Potremmo non essere mai nati

 Se i nostri genitori non si fossero mai incontrati a questo punto non staremmo qui a parlarci e la domanda non sussisterebbe.
No, non voglio parlarvi di questo ma di un altro dilemma. Uno dei misteri più grandi delle scienze planetarie, è che la Terra su cui viviamo dovrebbe essere senza vita.

Meravigliati? Forse si, forse no. Magari state pensando a scenari apocalittici, cadute di asteroidi, distruzioni di massa, epidemie o quant’altro. Niente di tutto questo. Semplicemente che la Terra su cui viviamo dovrebbe essere una palla di ghiaccio senza vita.

Questa è bella – si sorprende il mio cane.

Nessuna sorpresa. Circa 4,3 miliari di anni fa quando si formarono gli oceani l’irraggiamento del Sole era molto più basso dell’attuale. Questo era dovuto al fatto che quando sono nati i pianeti del sistema solare il nostro Sole aveva una luminosità del 30/40%  in meno di quella attuale.

Questo cosa vuol dire? – mi domanda Bleff

Questo vuol dire che gli oceani si sarebbero dovuti ghiacciare del tutto ed il ghiaccio e la neve avrebbero dovuto riflettere indietro così tanta luce da eliminare la possibilità di un mondo caldo per miliardi di anni nel futuro. 

Allora perché tutto questo non è avvenuto? – mi domanda ancora il mio sapiente cane 

Da decenni gli astronomi hanno cercato possibili soluzioni, ma nessuna teoria ha dato una risposta definitiva.
Per esempio è stato proposto che potevano esserci meno nuvole, e quindi una riflettività più bassa, ma questo non basta. Altri modelli hanno mostrato che un effetto sera creato da una densa nube di metano e diossido di carbonio, anche se riscalderebbero il pianeta, non basterebbe comunque. In altri questi gas si combinano per formare uno smog fotochimico che invece di riscaldare la Terra la raffredderebbe ancor di più. 
Insomma un dilemma. Tanto è vero che il dilemma del come ha fatto la Terra a riscaldarsi in quel periodo è chiamato “paradosso del Sole giovane debole”.  

Quindi, il fatto che la Terra non è una palla di neve deve essere legato alle origini del nostro sistema solare – mi osserva il mio cane 

Sei un cane intelligente – rispondo – Gli scienziati hanno  calcolato che, per mantenere la Terra tiepida a causa della bassa luminosità del Sole, il nostro pianeta sarebbe dovuto essere circa 9.7 milioni di km più vicino al Sole rispetto ad oggi. 

La Terra, quindi, doveva occupare una orbita più vicina al Sole per migrare  successivamente sulla attuale orbita – è sempre il mio sapientone cane che mi fa delle acute osservazioni.

Può sembrare strano, ma sembra che sia avvenuto proprio questo.
David Minton, della Purdue University ha osservato che questa cosa è stata provata dalla scoperta di centinaia di pianeti extrasolari in posizioni dove non potrebbero essere secondo i nostri modelli di formazione planetaria, se si fossero formati sul posto.

Per esempio, sappiamo di moltissimi pianeti più grandi persino di Giove che si trovano in orbite molto più strette di quella di Mercurio. Non si sarebbero potuti formare li dato che mancherebbe la materia a disposizione per dare vita a simili giganti, specialmente perché l’intensa forza di una stella appena nata avrebbe spinto via tutto il gas e la polvere nelle vicinanze.
Quest’idea di migrazione planetaria è relativamente recente e fino a pochi decenni fa sarebbe sembrata ridicola anche per la fantascienza.
Un altro esempio è la scoperta di pianeti coperti interamente da oceani di acqua pura, che sono in realtà palle di ghiaccio che si sono formate lontano dalla propria stella, per poi arrivare più vicino, e sciogliersi.

Ma come ha fatto la Terra a ricevere la giusta spinta per arrivare in questa nuova posizione? – mi domanda incuriosito il mio fedele amico. 

La spiegazione più plausibile è data dai modelli computerizzati che ipotizzano che nelle sue prime fasi, il Sistema Solare somigliava più ad una tavola da biliardo, in cui le palle sono spinte dalla loro interazione gravitazionale. 

Ma se tale spinta è avvenuta grazie alle forze gravitazionali allora deve essere stata effettuata  da un altro pianeta. Quale pianeta ha influenzato tale spinta? – mi domanda ancora Bleff

Giusta osservazione caro mio. Secondo questo modello computerizzato servirebbe un altro pianeta terrestre nel sistema solare interno, per spiegare come ci siamo arrivati a questa configurazione. E non basterebbe uno piccolino, servirebbe un pianeta con una massa tra quella di Marte e quella di Venere.

Lo scienziato spiega che la miglior simulazione computerizzata per la ricollocazione della Terra, mostra che un ‘misterioso’ pianeta, di circa 75% la massa della Terra, ha colpito in pieno Venere, e questo ha spostato la sua orbita e in seguito anche le altre orbite del Sistema Solare Interno, fino all’attuale configurazione. Tutto questo sarebbe avvenuto solo 2 o 3 miliardi di anni fa.

Ipotesi affascinante – mi ripete il mio cane – L’idea di una collisione con Venere potrebbe essere plausibile, ma attualmente priva di fondamentoIl problema è che conosciamo pochissimo quello che è successo in questo primordiale periodo del Sistema Solare. Ci sono molti modelli validi ma spesso contraddittori tra di loro e ci serviranno moltissimi studi di tutti i pianeti interno del Sistema Solare, per poter arrivare ad un conclusione logica.

 A prescindere da quale è stato il passato, 1 su 2.500 simulazioni dinamiche mostrano che nel futuro, Mercurio, che attualmente si trova in un’orbita quasi-stabile, verrà espulso dal Sistema Solare, e questo scatenerà l’Armagedon: una collisione tra Terra e Venere, mentre Marte sarà spinta via verso il Sistema Solare esterno.

 E cosa succederà alla Terra? – mi domanda Bleff

 E’ difficile fare ipotesi, magari Venere ci farà compagnia e viaggeremo assieme sulla stessa orbita. Ma tornando alla luminosità del Sole, da allora è diventato sempre più brillante e …

 … e continuerà a diventarlo in futuro, fino a far evaporare gli oceani e forse la Terra diventerà semplicemente un sasso come Marte. E’ questo che succederà, vero? – conclude il mio fedele amico a quattro zampe.

 (fonte:newsletter  Link2Universe)

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Informazioni su bruce

Ingegnere. Io sono responsabile di quello che dico, non di quello che capisci tu. (Massimo Troisi)
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5 risposte a Potremmo non essere mai nati

  1. Rebecca o semplicemente Pif ha detto:

    Buongiorno caro Sivano e docissimo Bleff, già interessante questo post, ma gli sicenziati stanno qui soltanto speculare al riguardo della vita sulla terra, io personalmente credo nella creazione. E noi oggi vogliamo sempre avere risposte per le nostre domande.. forse siamo nemmeno ingrado di comprendere tutte queste cose, perchè la nostra coscienza e molto limitata. Poi alla fine la cosa più importante di tenere questo pianeta vivibile, tratarlo bene, altrimenti non c’è più nessun futuro per l’umanità… come sempre aprezzo molto i tuoi post abbi una serena giornata con amicizia Pif e Tatanka

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  2. bruce ha detto:

    Buongiorno anche a te carissima Pif. Sappi che anch’io leggo sempre volentieri i tuoi articoli.

    E’ vero quello che dici, l’uomo a questo punto dovrebbe preoccuparsi più della conservazione del nostro pianeta. Ma questo è nelle mani dei politici e nelle politiche delle nazioni. Purtroppo nulla possono fare gli scienziati se non farci ricordare di quale meraviglioso dono ci ha dato la natura o chi altro … occasionale o meno.
    Un caro saluto da
    Bruce & Bleff

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  3. bruce ha detto:

    Dimenticavo: dal momento che la vita è sempre nata a dispetto di tutti e di tutto, Bleff mi ha sottoposto un altro dilemma:
    Era proprio necessaria la creazione della vita? Perché?

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  4. carla ha detto:

    Ciao Bruce, in premessa devo giocoforza rivolgere un plauso al tuo cane, il caro Bleff. E’ di un acume intellettuale sconvolgente tenuto conto che io possiedo un cagnolino di circa otto chili in grado di dimostrarmi tanto affetto e tanta voglia di stare sempre con me ma, quanto a domande siamo su un altro pianeta. A proposito di pianeti, di vita, di Terra….
    Essere soli nell’universo è un fatto che non riusciamo ad accettare: anche la semplice scoperta su un altro mondo di un semplice microbo basterebbe a colmare il senso di vuoto che ci coglie ogni volta che osserviamo l’incredibile vastità del cosmo. Malgrado alcune sonde siano già volate fino ai confini del sistema solare e il telescopio spaziale abbia scandagliato le più lontane galassie, non siamo riusciti a trovare la più piccola traccia di vita. “E’ mai possibile che lassù non ci sia nessuno?”. C’è chi è convinto di no e sostiene che le probabilità che la vita si possa sviluppare anche altrove sono pressochè nulle: troppo difficile per gli elementi chimici combinarsi nel modo giusto, troppo letali le radiazioni che pervadono lo spazio, troppo “unico” apparentemente il nostro pianeta.Solo noi insomma, avremmo vinto l’unico biglietto in palio della grande lotteria cosmica. Eppure i mattoni fondamentali che ci compongono sono tutt’altro che rari. Carbonio, ossigeno, idrogeno, azoto combinati nelle più semplici molecole organiche sono presenti un pò ovunque, non dimentichiamo che ne sono state individuate in abbondanza nelle nubi di gas e polveri della galassia ed in vari tipi di oggetti come meteoriti e comete. Ciò che noi siamo, la scala biologica a cui apparteniamo è una conseguenza degli innumerevoli filtri della selezione naturale che scartano gli organismi rivelatisi meno adatti all’ambiente premiando quelli più adatti. Secondo i biologi anche i microbi sono organismi piuttosto evoluti e la maggior parte della vita sulla Terra è vita microbica. Le cosiddette forme di vita avanzate sono solo una coda della distribuzione e dobbiamo stare attenti a non scambiare la “coda per il cane”. Forse, dopotutto, l’Uomo non è che un incidente: il nostro emergere come “organismo più adatto” non corrisponde ad una tendenza generale ma è dovuto alle particolarissime condizioni ambientali che le prime forme viventi si sono trovate ad affrontare.
    Forse la stessa intelligenza non è affatto necessaria alla vita, forse è solo una rara malattia che durerà lo spazio brevissimo – su scala cosmica – della nostra esistenza come specie. O forse nell’universo si sono sviluppati tanti tipi di “malattie” più o meno gravi, che aspettano solo, come noi, di essere scoperte.
    Ho una mia personale domanda:
    “Se alla vita per nascere bastano semplici molecole organiche, un minimo di calore e acqua allo stato liquido, così some è avvenuto sulla Terra, ecco una nuova possibile candidata a staccare il biglietto vincente: “ma che tipo di vita sarebbe quella che si sviluppasse in un altro luogo, in un altro tempo e in condizioni diverse da quelle che ha conosciuto il nostro pianeta? Chi ci dice che sfocerebbe in organismi più complessi di un semplice batterio o, cosa ancor più difficile, in qualche forma dotata d’intelligenza?”.
    Conclusioni:
    Forse non riusciremo mai a padroneggiare questa mostruosa forza della natura ma non è detto che la via delle stelle ci sia preclusa: potremmo sempre studiare un’astronave dotata di un sistema d’ibernazione che ci consenta di superare dormendo enormi distanze risvegliandoci solo vicino alla meta. Resterebbe un unico piccolo problema: quando decidessimo un giorno di tornare, niente sulla Terra sarebbe più come l’abbiamo lasciato….”
    ‘nnaggia di una ‘nnaggissima …. direbbero i Grandi!
    Quante divagazioni regalano i Tuoi post … e quante riflessioni!
    Buon 25 aprile

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    • bruce ha detto:

      Gran bel commento carla.
      Sul blog di ross ho posto un’altra domanda, diciamo più terra terra proprio a riguardo della “coda”: se ad ogni estinzione di massa sulla terra segue una razza sempre più evoluta, la prossima estinzione (perché avverrà, proprio per il principio della casualità) cosa ci riserva? Un super uomo o un super razza ‘esotica’?
      Evvabbè: ‘nnaggia che ‘nnaggia di una ‘nnaggissima 😆

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