Allarme eolico.


 

   

  

  

  

 

 

 

Già qualche anno fa avevo denunciato il deturpamento dell’ambiente che avrebbe causato la costruzione delle pale eoliche. Ma a quell’epoca si elevavano alte le voci di ambientalisti invasati e ignoranti. Ed ora stiamo assistendo ai primi scempi, alle prime proteste. Ma possiamo e dobbiamo fermarli.

 

L’eolico sta conoscendo una diffusione sregolata. Soprattutto in quelle regioni dove soffia più forte il vento. Sardegna, Sicilia, Basilicata, Puglie, Campania. Ma ahimè conta poco se il vento non è costante e non soffia tutto l’anno con il risultato di avere un crescente numero di pale e poca energia. Tale diffusione è avvenuta nei comuni più indebitati rendendosi disponibili alle risorse delle agevolazioni e allettanti da procacciatori di affari e di aziende, salvo pentirsi perche abbrutiscono il paesaggio, allontanano i turisti, il rumore e il movimento delle pale infastidisce i greggi e le mandrie e fa scappare gli uccelli.

 

Alcune testimonianze.

Enna (Sicilia). Quella che era la provincia di laghi e dei castelli, quella che era la provincia dei grandi siti archeologici, si sta piano piano trasformando in un luogo dove albergano i “mostri eolici” che deturpano l’ambiente e non producono energia elettrica necessaria alla collettività ennese.

 L’appannaggio del 1,5 per cento della produzione di energia eolica, concesso dalle royalities ai comuni per la concessione trentennale dei suoli dove sorgono le pale eoliche è una miseria in confronto al fabbisogno locale, eppure si continua a costruirle. Il problema è che in ogni dove, nel nostro territorio sorgono impianti eolici, non più castelli e laghi, non più anfiteatri greci e tesori del barocco, niente parchi archeologici, ma solo ed esclusivamente pali eolici perché sotto sotto ci sono altri interessi.

Sono sorti e continuano a sorgere come funghi e con il beneplacito della Regione Siciliana che continua a concedere licenze, in barba al dissenso conclamato da comuni cittadini e inascoltati cultori della Soprintendenza ai Beni Culturali. C’è il rischio che la zona nord della provincia venga invasa da altri 35 impianti eolici, da aggiungere a quelli già esistenti.

 

Urbania (Marche): E’ nata una nuova coscienza ambientalista.

Domenica scorsa nell’antica Casteldurante del Ducato di Urbino si è votato per la installazione di 24 pale eoliche. A sorpresa (gradita sorpresa) l’81% della popolazione ha votato contro. Il paesaggio bello, incontaminato dove turismo e agriturismo sono fonte di ricchezza nella zona, hanno avuto ragione sulla speculazione, sui falsi benefici della energia prodotta dalle pale eoliche, sullo scempio del paesaggio.

 

(le foto si riferiscono tutte a paesaggi italiani)


 

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Ingegnere. Io sono responsabile di quello che dico, non di quello che capisci tu. (Massimo Troisi)
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