L’invisibilità è (forse) possibile


Quanti di noi, forse tutti, da bambini abbiamo sognato di diventare invisibili, sparire come fa Harry Potter sotto il mantello dell’invisibilità.
Musica, film, libri, fumetti: in tanti hanno raccontato le gesta dell’”uomo invisibile”. Pura fantasia scenografica? Una volta, ora forse è possibile.

Tutto parte dalla considerazione del motivo che rende possibile vedere gli oggetti. Una strada buia di notte diventa visibile quando accesi i fari della nostra automobile gli oggetti riflettono la luce emessa rendendosi visibili. Di giorno ogni cosa è visibile perché riflette la luce del sole. Basterebbe tenere i fari spenti, spegnere il sole e non vedremmo più nulla.
Questa è la chiave dell’invisibilità: si dovrebbe concepire un materiale che convogli la luce attorno all’oggetto da rendere invisibile, senza mai colpirlo, in modo che non possa inviarci alcuna immagine. Ciò si renderebbe possibile ingegneristicamente con la costruzione di metametalli non esistenti in natura sintetizzando un atomo dopo l’altro, e forzando la luce a percorrere il cammino voluto.

Ma è possibile andare anche oltre.
All’invisibilità spaziale prodotta con i metamateriali viene ora aggiunta la dimensione temporale. Sempre lavorando sulla morfologia del metamateriale si può eliminare (almeno in teoria) una sequenza di avvenimenti dal corso degli eventi. Proprio come tagliare un video durante la fase di montaggio.

L’invisibilità spaziale/temporale non è pura teoria: la sua realizzazione pratica è alla portata dei laboratori di ottica più avanzata. Attualmente ci sono dei limiti di natura fisica e all’attuale tecnologia che non permette di manipolare facilmente la fibra ottica. Ma gli scienziati non disperano di superarli e già qualcuno ha calcolato quali intervalli di spazio e di tempo possono essere resi invisibili.

Caro Bleff, questa non è poesia, romanzo, teatro. E’ scienza allo stato puro.


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Ingegnere. Io sono responsabile di quello che dico, non di quello che capisci tu. (Massimo Troisi)
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