Stop ai sacchetti di plastica: i dubbi.

Dal 31 dicembre 2010, è fatto divieto la commercializzazione di sacchi non biodegradabili non rispondenti ai criteri fissati dalla norma tecnica comunitaria EN 13432. 

Esulta Legambiente ed esultano tutti gli ambientalisti veri ed anche gli ambientalisti della domenica (del lunedì, del martedì, del mercoledì,  ecc. ecc.) che li usano lo stesso al supermercato. Evviva!

Finalmente si dice un no definitivo dopo tante proroghe ai sacchetti di plastica che sono utili solo per pochi minuti ma creano degrado, sporcizia per anni ed hanno un notevole costo per raccoglierli, smaltirli. Evviva!

Vinta la battaglia contro la potenza della lobby delle aziende chimiche. Evviva!

Cosa succede ora?

Sostituendo gli attuali sacchetti di plastica con i sacchetti biodegradabili risparmieremmo tonnellate di petrolio e altrettante di emissioni di CO2, ma soprattutto eviteremmo di disperdere la plastica indistruttibile nei campi, lungo le rive dei fiumi, nei mari. Per non parlare che sono causa di morte anche per delfini, balene, foche, tartarughe marine. Evviva! 

Tutto sembra risolto. Ma sarà veramente così? Ci voglio pensare un po’.

Resistenza e consumo

Vediamo. I nuovi sacchetti non sono abbastanza resistenti e non tengono la stessa spesa di quelli di plastica. Poco male, ne terremo 2 per mano al posto di 1, 4 al posto di 2, 8 al posto 4 e così via. Poco male ho un’auto con un ampio bagagliaio. E la vecchietta senza auto? Si dovrà arrangiare, mica è possibile pensare a tutto.

La Coldiretti dice che ogni italiano consuma in media 300/400 sacchetti all’anno. Ok, ora ne consumeremo 600/800.

Umido

I nuovi sacchetti non tengono l’umido della pattumiera. E allora? Poco male li avvolgeremo in un sacchetto di plastica, tanto nessuno se ne accorgerà.

Risparmio

I nuovi sacchetti costano 4 o 5 volte di più. Già alcuni negozianti li vendono ad 1 euro. Per ottenere un risparmio li dovremmo utilizzare almeno 10 o 20 volte. Ma visto che sono poco resistenti e non trattengono l’umido è facile capire che ne dovremmo comprare molti e spenderemo molto ma molto di più.

Emissione di CO2 

Tutta l’immondizia va comunque  negli inceneritori che producono ed immettono anidride carbonica nell’atmosfera. Per ridurla basterebbe che ognuno di noi usasse con più parsimonia l’automobile, magari andando un po’ a piedi che ci farebbe bene alla salute o in bicicletta. Ma si sa: siamo abituati alle comodità e poco disposti ai sacrifici.

I sacchetti ecologici sono bio-degradabili al 100%

Non credete a questa balla. Non ci sono sacchetti degradabili al 100%. I nuovi sacchetti NON sono degradabili al 100%.

O meglio: quasi qualunque polimero organico è biodegradabile su tempi lunghi. Il problema è il tempo necessario. Anche il polietilene è biodegradabile al 100% se si aspetta un tempo sufficientemente lungo. Quindi, scrivere sui sacchetti “biodegradabile al 100%” se non del tutto scorretto, è quantomeno fuorviante.

I nuovi sacchetti sono prodotti dalla Novamont, e realizzati in Mater Bi, una  plastica ricavata dal mais, che contiene anche una buona percentuale di poliestere, per garantire la necessaria durata, resistenza. Ma l’ignoranza ambientalista ha deciso che l’agricoltura è natura e che tutto ciò che è natura è buono per definizione.

In effetti questi sacchetti sono legalmente e correttamente dichiarati compostabili, ai sensi della normativa europea. Ma la norma applicata, chissà quanti lo sapranno, è la EN 13432 che prevede per il suo degrado  una permanenza di TRE MESI A 50 GRADI con un residuo finale non biodegradato di non oltre il 10%. Questo sta a significare che avremo comunque un residuo non degradabile ed inquinante. Se poi consideriamo che temperature di 50 gradi in Italia ce le scordiamo, allora i tempi di degrado si allungano considerevolmente. Anche di anni.

  Abbandono sacchetti e morte di animali marini 

I sacchetti continueranno ad essere dispersi con regolare continuità a causa della maleducazione nei campi, nei fiumi, nel mare e visto il tempo di smaltimento continueranno a sporcare l’ambiente e a costringerci ad eliminarli con i relativi costi. Delfini, balene, foche, tartarughe marine, continueranno a mangiarli e morire lo stesso. Con la speranza di digerirli prima dei 3/6mesi/un anno, tempo del loro degrado.

 Eliminata la lobby delle aziende chimiche.

Molto bene, ad esse da ora in poi si sostituiranno nuove lobby di aziende produttrici di sacchetti ecologici e nella produzione di sterminati campi di mais.

Ed allora?

Benché gli shopper degradabili siano un passo avanti rispetto a quelli tradizionali siamo ancora lontani dal poterli dichiarare davvero “nature friendly”. Meglio la vecchia sporta della spesa, magari di iuta, volendo avere qualcosa di  “degradabile” più duraturo della carta, altrettanto leggera, possibilmente cerata, in modo che possa essere sufficientemente economica ma comunque adatta a contenere anche l’immondizia senza far passare liquami vari, rimanendo certamente biodegradabile.

E poi bando alle ipocrisie! Se guerra deve essere contro la plastica allora facciamola per davvero, contro le bottiglie di plastica, il tuo cellulare, il tuo televisore,  contro  tutta la plastica e tutti i suoi derivati  che consumano petrolio e veramente inquina l’atmosfera che respiriamo nell’eliminarli. Magari lasciando proprio il petrolio dove sta: sotto terra. Ma questa è un’altra storia, senza cellulare e compagnia bella non sappiamo vivere e rinunciare. Allora meglio prendersela con i sacchetti di plastica. E’ più facile.

Lato positivo della cosa.

A Napoli dovranno sbrigarsi a togliere la “munnezza” dalla strada prima che i nuovi sacchetti degradino spargendo liquami dappertutto.

 


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Informazioni su bruce

Ingegnere. Io sono responsabile di quello che dico, non di quello che capisci tu. (Massimo Troisi)
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Una risposta a Stop ai sacchetti di plastica: i dubbi.

  1. Martine ha detto:

    http://akumassf.wordpress.com/2010/12/27/508/
    si si, si fanno passi avanti a favore dell’ambiente!
    buona giornata
    Martine

    Mi piace

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