La Terra come Rapa Nui?

L’Isola di Pasqua (Rapa Nui per gli indigeni) è una sperduta isola nell’Oceano Pacifico a 3700 chilometri dalla costa del Cile.

Molti anni fa fui attratto dal mistero dei Moai, le famose sculture di pietra, e  come sia stato possibile per gli abitanti del luogo insediarsi in una isola praticamente sperduta nell’oceano fino a poco tempo fa nemmeno riportata sulle carte geografiche.

Mentre l’intero mondo scientifico (e non) è sempre più impegnato ad ipotizzare con varie teorie le probabili cause di una futura scomparsa della razza umana dalla faccia della terra come quella dei dinosauri (effetto serra, atomica, asteroidi, virus, esplosione solare, ecc.), io mi sono fatto una idea: che forse la nostra fine è nella lettura della stessa fine degli abitanti dell’Isola di Pasqua.

La storia.
In origine l’isola offriva tutti i mezzi di sussistenza. I primi colonizzatori Polinesiani si ritrovarono su un’isola fornita di suolo fertile, cibo abbondante, materiali da costruzione a piene mani e tutti i prerequisiti per una vita confortevole. Essi prosperarono e si moltiplicarono.
Dopo alcuni secoli, essi cominciarono a erigere statue di pietra su piattaforme, come quelle che i loro antenati polinesiani avevano scolpito. Col passare degli anni, le statue e le piattaforme divennero sempre più grandi.

Ma la popolazione in crescita dell’Isola di Pasqua non si accorse che stava tagliando la foresta più rapidamente di quanto la foresta stessa fosse in grado di rigenerarsi.

La gente infatti cominciò a liberare il terreno per farne giardini; ad abbattere gli alberi per costruire canoe, per trasportare ed erigere statue, e per alimentare il fuoco.
Pian piano l’intera foresta scomparve e quasi tutte le specie arboree che la costituivano si estinsero.
Senza legname disponibile per cucinare, gli isolani fecero ricorso a rimasugli di canna da zucchero e l’erba per alimentare i propri fuochi.

Anche i raccolti declinarono, dal momento che la deforestazione permise che il suolo venisse eroso dalla pioggia e dal vento, seccato dal sole e le sue sostanze nutritive dilavate.

La distruzione degli animali dell’isola fu estrema quanto quella della foresta stessa: senza eccezioni, ogni specie di uccello terrestre si estinse. Anche i crostacei furono oggetto di pesca eccessiva, fino al punto che la gente dovette adattarsi a piccole lumache di mare piuttosto che ai molluschi più grandi.
Terminò l’uso della pesca dal momento che gli alberi usati per costruire le grandi canoe per la navigazione in mare non esistevano più. Le colonie di oltre la metà delle specie di uccelli marini che nidificavano sull’Isola di Pasqua o sulle isolette al largo furono spazzate via.

Al posto di queste fonti di alimentazione, gli isolani di Pasqua intensificarono la loro produzione di polli, che erano stati solo un cibo occasionale.
La gente trovò sempre più difficoltà a riempirsi lo stomaco.

Alla fine essi si rivolsero alla maggior fonte di carne residua ancora disponibile: gli esseri umani, le ossa dei quali divennero comuni nei mucchi di rifiuti più recenti dell’Isola di Pasqua.
Le tradizioni orali degli isolani abbondano di riferimenti al cannibalismo.

La fine.
Con la scomparsa della sovrabbondanza di cibo, l’Isola di Pasqua non poté più nutrire i capi, i burocrati e i preti che avevano mantenuto in funzione una società complessa. Gli isolani ancora in vita descrissero ai primi visitatori europei come il caos locale rimpiazzò il governo centrale e una classe di guerrieri prese il sopravvento sui capi ereditari.
La popolazione cominciò a diminuire. La gente cominciò a vivere in caverne per proteggersi contro i nemici. I clan rivali cominciarono a rovesciarsi le statue a vicenda, demolendo le teste.
Alla fine anche l’ultima statua era stata abbattuta e profanata.

Le estreme conseguenze.
In una manciata di secoli, la gente dell’Isola di Pasqua cancellò le proprie foreste, portò le proprie piante e i propri animali all’estinzione e vide la propria complessa società cadere a spirale nel caos e nel cannibalismo.

A questo punto il significato della storia dell’Isola di Pasqua per noi dovrebbe essere freddamente ovvio. L’Isola di Pasqua è la Terra in piccolo.

Nel momento in cui ci domandiamo perché gli abitanti dell’Isala di Pasqua non si sono guardati attorno, perché non si sono fermati prima di tagliare l’ultima palma, mi domando a cosa stiamo pensando noi.

Stiamo per seguire il loro esempio?
Da queste considerazioni io non credo che saranno le mutate condizioni climatiche per l’effetto serra a porre fine al pianeta terra perchè parliamo di un arco di tempo relativamente breve rispetto alle ere geologiche e il tempo permetterà alla terra di riprendersi come si è ripresa da impatti di asteroidi, eruzioni vulcaniche, glaciazioni.
Allora?

Più semplicemente sarà l’aumento della popolazione mondiale, l’espansione a dismisura delle aree urbane, la riduzione e distruzione dei campi e foreste, lo sfruttamento indiscriminato delle fonti di alimentazioni, il depauperamento delle risorse, le lotte per la sopravvivenza. Il caos.

Fantascienza?
Non lo so. So che gli abitanti dell’Isola di Pasqua sono riusciti a distruggere la propria civiltà con l’uso dei loro soli muscoli e pietre, mentre noi disponiamo di ben altri mezzi per farci male.
Gli isolani non hanno avuto la ragionevolezza e lungimiranza (forse per la loro rozzezza e mancanza di storia) di capire dove stavano precipitando.
Anche noi stiamo andando verso il baratro e non solo per il surriscaldamento della terra, ma per ora non ce ne preoccupiamo abbastanza. C’è ancora tempo, diciamo, o ci penseranno i figli dei nostri figli.
Speriamo prima del punto di non ritorno.

(ripreso da un mio vecchio articolo su myspace)

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Informazioni su bruce

Ingegnere. Io sono responsabile di quello che dico, non di quello che capisci tu. (Massimo Troisi)
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14 risposte a La Terra come Rapa Nui?

  1. MARGHIAN ha detto:

    Ciao Bruce. Ottimo post, anche per ricordarci che l’Isola di Pasqua viene menzionata poco, rispetto a quanto merita. “Popoli misteriosi”, “mesopotamici”, “egizi”, “maya”…..e qualce volta, *come hai fatto tu, finalmente l’Isola di Pasqua!

    per il resto, non posso aggiuntere altro che questo: e’ proprio cosi’, “la terra in piccolo”, e come stanno facendo oggi gli abitanti del pianeta, gli abitanti dell’Isola di Pasqua hanno esaurito le loro risorse, quelle di questa piccola terra dispersa nell’oceano. Ciao Bruce, e buon fine settimana (anche a Blef).
    Marghian

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    • bruce ha detto:

      Ciao marghian buona domenica anche a te e una carezza a nives.
      Rapa Nui?
      Meditate, medidate, meditate: è Bleff che lo dice, e se lo dice un cane non se capisce perchè non lo capiscono gli umani che hanno … l’intelligenza (?).

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      • MARGHIAN ha detto:

        Ciao Bruce.La carezza a Nives non manchera’, e credo che anche Nives, pur se non e’ “copilota” del pc come Blef, lo capisca e sia perplessa anche lei su come noi umani, pur essendo intelligenti…”intelli…cosa?”….mi sta guardando in una maniera strana…..

        Esco un po’ dal “seminato”, sui Pink Floyd:
        No che non ti invidio, pur se un bel “pink floyd in concerto” mi sarebbe piaciuto. “Universitario”..anni ’70 immagino,quando loro erano molto in voga.
        sapevo che avresti apprezzato questa scelta, che a dire il vero e’ una “ripetizione” di un video postato qualche anno fa, sempre su “shine on you crazy diamond”. Un altro viedo, mi sembra che non sia dal vivo. Sai, i video dei cantanti e dei gruppi con delle immagini….. Ciao Bruce.
        Marghian

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    • ross ha detto:

      Sconcertante quello che avete scritto,avevo visto un bellissimo documentario sull’isola di Pasqua,realizzato a mò di telefilm,è stato terribile vedere come abbiano distrutto l’isola ed il paragone che avete fatto con la Terra calza a pennello, mamma mia! dite che ci stiamo dirigendo a lunghi passi verso la fine?

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  2. carla ha detto:

    Effettivamente merita una profonda riflessione la storia dell’isola di Pasqua. Oggi l’isola è famosa in tutto il mondo per i suoi giganti di pietra e circa 5.000 turisti scendono ogni anno sulla grande pista d’atterraggio abilitata anche ad accogliere, in caso d’emergenza, la navetta spaziale della Nasa. Ma nonostante la notorietà pochi conoscono la vera storia di Rapa Nui che antropologi e archeologi stanno faticosamente recuperando. Non è un’impresa facile, ma loro continuano ad affondare le mani nel corpo di questa terra martoriata per raccontarci i particolari della tragedia dove drammatiche evidenze di giorni di fame e di paura parlano di uomini come noi e non di illusioni fantascientifiche.
    Sono stati proprio gli eccessi della fantasia quelli che per troppo tempo hanno nascosto la realtà di Rapa Nui dietro Atlantidi affondate ed improbabili extraterrestri. Così è diventato più difficile far accettare la storia vera di questa terra, ma gli archeologi non rinunciano ed ora potrebbero aver trovato un alleato prezioso nel “cinema”. Infatti sull’Isola di Pasqua hanno fatto la loro comparsa anche le troupes cinematografiche ed è indubbio che per l’Isola di Pasqua anche una storia di celluloide può essere un’occasione per rientrare finalmente nella storia degli uomini.
    Una storia che parla di un’epopea marinara, di terra fertile, di boschi e di follia umana; di una tragedia che per gli uomini del XX secolo ha tutte le caratteristiche di una minacciosa metafora.
    Buon fine settimana

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    • MARGHIAN ha detto:

      Ciao carla..interessantissime considerazioni, specie quelle inerenti al ruolo del cinema e di questo film in particolare, che da uno “spaccato” di quella cultura, da aver dato informazioni anche a chi nulla ha letto su quest’isola se non nelle reclame tipo “viaggio all’isola di Pasqua, a partire da euro….
      Mi ricordo ora le parole di Ruggeri: “in ogni posto migliore del mondo sappiamo trovare soltanto.gli alberghi del centro…” Ciao Carla.
      Marghian

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  3. bruce ha detto:

    Chissà se il cinema non possa attraverso una “minacciosa metafora” aprire gli occhi ad una seria riflessione e una accorta politica di mantenimento dell’equilibro naturale.
    Ciao Carla, un caro saluto.

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  4. semprevento ha detto:

    Lo sai come la penso su cetre cose…
    Tutto è polemica e fantasia umana…
    ma dove inciaccia l’uomo fa sempre sporcizia…
    gli onesti son sempre troppo pochi…sempre meno…
    Ps: chissà perchè si dice son felice come una Pasqua…
    in riderimento alla resurrezione di Cristo o q quest’isola così meravigliosa?
    preferisco la seconda ipotesi…. 🙂

    Che domenica astrusa…una cappa assurda di nubi , caldo umido..e poca voglia di uscire…
    volevo andare a Firenze…ma con quasta giornata ti vien voglia di stare a letto.
    Ciao bell’omo!

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    • MARGHIAN ha detto:

      Ciao ventice’!!!! Non credo che “felice come una pasqua” sia riferito all’isola di Pasqua, ma lo sai anche te, si riferisce al fatto che la Pasqua e’ sinonimo di “contentezza”, non importa se la Pasqua ha perso di significato (uova e colomba che valgono piu’ del significato, e el stesse uova e colombe che le si mangiano sempre meno insieme perche’ i rapporti umani, rispetto alle “cose da fare” passano in secondo ordine), “la pasqua” richiama alla felicita’, ed ecco che si dice “contento come una pasqua”.

      Da noi un uccellino, non so, qualche passeraceo, viene chiamato “su sizzi pasca”-leggi “sizzibàsca”-, proprio perche’ svolazza e cinguetta allegramente.
      Ah, il prefisso “sìzzi” sta per “piccolo”, e “pasca” chiaramente…. Ciao ventice’!!!
      Marghy

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  5. zebachetti ha detto:

    sconcertante ma questo stiamo facendo noi a questo nostro povero pianeta ciao Bruce

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  6. I couldn’t refrain from commenting. Perfectly written!
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  7. Pingback: Una storia di un disastro ecologico l’isola di Pasqua | Pif's On Eagle's Wings

  8. strangethelost ha detto:

    Prima di tutto ti devo far i complimenti perchè scrivi in modo cosi bene ed avvincente da far sembrare il tuo post un racconto piacevolissimo da leggere e che al contrario di tanti altri post non annoia affatto!!
    Mi sa tanto che quello che è accaduto nell’Isola di Pasqua possa benissimo ripetersi anche per il globo terrestre,le premesse ci sono tutte e addirittura entro i prossimi 50 anni la Terra aumenterà di altre due miliardi di anime ,per cui già ci sono problemi di cibo sin da ora pensa un pò con tanta altra gente in più!
    Spero che non succeda quello che è successo è successo sull’isola,ma vedo anche che l’essere umano sta facendo di tutto per distruggere la Terra non riflettendo come gli Isolani che distruggendo il nostro naturale Habitat destineremo all’estinzione l’intero genere umano!
    Scusa se non sono brava come te ,Marghian e Ross ad esprimermi su questi argomenti 😉
    voi tre messi insieme siete meglio dei documentari di Piero Angela e figlio :mrgreen:
    sono molto felice di averti trovato e adesso mettero il tuo link nel mio blogroll almeno non corro il rischio di perderti!!
    Un caro saluto e tante carezze da parte mia a Bleff!
    liù

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