La solitudine è uno stato d’animo

Cos’è la solitudine?

Molti la considerano una vera e propria malattia. Molti associano al concetto di solitudine una condizione negativa del proprio stato d’animo. Eppure c’è chi la cerca: “meglio soli che male accompagnati”, o chi come i single ne hanno fatto uno stile di vita.

Io credo che la solitudine è uno stato dell’animo. Una condizione trasversale dello stato d’animo che riguarda tutte le personalità e ogni condizione sociale, ogni età. Uno dei fattori che portano alla solitudine è l’insicurezza nel relazionarsi con gli altri, la paura di non essere accettati o di non piacere agli altri che se non si interviene può sfociare in depressione. Ma non l’unica.

Banalmente potrebbe essere definita come “assenza di compagnia”. Ma non ne sono convinto.
I giovani si frequentano, gli adulti si frequentano, anche gli anziani si fanno compagnia per strada, nei centri di riposo. Eppure gli psicologi dicono che si può essere soli anche in compagnia, in casa tra i familiari, nel mondo del lavoro tra i colleghi, in società.
Come dire che la compagnia non è l’ingrediente giusto per eliminare la solitudine.

E’ come se il soggetto affetto dalla solitudine avesse bisogno di altro. Sento dire da più parti che forse quello che si cerca è l’amicizia.
In verità il giovane ha bisogno di comunicare ma in termini diversi che può offrire una semplice compagnia. Ha bisogno di liberare la propria solitudine condividendola con qualcuno che oltre a stargli vicino sia disposto ad ascoltarlo a  condividere i suoi stati d’animo.  All’adulto non basta più la compagnia di chi lo circonda e l’amicizia spesso è un rifugio, nel mondo del lavoro per una serie di complesse situazioni o vicissitudini l’amicizia può lenire le  insoddisfazioni.
Quindi apparentemente sembrerebbe che c’è bisogno di comunicare in amicizia con qualcuno che sappia ascoltare, che sappia condividere in un rapporto di sincerità la propria solitudine.

Ma l’amicizia è un’arma a doppio taglio. Spesso non è sincera, spessissimo è l’occasione per cogliere qualche opportunità, per tenersi buono quell’amico che potrebbe tornare utile. Spesso si tradisce con il compagno/a dell’amico/a.
L’amicizia quindi non basta per non sentirsi soli che al contrario può essere fonte di problemi.
Non credo proprio che l’amicizia sia la medicina giusta anche se necessaria a volte ad affievolire la solitudine.

Allora?
Conoscete la canzone dei Beatles: “All you need is love”?
La medicina giusta credo che sia l’amore.  “love is only you need”.
Sembrerebbe quindi che la strategia antisolitudine sia quella di avere oggetti d’amore che riempiano la nostra vita. Ed è così. Il vero problema all’attuazione della strategia all’antisolitudine è avere molti oggetti d’amore, ma per condividerla pienamente, occorre avere una grande capacità d’amare e tenere bene in mente che l’amore e amicizia si escludono  vicendevolmente.
L’adolescente vincerà la propria solitudine in compagnia, in amicizia ma la raggiungerà pienamente con un soggetto da amare. L’adulto con una persona da amare, che più propriamente e genericamente potremmo dire da riversare il proprio “affetto amoroso”.

Allora perché esiste la solitudine, quando basterebbe semplicemente una persona da amare?
Bella domanda mi sono fatto. E mi rispondo da solo.
Forse perché al mondo esiste una grande varietà di personalità che sono di ostacolo ad instaurare un rapporto affettivo.

Gli svogliati: il cui grande problema è che non avendo una grande forza di volontà non sono in grado di costruirsi oggetti d’amore ed hanno coinvolgimenti superficiali e quindi inutili.
I deboli, che sono troppo inclini a scambiare la compagnia per amicizia ed amore, salvo poi avvertire una profonda solitudine interiore quando la superficialità del rapporto viene a galla.
Gli apparenti che hanno come scoglio principale la vanità. E’ classica nel web di coloro che credono di risolvere la propria solitudine circondandosi di una moltitudine di amici.
I superbi e gelosi, che rovinano molti rapporti umani a causa della loro violenza interiore che esplode con difetti molto gravi da rovinare ogni rapporto.
I superficiali, che non riescono ad andare a fondo ai loro oggetti d’amore.
I romantici. Essi avvertono in modo particolare l’oppressione della solitudine perché idee classicamente romantiche sono l’amore (o in subordine la vera e profonda amicizia) o la famiglia che sono visti come condizioni necessarie alla felicità. La solitudine diventa il motivo esistenziale che mette in luce il fallimento del tentativo di realizzare tali idee. Non a caso, spesso, il romantico risolve (male) il problema della solitudine con la strategia dell’ultima spiaggia. I romantici, sono anche troppo esigenti, molto disponibili con tutti, ma non appena avvertono un difetto nella controparte, scattano il rifiuto e la solitudine di rimbalzo. Quest’ultima spesso vissuta come delusione di un rapporto mancato.

Allora torniamo al punto di prima. La solitudine è uno stato d’animo, e va rimossa in primo luogo guardandosi dentro per rimuovere gli ostacoli per avere rapporti affettivi.

Ma alla fine mi domando perché io non avverto la solitudine, quella necessità di frequentare compagnie, di essere alla continua ricerca di amici, di instaurare rapporti affettivi.

La risposta l’ho trovata nella mia famiglia.


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Informazioni su bruce

Ingegnere. Io sono responsabile di quello che dico, non di quello che capisci tu. (Massimo Troisi)
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8 risposte a La solitudine è uno stato d’animo

  1. semprevento ha detto:

    la famiglia, pilastro portante del passato presente e futuro.
    Volevi proprio arrivare lì, vero?
    mi riservo di passare domani…caro bruce!!!
    ciao bell’omo!

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  2. semprevento ha detto:

    …c’ho fatto diverse riflessioni …
    chiaramente su me stessa…per esempio a quale categoria appartengo…
    ma ci devo proprio appartenere?
    forse è indispensabile per capirsi…
    cmq, senza troppo esporsi,
    la solitudine a volte è uno stato di grazia….
    nel senso che dopo tanto chiasso un po’ di
    silenzio e raccoglimento occorre…
    Quando lavoravo come commessa
    avevamo la radio…
    dalle 9 alle 13
    e dalle 16 alle 20….la mattina scorreva benino
    ma il pomeriggio arrivare alle 20 era lunghissima…
    che poi sforavamo sempre per un ,motivo o per un altro… 😦
    ma quando spegnevo la radio e il silenzio regnava
    come stavo bene….santo cielo, il cervello si ricompattava…
    il negozio vuoto…tutto rimesso in ordine…
    pulito e spolverato. Poi alla fremata dell’autobus
    sempre da sola…ci stavo bene…benchè a volte
    piangessi…

    La solitudine di cui parli tu è un’ altra cosa…molto seria..
    quella che porta al’isolamento, alla depressione.
    solitudine è paura nel condividere i propri pensieri con chi
    può ascoltare..ma l’insicurezza fa da padrona…
    la paura di sentirsi ridicoli, brutti, fuori luogo…di
    non esser all’altezza di chi ti sta di fronte…
    si genera quel distacco inevitabile se non ci sono supporti validi…

    Si finisce in un ginepraio e mica se ne esce tanto bene
    La psicanalisi è una lunga fase lavorativa…forse troppo.

    Tu sei fortunato , ma lo sai da solo e rendi grazia a Dio
    di questo immenso tesoro.
    Tra le mura di casa ritrovi quel senso pieno della vita
    che ti fa stare bene anche quando i problemi sono lì ad aspettarti.
    Ma ci mettete del vostro ogni giorno, discutendo confrontandovi e sorprendendovi.
    La cosiddetta complicità, in poche parole.
    E occorre sempre amore, non solo sentimentale, ma emotivo e curioso.
    Ma allora questo dilagare di schizofrenici e sballati a luci spichedeliche da dove sono usciti?
    ….il fatto è che non ci ascolta più…che si corre per un tozzo di pane e casa non ci siamo mai…
    si delega ad altri le nostre responsabilità…e si crea uno stato di confusione totale.
    Sara dice sempre …mamma mica si nasce imparati….ha ragione in fondo…
    e il gioco vale davvero la candela????
    C’è stato u periodo della vita in cui non avevo temo ne per me stessa ne per mia figlia…
    la domenica dovevo recuperare tutto il tempo perso a lavorare…la sera quando rientravo
    dovevo ( ma non era un dovere, era amore) trovare per forza quell’ora da dedicare a mia figlia…e lo facevo…mi dicevo che non era la quantità ma la qualità….
    sai che per quasi 5 anni non sono mai stata ad una riunione dei genitori, a scuola elementare?
    C’erano delle volte che non sapevo come andava Sara a scuola….
    allora dovevo inventare il tempo….già…lo inventavo e correvo ad un colloquio su appuntamento…
    adesso penserai..ma il padre? …………………………………………………….stendiamo un velo!!!
    Ecco che cos’è la solitudine…e i figli rispecchiano i genitori? beh ….a volte non è così, fortunatamente.
    Di tasselli se ne potrebbero aggiungere tanti…..e capisco perchè quando vai da una psicologa
    ti chiede dei genitori e a volte anche dei nonni….se erano alcolisti….se facevano uso di droghe…se avevano sofferto di depressione….se c’erano di casi di malattie particolari….
    poi si appuntano le risposte …taluni restano in silenzio….poi all’ora stabilita ti danno l’appuntamento per il successivo incontro e ti dicono arrivederci….
    altri quasi si commuovono…
    sai quella foto della mammina…….la feci vedere ad una psicologa….
    la guardò e poi mi disse…sei troppo triste …no, così non va bene.

    Solitudine tristezza vanno a braccetto….
    ma poi arriva il vento e qualcosa porta via…e qualcosa ti regala.

    si, ti sei fatto una bella domanda…ed io …nel mio modo ti ho risposto.
    mancherà di sicuro l’esattezza e la precisione che è nel tuo stile,
    ma t’ho scritto senza riflettere tanto….quello che viene….di solito
    il primo ciak è sempre il migliore!

    ciao bell’omo
    e dove sei di bello????
    😛

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  3. semprevento ha detto:

    …girando un pò
    mi sono imbattuta in lei….
    ho dato un occhio….
    http://lauracarpi.wordpress.com/2011/07/18/qui-terra-buone-notizie/#comments
    ..pensa te quanto le cose siano legate…
    seppur di argomento diverso….
    uhm….

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  4. bruce ha detto:

    Belle riflessioni. Certo la vita, la scuola, il lavoro, il marito, la moglie, i figli ci mettono tutti del loro a complicare le cose.
    I psicologi? Una professione anche quella solo per far soldi. Quanto? 150. Grazie e arrivederci alle prossime 150.

    Sono d’accordo con te quando dici che a volte la solitudine è un stato di grazia. Solo a volte però, solo per alcuni momenti, per alcune circostanze particolari, quando vogliamo staccare la spina e starcene tranquilli per i fatti nostri. Ma quando la solitudine dura troppo a lungo può diventare pericolosa per cadere nella noia, nella insofferenza o peggio nella depressione.

    Te hai centrato due punti importanti, la mancanza di comunicazione e lo sballo dei giovani. Per me sono figli della stessa malattia che è all’origine della solitudine. In entrambi i casi manca proprio la “capacità” di crearsi “oggetti d’amore” che poi in soggetti “insofferenti” viene cercata chiudendosi in se stessi o nel trovare alternative all’antisolitudine, sballo, alcol ed altro. Ora te mi domanderai: ci troviamo allora in una società di insofferenti? Altra bella domanda.

    Ciao bella ♫

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  5. semprevento ha detto:

    …:-P sei troppo buffo!!!
    Mi riferisco all’ultima parte del testo!!!
    ma che testa c’hai????
    socializza socializza l’ingegnere…
    Secondo chi hai accanto, o di fronte, parlagli dei buchi neri…
    quelli dello stomaco!!!

    …a volte mi viene un idea….
    quando questi ragazzini così svogliati e dalle scarpe tre numeri più grandi dei loro piedi,
    li mandassimo un po’ in Africa??? quella del sud…
    in quei piccoli villaggi che per trovare un pò d’acqua devono fare oltre 50 km a piedi scalzi ?
    e che poi si scopre essere avvelenata con cianuro per cui la mortalità è piuttosto giovane? intorno ai 40 anni…
    Non so se tornando a casa riuscirebbero a dimenticare quello che hanno visto…e ad immergersi in un mondo patinato. Mi son spiegata?
    Io credo che una volta la solitudine fosse avere un’ anima dura e forte.
    le rughe erano un contorno assolutamente naturale.
    la solitudine temprava, oggi si è trasformata in una palude desolata…
    ………………..ma è tardi adesso per sferruzzare discordi seri.
    Ho sonno e vado a ninna.

    sai che mi piacerebbe fare?
    è da tanto che ci penso….
    fotografare i mirales…alcuni son davvero delle opere d’arte…
    e poi..ma come fanno ad esser così precisi??? me lo son sempre chiesto…
    sarà che le uniche bombolette che h usato in vita mia erano degli smalti dorati
    per decorare oggetti in occasione del natale….
    ricordo una bella bottiglia di vetro verde….la ricoprii tutta d’oro…le misi intorno al collo un bel fiocco di raso rosso e una bella candela verde all’ imboccatura…
    mi prese la mano la cosa…. ogni piccolo oggetto spruzzato d’oro…ma il Natale passa…
    i murales NO!!
    ..pensa te se mi prendesse la mano fare murales…. 😛
    meglio asciarli ai professionisti della bomboletta!

    buon sabato!
    vento
    ♫♪♫

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  6. Alessandro ha detto:

    c’è chi riesce a stare bene in solitudine. Io ad esempio spesso devo stare solo. Ne ho bisogno..

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  7. Alessandro ha detto:

    la solitudine è il momento creativo, è il momento della riflessione su se stessi, per conoscersi e capirsi. Non dico di diventare degli eremiti, ma di ritagliarsi momenti per sé come uscire senza meta, da soli, visitare luoghi sconosciuti, prendere una birra e sorseggiarla al chiaro di luna senza nessun conoscente. Andare a teatro, fare un viaggio. Anche soli, ogni tanto…

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    • bruce ha detto:

      Condivido pienamente.
      Effettivamente dovrebbe essere così, purtroppo diminuiscono sempre di più coloro che hanno questa capacità di interrogarsi e soprattutto di cogliere gli attimi di solitudine per se stessi, per liberare la mente arricchendola con nuovi interessi, con quelli che io ho definito “oggetti d’amore” che riempiono la nostra vita e che possono essere anche il teatro, gli hobby, la lettura, la fotografia, la pittura, le donne (eh eh).

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