la sua mano tremolante attaccata al corpo.
Puoi più nulla. Per molto tempo. La sua assenza mi ha preoccupato.

Ciao Stefano, lo incontro ieri sera, è da molto che non ci si vede. Vedo spesso tua moglie che porta i cani giù al torrente. E tu come vai?
Ero morto, caro Silvano. Sono stato a lungo ricoverato in ospedale per acqua nel cuore. Mi hanno salvato per il rotto della cuffia.
Gelo. Altro silenzio. In queste circostanze capisci quanto siano inutili le parole.
Ora come stai?
Diciamo che il cuore funziona al 30%, sopravvivo.
Ma ciò nonostante vedo che hai una espressione serena.

Perché non lo sai, Silvano?
Di cosa?
Ora faccio teatro con mio figlio Giulio. E mi racconta la storia.
Incredulo vado su internet.

Giulio D’Anna fa parte di “Matilde. Piattaforma regionale per la nuova scena marchigiana”. Un progetto di Regione Marche e AMAT.

Giulio studia danza dall’età di 10 anni. E’ laureato in Danza e Coreografia presso l’Università delle arti di Amsterdam (SNDO). Ha ottenuto diplomi in: Royal Academy of Dancing, certificato insegnanti AID&A per Danza Jazz, Classica e Contemporanea.
Accanto agli studi coreutici ha seguito studi in Naturopatia e Theta Healing.
Come coreografo è interessato alla fusione di diversi linguaggi teatrali con “corpi drammatici” alla ricerca di corpi virtuosi NON convenzionali.

Dramma, desiderio ed umorismo sono parole chiavi per le sue produzioni.
Lavora regolarmente come coreografo indipendente, danzatore, attore fisico ed insegnante. Negli ultimi anni i suoi lavori sono stati presentati in Spagna, Italia, Olanda e Germania. Durante il suo terzo e quarto anno universitario è stato selezionato per due anni consecutivi nella vetrina dei nuovi giovani coreografi europei per l’ITs Festival (International Theaterschool Festival).
Al momento Giulio sta lavorando ad una nuova produzione di teatro danza “NO QUIET FIND” presso la casa di produzione Generale Oost di Arnhem (NL).

PARKIN’SON
Parkin’son  è lo spettacolo vincitore del premio “Equilibrio per la nuova danza 2011″
Il Premio Equilibrio è aperto ad artisti emergenti operanti in Italia e invita a proporre progetti originali destinati ad evolversi in spettacoli di danza.

Il Premio Equilibrio 2012 V edizione, che ricordiamo essere un concorso a premio per coreografi emergenti italiani che offre ai vincitori al possibilità di esibirsi durante la rassegna del “Festival Equilibrio” dell’anno successivo più un compenso in denaro, ha appena vissuto un’edizione particolare in quanto quest’anno non è stato decretato il vincitore.

“Parkin’son” ci narra una storia familiare.
Giulio porta sul palcoscenico il padre con il quale mette in scena una ricerca gestuale basata sul loro rapporto.
‘Ironia’ e ‘intimità‘ sono forse le parole che più riassumono “Parkin’son” che decide di raccontarci una relazione complessa fatta di condivisioni di eventi drammatici e non. L’intento del giovane coreografo è quello di dare un messaggio di speranza per un futuro incerto, adombrato dalla malattia – affrontata proprio con quel corpo che ne sarà la vittima.

L’artista marchigiano – secondo la giuria internazionale in Parkin’son – ha apprezzato la particolarità del duetto, la capacità di assumersi rischi e il tentativo di spingersi oltre i limiti delle attese convenzionali attraverso l’uso di strumenti estremamente semplici.
L’assegnazione del premio è stata determinata dalla “volontà di sostenere le potenzialità del lavoro intimistico e di premiare il coraggio dimostrato nel condividere con gli spettatori la propria visione estetica, di auto-rappresentazione e di relazione tra pubblico e privato“

La giuria internazionale che ha assegnato il premio era composta da Cornelia Albrecht (Germania) Tanztheater Wuppertal Pina Bausch e condirettore di Kuhlhaus Center, Berlino; Mathurin Bolze (Francia) coreografo Compagnia Les Mains les Piede set la Tete Aussi; Kristie De Coster (Belgio) general manager Compagnia Ultima Vez; Hisashi Itoh (Giappone) produttore arti dello spettacolo; Cathy Levy (Canada) produttore danza National Arts Centre of Canada.

Giulio – mi racconta suo padre Stefano – oltre ad essersi esibito al teatro ‘Concordia’ di San Benedetto è stato con il lavoro dal titolo Bloody body blah al Teatro Sanzio di Urbino e al Teatro Studio alla Mole di Ancona.

Mi dice che ci sono richieste provenienti da più parti del mondo.
Ciao e auguri Stefano.


Link:
http://www.artnoise.it/?p=1351
http://www.auditorium.com/eventi/5177686
http://www.laprimaweb.it/2012/03/20/giulio-danna-presenta-parkinson-a-san-benedetto-del-tronto/

Informazioni su bruce

Ingegnere. Io sono responsabile di quello che dico, non di quello che capisci tu. (Massimo Troisi)
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3 risposte a Parkin’son

  1. ross ha detto:

    Molto tenero questo episodio di vita vera,ti insegna che non bisogna arrendersi mai, anche quando la malattia ti strappa la pelle a morsi, c’è sempre un motivo per continuare a vivere, anche quando sai che la scadenza è prossima, però mi viene anche da dire “che tristezza! ma perchè il nostro corpo, che per come è fatto è il centro dell’universo, è anche così tanto fragile? mah!
    Ti auguro una serena settimana, la mia sarà piena di impegni ma, dal 21, via per 10 giorni al mare,a rilassare le memba ed il corpo.
    ciao
    Ross@😀

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  2. bruce ha detto:

    Ciao Ross
    Ho visto la luce nei suoi occhi, ho letto nei suoi occhi quella serenità che fa della malattia una compagna sgradita ma accettata.
    Mi è solo dispiaciuto di non essere stato informato prima. Sono sicuro che gli avrebbe fatto piacere vedermi in prima fila nel teatro.

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  3. Diemme ha detto:

    Mi sono commossa…

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