Precari.

Si sta facendo molto rumore questi giorni attorno ai precari della scuola, e strumentalizzati (compiacenti) da una parte per biechi motivi politici.

 

I fatti.

Per anni certi governi "ideologici" hanno gonfiato a dismisura il corpo docente fin arrivando quasi al paradosso di avere di questo passo un docente per ogni studente. Oggi ci troviamo di fronte ad un corpo docente sproporzionato rispetto alle esigenze didattiche (negli anni passati si era addirittura passato dall’insegnante unico a tre insegnanti alle scuole elementari per occupare il personale docente in esubero) e soprattutto ci troviamo davanti alla impossibilità economica di sommare a settecentomila insegnanti già presenti nella scuola altri duecentomila docenti.

 

Per questi precari si stanno trovando accordi con le Regioni per offrire contratti ai perdenti posto. Ma non basta. La stessa classe politica "ideologica" chiede l’occupazione illimitata.

Giusto, il lavoro è un diritto. Meglio un lavoro fisso, garantito, sicuro, piuttosto che vivere nella incertezza del futuro, nella impossibilità di pianificare la propria vita.

 

Ma siccome siamo tutti figli della stessa nazione perchè non ci mettiamo dentro anche tutti i precari del pianeta lavoro?

 

Infatti è considerato precario anche il lavoro nero, i contratti cosiddetti flessibili (part-time, contratti a termine, lavoro interinale, lavoro parasubordinato). Sono precari i lavoratori stagionali, sono precari tutti i cassa integrati, gli operai in mobilità, tutti quelli che sono stati mandati a fare i lavori socialmente utili, e seguendo la defezione classica di precariato sono anche precari tutti i professionisti, i lavoratori autonomi, i braccianti, i pescatori. Anche il cameriere qui sotto casa.

 

E’ precario mio figlio e mia moglie che hanno un contratto a termine. Allora perchè non chiedere lavoro fisso per tutti e non solo ai precari della scuola.

Si sa questi fanno rumore, notizia, fanno politica. Gli altri che si arrangino.

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Ingegnere. Io sono responsabile di quello che dico, non di quello che capisci tu. (Massimo Troisi)
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